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26 febbraio 2017

Akiko Hayashi: bambini vivi

Dato che il tempo si fa più clemente, oggi vi porto con me in un viaggio in Giappone per conoscere una delle illustratrici più note nel Paese del sol levante, ma sfortunatamente completamente sconosciuta (e di difficilissima reperibilità!) in Italia: Akiko Hayashi.

Complice il mio viaggio in Cina, dove naturalmente è arcinota (come d’altronde in Francia, in Spagna e Inghilterra…), ho potuto portare via con me 3 dei suoi libri, tra cui La prima commissione di Mii-Chan, la sua opera prima, ormai diventato un long seller dal 1973.

Ciò che colpisce delle tavole di questa illustratrice e autrice è la vividezza e la capacità di cogliere la spontaneità degli gesti e degli atteggiamenti del bambini nel loro muoversi nello spazio. Al centro del suo immaginario e della sua riflessione c’è sempre lui, il bambino. Le storie che sceglie di illustrare (spesso dell’autrice Yoriko Tsutsui) o che lei stessa racconta hanno come orizzonte la quotidianità e i grandi eventi della vita dei più piccoli: i giochi con la sorella, il bagno, il viaggio in treno, i giochi pomeridiani in casa, l’attesa di Babbo Natale, un pomeriggio in giardino… ma anche il solo vestirsi alla mattina e giocare con l’asciugamano dopo il bagno diventano il centro narrativo di racconti incantevoli. Le storie che ho qui con me narrano della prima commissione di una bimbetta mandata dalla mamma a prendere il latte nel piccolo negozio di quartiere, della preparazione mattutina in vista di un pic-nic con mamma e papà e di una caccia al tesoro organizzata da una bimba per la sua mamma. È un evento unico quello attorno a cui si svolge la narrazione, spesso sintetica, ma le declinazioni che ne fa l’immagine sono molteplici, rendendo unico ogni semplice avvenimento. Capita così che nel breve tratto di strada da casa al negozio del quartiere la piccola Mii-Chan debba stare attenta ai veloci ciclisti e poi cada nell’impervia salita dietro l’angolo, dovrà poi fare i conti con gli adulti che quasi non la noteranno passandole avanti nella fila per gli acquisti e poi la rincorreranno (spaventandola) per darle il resto. Era solo una commissione in fondo alla strada e si trasforma in un’avventura quasi epica. L’illustratrice mostra di avere la grande capacità di guardare il mondo ad altezza bambino, ma anche secondo la sensibilità del bambino, senza forzature o parodie. Il punto di vista scelto è sempre molto basso (degli adulti a volte non si intravedono che le gambe)  e gli sfondi seguono  la percezione del bambino ora curioso del mondo (con tavole ricche di particolari) ora concentrato su di sé e su ciò che sta facendo (sfondi neutri ed indistinti). Nello stesso tempo non vi è caricatura degli accadimenti banali che diventano eventi per un bambino (il ciclista che corre veloce per strada è “solo” un ciclista), ma i lettori comprendono il sentimento di smarrimento di Mii-Chan, leggendolo nella sua espressione e nel suo corpicino. Io amo molto anche l’ambientazione spesso cittadina ricca di spazi interni brulicanti di vita, una scelta interessante che afferma che la genuinità dell’infanzia si ritrova non solo nel bosco e negli ambienti naturali!

Le linee sottili, i colori morbidi, le ombre appena accennate e il confortante caldo quotidiano che si respira nelle tavole di Akiko Hayashi sono rasserenanti e intensamente infantili.

Speriamo che si possano godere anche in Italia, prima o poi!

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