L’idea alla base di un testo intitolato Le parole che hanno fatto l’Italia mi ha da subito intrigato: da linguista, quale sono, già avevo elencato nella mia mente una serie di parole che avrei considerate imprescindibili nella mia idea di formazione dell’Italia. Sapevo che il testo era orientato a celebrare l’Unità d’Italia (1861), ma ero certa che non sarebbero mancate parole e personaggi che contribuirono a fare l’Italia anche se non immediatamente negli anni precedenti alla sua nascita politica.

Se Dante non avesse scritto la Commedia esisterebbe la lingua italiana? Se Manuzio e le stamperie veneziane non avessero diffuso l’italiano tra i lettori, ci sarebbe stata un’idea di Italia? Se la radio, la televisione e il cinema non avessero parlato agli italiani… E poi, se non ci fosse stato Pinocchio? E il libro Cuore? E perché non parlare dei piatti e delle cucine? E della scuola?

Una prospettiva letteraria e linguistica, certamente, ma davvero così marginale?

Invece il testo concentra la scelta delle parole dal Risorgimento fino al 1861 e in avanti fino alle guerre mondiali e al giorno della Liberazione e la selezione della parole sembra per lo più rientrare in una scelta storico-politica. Naturalmente i criteri entro cui ogni autore decide di circoscrivere il proprio lavoro sono intoccabili e credo che la selezione ridotta di un periodo storico potesse, in effetti, essere un scelta sensata, tuttavia quella che avrebbe potuto essere un’idea molto interessante si piega ad un generalizzato inno monocorde che non restituisce tutte le sfumature di questo periodo così complesso.

La raccolta di parole scelte da Anna Pini e sapientemente organizzate in ordine alfabetico infatti sono una celebrazione più che giusta degli ideali partigiani e un attacco frontale alla dittatura fascista, ma attraverso una scelta cromatica che ho trovato piuttosto semplificata e semplicista. Tutto è bianco o nero: tutti i partigiani furono eroi, tutti fascisti (neanche chiamati italiani) beceri e ottusi omicidi.

Ecco io credo che ai ragazzi si debba raccontare meglio e di più, soprattutto di un periodo storico così cruciale, fondante, dolente.

Le sfumature drammatiche, la furia, la paura, gli errori soprattutto gli errori e gli orrori che tutti commisero vanno raccontati, perché si possano guardare, perdonare e si possa desiderare non farli più. 

Perché non si parla mai del ruolo della Chiesa, ma semplicemente la si denigra, affibbiandole un ruolo filoregime? Fu davvero così? A qualcuno interessa sapere che non è stato così? 

Ho guardato con interesse, recentemente, un cortometraggio dedicato al primo partigiano, Bisagno, perché di lui non si parla mai? E tutti i sacerdoti trucidati da ogni schieramento, perché cattolici? La loro vita e la loro morte non è valsa a nulla? La tortura fu appannaggio solo dei fascisti?

Davvero del periodo fascista non possiamo salvare nulla nella storia della nostra Italia? I confini settentrionali, penso allo scontro con l’Austria, lasciarono ferite in persone che sentivano di appartenere a nazioni diverse…

Certamente, mi si potrebbe obiettare che la scelta di qualsiasi silloge è migliorabile e ampliabile, tuttavia quello che io osservo è una scarsa volontà di mostrare luci e ombre della realtà, anche quella scelta e descritta.

La prospettiva politica a senso unico elimina a mio avviso una sfaccettatura storica, che è nostro dovere offrire ai ragazzi, proprio perché non si abituino ai ragionamenti meccanici e agli slogan, ma sviluppino invece uno spirito critico.

Le persone che credettero in qualcosa che la storia ha sancito aberrante furono tutti “cattivi”? Oggi sentirsi nel giusto dà un grande conforto, ma basta a fare bene e il bene?

L’idea è molto interessante, ma nel testo doveva svilupparsi meglio. 

Interessante l’idea di far seguire ad ogni lemma citazioni tratte da scritture private o carteggi (la Storia è sempre la storia di persone), sarebbe stato più interessante dare voce ad altri.

E voi che parole inserireste nel vostro personale vocabolario d’Italia?

 

Le parole che hanno fatto l'Italia Anna Pini 128 pagine Anno 2021 Prezzo 16,50€ ISBN 978128856678086 Editore Piemme
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