Qual è il “bordo” dell’estate? Qual è il limitare di un ideale cerchio concentrico il cui centro pulsante è il cuore della vacanza, dell’estate? Cosa succede quando si arriva al confine?

«Un giorno, un’estate, ci sono arrivato»

L’ultimo giorno d’estate è un caldo e limpido racconto che vorrei ognuno potesse leggere, (a maggior ragione) negli ultimi brani assolati d’estate. Il libro ideale per il settembre estivo!

Ciò che mi ha fatto amare, di primo acchito, questo libro è stata indubbiamente una consonanza con il mio vissuto e la mia storia: uno zio che non butta via mai nulla, una casa che si riempie di meraviglie come «fustellatrici per tappi di sughero perfettamente funzionanti», per cui ad ogni teca, ad ogni cassetto e ad ogni svolta nella stanza trovi oggetti che mai avresti immaginato esistessero, così accade anche a casa mia. 

E poi l’arrivo col treno in una piccola cittadina ai limiti del "far west" italiano, dopo un’estenuante viaggio di ore su un regionale con gli scompartimenti e sulla banchina solo lo zio ad aspettare me e mia sorella: il nostro si chiamava Giuseppe, quello dello storia Angelo.

Questo sintonia mia ha chiamato, ma questa storia ha in sé un equilibrio perfetto capace di parlare a tutti.

La storia è quella di un bambino di cui non conosciamo il nome, una storia di molte vacanze che seguono il sole che pulsa caldo e confortante nella sua maglietta gialla. Ogni estate sempre lo stesso viaggio, dallo zio Angelo, in una casa spersa in un paesaggio che ricorda l’entroterra toscano: sole, libertà, pasta al burro, bici, tempo, libri, prugne, zanzare.

Il racconto si dipana sintetico in prima persona, ma si arricchisce poeticamente di slittamenti metaforici che giocano con il tempo, ma anche di dialoghi e sequenze tipici dei fumetti e poi si ferma nel silenzio, bianco silenzio ricchissimo di dettagli che Iréne Bonacina fa parlare eloquentemente.

«Pensavo lì all’immensa estate che mi si stendeva davanti. Così lunga che non ne vedevi la fine nemmeno se ti arrampicavi sugli alberi. Adoravo i giorni che facevano giri lunghissimi per arrivare più tardi alla sera»

Le pagine delicatamente accese dagli acquerelli gialli, azzurri, arancioni e verdi sconfinano nel bianco dei nostri pensieri e dei suoi, respiriamo la libertà o, come dice con esattezza il protagonista, respiriamo «la parte di eternità della mia vita».

Perdersi, vagare, perdersi per scoprire per cosa si è fatti, perdersi per scoprirsi, perdersi per essere più felici. L’estate del ragazzo sembra la descrizione di questo.

«Era là, e non l’avevo mai saputo».

Il mare.

Riuscite a immaginare qualcosa di più inteso e travolgente della prima volta che avete visto il mare?

«Ma non avevo visto l’onda più grande. Quella arrivata dalla spiaggia, a sorpresa»

È un’onda, anzi una bambina che in effetti così come lambisce la riva, così poi si ritrae, lontano inaspettatamente e anche un po’ alla chetichella (stupenda la sequenza illustrata del passaggio!).

Ma se l’hai vista non puoi scordarla: «Non so come ho fatto a ritrovare la strada, dopo».

Il mare può travolgere, quasi annientare, può far dimenticare, far perdere la strada, può impedire di rientrare in se stessi… può forse essere considerato così l’innamoramento? 

Il dolore assoluto in cui cade il protagonista è pari solo alla tenacia con cui tenta di ritrovare la ragazza: giorno dopo giorno egli tenta nuovamente di perdersi, tenta di ritornare a quell’onda che l’ha lambito in una mattina d’estate: ma è così facile perdersi coscientemente? È possibile perdersi con la volontà di perdersi?

«Per farla riapparire così, in un attimo, ho pensato che bastasse ricominciare» 

Che uomo vero è lo zio! Figura adulta rispettosa, non stupida, intelligente e capace di registrare e di accorgersi dei dettagli, capace di leggere il cuore e riparare le bici, ma ugualmente fermo nell’attesa, nel riguardo della libertà.

Poi un giorno, «si sentiva odore di fuochi d’artificio […] Sulla strada calda cominciava a cadere la pioggia. […] Era l’ultimo giorno prima della fine delle vacanze»: eccola.

La storia avrebbe potuto fermarsi qui, in effetti tutti i racconti delle grandi storie d’amore si fermano all’apice e lasciano all’immaginazione e al silenzio la quotidianità, ma questa storia va avanti, fino alla fine dell’estate, appunto.

La descrizione dell’esperienza d’amore è esatta, totalizzante, commovente… il nostro protagonista sente dentro di sé l’amore e cambia, cambia idea, cambia piani, cambia gusti… nella consapevolezza totalizzante che l’amore riempie tutto, anche l’attesa.

«Al ritorno faceva caldo. Gli altri passeggeri dormivano», la vita andava avanti «come se nessuno sapesse che da qualche parte esisteva Ester Andersen». Che mistero! 

Come può la vita scorrere apparentemente felice, come può la vita scorrere senza sapere che tu esisti da qualche parte, tu capace di riempire la vita come il mare?

Regalatelo ai vostri ragazzi (dagli 8-9 anni), ma regalatevelo: è un libro perfetto.

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L'ultimo giorno d'estate, Timothée de Fombelle - Iréne Bonacina - Maria Bastanzetti (traduttrice) 72 pagine Anno 2022 Prezzo 18,00€ ISBN 9781259960542 Editore Terredimezzo
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