L’anno scorso è uscita la raccolta Piccole poesie di famiglia del polacco Michał Rusinek, tradotta da Linda Del Sarto con la consulenza di Chiara Carminati e illustrata dalla sorella del poeta, Joanna Rusinek. Conosco personalmente Linda, giovane e promettente poetessa e traduttrice (ha appena tradotto una nuova collezione di Wisława Szymborska!). Sapevo che Linda stava lavorando a un libro per l’infanzia e mi ci ero fiondata a pesce il giorno dell’uscita. Con qualche mese di ritardo rispetto a quando avrei voluto parlarne (causa nascita terzo figlio), ecco qualche riflessione scaturita dalla scoperta di Rusinek e una mini-intervista alla traduttrice Linda Del Sarto.

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Sono stata in Polonia solo due volte e l’ho trovata una terra affascinante; i polacchi un popolo sensibile e fiero, temprato dalla sofferenza. Nella letteratura per adulti troviamo mostri sacri come Czesław Miłosz, Wisława Szymborska, Adam Zagajewski e Olga Tokarczuk (quasi tutti premi Nobel, tra l’altro). Riflettevo sul fatto che gli autori polacchi che conosco, da profana, si contano sulla punta delle dita, eppure sono tra gli autori che hanno più profondamente influenzato la mia crescita e la mia formazione.

E la letteratura per l’infanzia? La letteratura polacca per bambini e bambine si è sviluppata secondo una traiettoria simile a quella delle altre letterature occidentali: caratterizzata inizialmente da una forte impronta didatticista e dalla massiccia presenza di traduzioni e adattamenti dal mondo tedesco, francese e anglofono, si è poi affermata come genere autonomo a tutti gli effetti verso la metà dell’Ottocento, grazie ad autori come Klementyna Tańska-Hoffman e Stanisław Jachowicz. Di peculiare c’è che in Polonia l’attenzione all’elemento folklorico e nazionale è stata ancora più marcata che in altri stati europei, in quanto la letteratura, anche quella per l’infanzia, veniva considerata uno strumento vitale per sviluppare e rafforzare l’identità nazionale polacca, costantemente minacciata dallo straniero. Anche per questo motivo, i libri per bambini provenienti da altri Paesi venivano profondamente adattati: i nomi venivano polonizzati e i riferimenti alla storia e alla cultura danese venivano sostituiti da riferimenti polacchi. Un’altra caratteristica della letteratura per l’infanzia polacca è la predilezione per la produzione in versi, che continua ininterrotta fino ad oggi. 

In anni recenti, la Polonia ci ha regalato alcuni best seller mondiali: Mappe di Aleksandra Mizielińska e Daniel Mizieliński, tradotto da Valentina Parisi, una specie di atlante illustrato contenente varie informazioni sui popoli e sui Paesi del mondo. Sempre di ispirazione divulgativa, della stessa coppia sono usciti anche Dai un morso e Da che parte per Yellowstone (entrambi tradotti da Vera Verdiani). Il primo richiama Mappe nella suddivisione per Paesi, ma è incentrato sui cibi e sulle moltissime questioni culturali, storiche, religiose, etc. ad essi legati. Mio marito è un grande fan e passa ore immerso in questi due libri mentre i bambini giocano a Lego! Da che parte per Yellowstone è invece impostato come un graphic novel e segue la storia del bisonte Kuba e dello scoiattolo Ula alla scoperta dei più bei parchi nazionali del mondo.

Cambiando completamente tono, imperdibile è Ho visto un bellissimo picchio di Michał Skibiński (trad. Silvia Mercurio), che nasce come quaderno di compiti delle vacanze dell’allora ottenne Michał, cui la maestra aveva prescritto di scrivere una frase al giorno per migliorare la calligrafia. Era l’estate del 1939, e il piccolo Michał appunta quello che vive e vede quotidianamente: tante passeggiate con fratello, nonno o nonna, mamma o papà (quando è in congedo dal fronte), la scoperta di bruchi, picchi, o vespe, ma in seguito anche avvistamenti di aerei militari, bombe scoppiate non lontano, e altre notizie della guerra. 

Le illustrazioni mozzafiato di Ala Bankroft amplificano le frasi del bambino, già eloquenti nella loro brevità, creando come uno sfondo più ampio che si incupisce piano piano col procedere della guerra.

Il libro contiene anche le riproduzioni del quaderno originale, permettendoci di gustare la calligrafia incerta ma elegantissima del piccolo Michał; possiamo immaginarlo mentre scrive, concentrato come sanno concentrarsi solo i bambini, con la fronte forse un po’ aggrottata, che laboriosamente produce parola dopo parola e cancella, riscrive, corregge, con il cuore gonfio di stupore per il bellissimo picchio, di paura per suono delle bombe, di nostalgia per la mamma rimasta in città.

Un libro di profonda, inaspettata poesia da leggere e rileggere, grandi e piccini.

Di un diverso tipo di poesia è la raccolta con cui abbiamo aperto questo veloce excursus in terra polacca. Il libro è già recensito su Scaffale Basso qui. 

Alle osservazioni di Maria vorrei aggiungere che mi aveva molto colpito la resa in rima, la cui importanza Linda stessa sottolinea nella Nota in postfazione: «Nel processo di traduzione ho ritenuto assolutamente doveroso rispettarla [la rima]. […] Non tenere conto di questi elementi avrebbe dissolto in un colpo solo armonia sonora e scorrevolezza, entrambe fondamentali per i piccoli lettori». Avendo scoperto quanta importanza la produzione in versi ha avuto, anche storicamente, per la letteratura per l’infanzia polacca, l’affermazione di Linda diventa ancora più significativa. 

Conoscendola personalmente, mi è stato facile porre a Linda un paio di domande sul suo “librino”, come lo chiama lei:

«Com’è stato lavorare con Chiara Carminati? Come avete fatto a lavorare in due?»

Collaborare con Chiara Carminati all’inizio non è stato semplicissimo, perché né io né lei avevamo mai lavorato in questo modo: lei di solito traduce o scrive testi propri per bambini/e, ma non aveva mai rivisto testi già tradotti, per di più da una lingua che non conosce come il polacco. Per ogni testo, io le preparavo una versione “letterale” accompagnata da una mia proposta di traduzione poetica, con le rime, etc. Lei mi ha aiutato con il ritmo e la terminologia, ad esempio suggerendo alternative quando un termine non era adatto per i bambini o quando il ritmo poteva scorrere meglio. Abbiamo lavorato insieme, passo passo, su cinque-sei testi alla volta. Alla fine è stata una collaborazione bella e stimolante, perché mi ha insegnato molto su come si traduce per i ragazzi, cosa che io non avevo mai fatto. Ci siamo sentite spesso anche al telefono; anche se non ci siamo mai incontrate di persona (per ora), non è stato mai uno sterile scambio di email.

«Essendo stata la tua prima esperienza di traduzione per l’infanzia, qual è la cosa più importante che ti sei portata a casa?»

Forse sarà banale, ma mi verrebbe da dire che tradurre per bambini di sicuro mi ha insegnato a mettermi continuamente in discussione e ad assumere un punto di vista diverso, ridiventando un po’ bambina. La scelta di un determinato lessico, la necessità (più urgente che mai, per invogliare alla lettura i piccoli lettori) di ricreare un ritmo o una cadenza regolare, la forsennata ricerca delle rime etc., mi hanno confermato che per riuscire nell’intento bisogna saltar fuori dalle righe, e quindi a volte rischiare, in generale, più di quanto si faccia di norma nella traduzione per adulti. Mi sembra ci sia da giocare di più… Perciò forse il senso di responsabilità aumenta. E alla fine solo i ragazzi potranno stabilire se si è fatto un bel lavoro o meno.

Avevate mai pensato alla combinazione rischio-gioco-responsabilità in relazione ad un libro per bambini e bambine? Uno spunto interessante su cui riflettere, mentre ci gustiamo coi nostri piccoli e le nostre piccole le simpatiche poesie di famiglia e, magari, ne inventiamo insieme di nuove sulle nostre famiglie!

Bibliografia:

Monica Wożniak, La scrittura per l’infanzia in Polonia (online)

 


** Parole in ridda ** Una rubrica sulla traduzione a cura di Anna Aresi. Ogni mese,  Anna affronta un tema legato alla traduzione nell’ambito della letteratura per l’infanzia, con un’attenzione particolare ai libri illustrati.

➡️ https://aresitranslation.com

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