Lupo nero di Antoine Guilloppé è un thriller in forma di silentbook che arriva finalmente in Italia per i tipi di Camelozampa. Un libro scarno ed essenziale che parte dalla narrazione atavica della fiaba e dei suoi stereotipi parlanti per farne una storia sorprendente e spiazzante. 

Completamente basato sul bianco e sul nero, il libro racconta del viaggio di un bambino all’interno di un bosco, alle sue spalle… un lupo nero, almeno così ci suggerisce il titolo.

La bidimensionalità e la bicromia delle campiture stese uniformemente creano giochi ottici che sembrano intagliati al laser. Gli scarti cromatici diventano metafora parlante: tutto è bianco o nero, buono o cattivo, forse.

Il bambino, dapprima spensierato tra la neve, varca la soglia del bosco e il ritmo diventa incalzante.

I profili piatti delle figure si alternano in un ritmo binario: quello che è nero diventa bianco, il bianco diventa nero, i movimenti sono insistenti, come i passi decisi del ragazzo nella neve. Il bambino si affretta verso destra, il profilo lupesco segue attento sulla sinistra. tump, tump, tump... ci sembra di sentire.

I pochi attimi di tregua sono dati da alcune pagine disegnate, ci avviciniamo al protagonista, scrutiamo la sua espressione concentrata, le sue impronte… questi istanti più narrativi permettono ai lettori di mettere a fuoco la storia, tralasciando per un attimo il ritmo martellante delle scene.

Il bianco racconta con nettezza sui campi neri e viceversa, eppure contemporaneamente i colori si confondono: l’impressione si fa sempre più netta. Cosa è bianco? Cosa è nero? Gli stessi rami intricati e ricamati sono bianchi o neri? Nella stessa tavola i volumi si scambiano, ma è soprattutto ai confini delle pagine che le figure si intrecciano con effetti stranianti che confondono e richiedono una messa fuoco dell’occhio.

La percezione è di una consapevole confusione, l’illusione ottica ci anticipa, forse, qualcosa della trama.

Il lettore sembra quasi costretto a prendere una posizione netta: è bianco o nero? Non esistono sfumature o vie di mezzo: i primi riguardi lo avevano già messo in chiaro. Ma abbiamo veramente scelta? Il lettore era già stato indotto ad una interpretazione: gliela aveva già suggerita la copertina con il titolo Lupo nero, e quegli occhi minacciosi. Sappiamo già chi è il cattivo. O no?

E in effetti il lupo è sempre nero, sempre piatto, come se non potesse essere altro che piattamente cattivo. 

Il ritmo se possibile si intensifica, ci siamo: il bambino corre, la neve scende sempre più fitta, uno sguardo indietro suggerisce che il silenzio della neve è stato rotto da un rumore. Il lupo ha palesato la sua presenza. Corri. Scappa.

Abbiamo il fiatone. Ce la farà? Ce la faremo? La tensione è alle stelle. Temiamo l’inevitabile.

Ma ad un tratto il lupo diventa bianco: perché?

Lo sciogliersi improvviso della tensione che ribalta nuovamente l’interpretazione della pagina, spiazza e colpisce. I due colori si rivelano coessenziali l’uno all’altro, testimoniando come sia difficile dire con certezza cosa è bianco e cosa è nero. Le anime e le apparenze si scambiano: cane? lupo? amici? nemici? preda? predatore?

Un racconto dal ritmo perfetto, una narrazione senza sbavature che con sinteticità insegna che lo sguardo ha più profondità di quando la superficie suggerisca.

Lupo nero Antoine Guilloppé 32 pagine Anno 2021 Prezzo 16€ ISBN 9791280014122 Editore Camelozampa
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