Tutto comincia da un punto, tutto comincia dall’infanzia, tutto comincia da qualcosa di piccolo che sembra insignificante. Al di là di una metafora molto vera, il libro di Delphine Perret, Tutto comincia da un punto, esplora il disegno, l’atto creativo e la lettura delle immagini a partire proprio dalla consapevolezza che all’inizio c’è un punto o poco più. 

I processi creativi, ma anche i loro risultati vengono smontati e organizzati in coppie o in brevi sequenze che colpiscono per impressività: 

«un punto - due punti - qualcuno - folla - cielo»

Basta poco perché il segno grafico diventi disegno. Disegno e parola giocano insieme: a volte la parola dà un senso al disegno, altre volte il disegno lascia la parola indecisa.

La parola tende a razionalizzare, perché per natura definisce, tuttavia il segno-disegno è plastico e liquido e capace di mutare, basta una riga in più e la «strada» diventa un «campo» e il campo un «pentagramma».

Gli scarabocchi sono solo scarabocchi? La parole se lo chiede mentre il disegno nervoso di muta in una pecora e poi in una capigliatura e poi nel fumo di una casa e poi in un nuvolone. Cambia il segno e cambia la parola, ma può cambiare il segno e la parole rimanere immutata così come il disegno può essere chiamato in modi diversi.

Quante cose può essere un bastone? Una spada, una pistola, una bacchetta magica, un bastone.

Quanti luoghi chiamiamo casa? Una casa, una grotta, il guscio di una chiocciola, il cielo.

Il percorso è ascendente, il punto diventa linea e poi gesto complesso e poi colore. 

Il gioco diventa a tre e basta una macchia che si sposta per aggiungere pensieri e intuizioni: una macchietta rossa riesce perfino a far ridere una linea dritta!

Lo stesso volume diventa un albero o un cavolfiore: è il colore a giocare, provocando l’occhio.

Guardare e leggere diventano più chiaramente azioni che inconsapevolmente si sovrappongono: il nostro cervello, basandosi sull’esperienza e sulla vita, interpreta, racconta, addirittura riempie di colore ciò che è grigio.

Coinvolti nel gioco, quasi non ci accorgiamo che le provocazioni si fanno più sintetiche, il percorso ascendente che tende inesorabile ad una progressione di difficoltà si semplifica però sempre di più nel segno grafico. I colori scompaiono, torna solo la linea e poi il punto: la metafora, la complessità di lettura non è scemata, tutt’altro (!), ma un punto può essere una grande provocazione. Una potenzialità infinita.

L’impaginazione lascia moltissimo spazio al bianco sia per far emergere con evidenza la potenza del segno, ma anche - a mio parere- per invitare il lettore all’azione: ci sono disegni che possono essere completati, folle che possono aumentare, cieli che possono essere colorati, insiemi tematici che possono essere incrementati.

Disegnare si connota, dunque, come la capacità di vedere, immaginare, spaziare, leggere.

Mi immagino questo libro in mano ai ragazzi, magari a quelli che fanno fatica a stare nella propria pelle e che salterebbero come grilli tutto il giorno, ai ragazzi artisti che vogliono scrivere o che vogliono disegnare, perché questo libro è un esercizio di grande lettura, una lettura delle immagini che interloquisce con il proprio lettore, guidandolo in una riflessione sulla potenza delle parole e dei segni, ma anche e soprattutto sulla lettura e la consapevolezza di sé.

Dagli 8 anni.

Tutto comincia da un punto Delphine Perret - Maria Bastanzetti 104 pagine Anno 2020 Prezzo 14,00€ ISBN 9788861896598 Editore Terredimezzo
Commenti
13 Gennaio 2021
Tutto comincia da un punto – Rassegna stampa – Terre di Mezzo

[…] Scaffale Basso, 16 dicembre 2020 […]

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