Vi parlo oggi di un tema che esula dalla traduzione, ma su cui rifletto da molto tempo e che interessa a molte famiglie: i libri bilingui.

Vorrei prima di tutto ricordare che sono una traduttrice, insegnante di italiano L2 e studiosa con una solida formazione linguistica e che, per la conformazione geografico-linguistica della nostra famiglia, i miei figli sono trilingui. Alla formazione teorica affianco il lavoro con bambini e bambine (di età prescolare o primi anni della primaria) che hanno l’italiano nel proprio repertorio linguistico. Con le bambine e i bambini più piccoli svolgiamo attività ludico-culturali volte soprattutto all’ampliamento del lessico e al raffinamento della pronuncia, mentre coi più grandi, scolarizzati in inglese, ci concentriamo sul trasferimento delle competenze acquisite a scuola alla letto-scrittura in italiano.

Nel mio lavoro con bambine e bambini bi- o plurilingui mi sono spesso chiesta se utilizzare libri bilingui potesse offrire un vantaggio. La risposta breve è che no, per ora non ho trovato alcun vantaggio nel loro utilizzo, nel senso che non mi sembrano offrire alcuno strumento in più o migliore rispetto ad un buon libro che sia scritto solo in inglese, solo in italiano, o in qualsivoglia altra lingua.

La mia riflessione scaturisce soprattutto dall’osservazione del contesto americano in cui ormai vivo da più di dieci anni, un contesto piuttosto autoreferenziale e culturalmente isolato. Se vivete in Italia o in altro Paese europeo, probabilmente la vostra situazione è diversa, quanto meno a livello di consapevolezza linguistica e culturale

(Se vivete al di fuori dell’Europa e del Nord America, lasciate un commento raccontando della vostra situazione locale!)

Le mie osservazioni sono dunque basate soprattutto sui libri che ho visto e letto qui negli Stati Uniti, simili a quelli che si potrebbero trovare in librerie specializzate o biblioteche per ragazzi italiane, ma con combinazioni e priorità linguistiche diverse. Per ragioni storiche e socioculturali, nonostante negli Stati Uniti vi sia una grandissima ricchezza linguistica, la percezione dominante è che l’inglese sia la lingua “ufficiale” (non lo è) e in qualche modo più importante. Dopo l’inglese, la lingua più diffusa in USA è certamente lo spagnolo, nelle diverse varietà regionali, e la combinazione linguistica che si trova più frequentemente nei libri bilingui è dunque inglese-spagnolo (l’equivalente italiano sono i libri in italiano-inglese). 

I libri bilingui, dicevo, secondo me non offrono niente “in più” di un buon libro monolingue. Mi spiego meglio: in buona parte, ciò è dovuto alla carenza di libri bilingui di qualità. Lasciando da parte i dizionari illustrati (anche nella versione più avanzata con le frasi), che meriterebbero un discorso a parte, i libri bilingui più diffusi sono spesso rivolti ai bambini più piccoli, presentano parole singole o frasi brevi e spesso ripetitive, un’assenza quasi totale di narrazione e un’impostazione a specchio (una lingua a destra, l’altra a sinistra, oppure una in alto e l’altra in basso). Sono cioè libri che, verosimilmente, vengono letti solo in una delle due lingue (l’una ad esclusione dell’altra): il lettore che conosce solo l’inglese leggerà solo l’inglese, la lettrice che conosce solo lo spagnolo leggerà solo lo spagnolo. Ma anche una lettrice bilingue andrà spesso a leggere solo una delle due versioni, per evitare la ridondanza. Personalmente, trovo libri di questo tipo degli ibridi difficili da gustare, proprio perché l’unica caratteristica che li definisce è il fatto di presentare le due lingue, spesso senza nessuna cura per gli altri aspetti che fanno un buon libro per bambini e bambine.

Prima di parlarvi di un “celebrity book” bilingue, chiudo questa sezione dicendo che in realtà la questione è molto aperta, oggetto costante di studio e riflessione da parte mia, e ci sono molti altri distinguo che andrebbero fatti. Se vi interessa saperne di più, fatemelo sapere nei commenti e ne parleremo ancora in un prossimo articolo (di libri in lingua originale, dizionari-immaginari, libri multilingui, libri con testo a fronte, e altro ancora). Oppure parliamone a voce in uno degli incontri che terrò per Scaffale Basso nei prossimi mesi!

Addendum

Chiunque abbia avuto a che fare con bambine o anche adulti plurilingui, sa bene che in questi parlanti la commistione linguistica (code-switching) è all’ordine del giorno (ce ne sono vari tipi). Lungi dall’essere arbitraria o il risultato di un “erroneo” apprendimento della lingua, tale commistione segnala invece l’avvenuta assimilazione delle strutture grammaticali delle due lingue, ed è una modalità in cui spesso (non sempre) si esprimono i soggetti plurilingui. 

Per questo motivo, mi piacerebbe vedere libri che riflettano questo modo di esprimersi. Ultimamente se ne trovano esempi in alcune serie TV o in testi per adulti considerati “sperimentali” o “impegnati”, ma credo che sia una strada percorribile anche per testi rivolti all’infanzia

Un passo in questa direzione è – attenzione attenzione! – un libro firmato da Jennifer Lopez. Ebbene sì, come ogni celebrity che si rispetti, anche JLo ha scritto un libro per bambini: Con Pollo. Anche in questo caso, il testo è ripetitivo e si sviluppa in modo binario, però comincia a integrare l’inglese e lo spagnolo in modo potenzialmente interessante:

Traduco l’inglese mantenendo lo spagnolo: «Vuoi andare in spiaggia o andare a la playa con Pollo?». L’intento didattico è palese: il sintagma in spagnolo è immediatamente identificabile grazie al colore rosso, e si capisce che ci stanno dando la traduzione spagnola di quando detto prima. Ma c’è dell’altro. Prima di tutto, c’è un tentativo di narrazione, perché il libro segue la giornata di Pollo, ma soprattutto c’è l’elemento di contesto linguistico-culturale, poiché la prima frase enunciata in inglese diventa spagnola non arbitrariamente, ma perché adesso sei «con Pollo», che si presume parli spagnolo, e quindi il contesto diventa ispanofono. 

Mi aveva colpito moltissimo una volta sentir leggere questo libro in biblioteca da una tata ispanofona alla bambina anglofona che accudiva. Quando poi la tata si è girata a parlare con le sue amiche tate, parlavano esattamente così, “code-switchando” dall’inglese allo spagnolo e viceversa: non c’era soluzione di continuità linguistica tra la lettura e la chiacchiera.

A mio parere un libro come Con Pollo sarebbe un buon testo bilingue se la seconda parte esprimesse un’azione diversa, proponendo effettivamente una scelta ed evitando la ridondanza. Ad esempio (invento): «Vuoi andare in spiaggia oppure a surfear con Pollo?», «Do you want to go to the playground or a casa con Pollo?».

Poiché le frasi sono così brevi, le illustrazioni integrano il testo e l’adulto medio americano mastica un po’ di spagnolo (così come l’adulto medio italiano mastica un po’ d’inglese), la comprensione non sarebbe un ostacolo insormontabile e nella peggiore delle ipotesi un dizionario online è sempre a portata di telefono. Un libro così, a mio avviso, sarebbe molto più vicino alla realtà orale di più parlanti di quanto immaginiamo (in varie combinazioni linguistiche), e potrebbe risultare intrigante per il lettore monolingue che non riconosce immediatamente una parte del testo. 

Che ne pensate? Raccontatemi le vostre esperienze coi libri bilingui e continuiamo la conversazione!

 


*Anna Aresi è traduttrice, insegnante e mamma di figli trilingui. Per Scaffale Basso cura Parole in ridda, una rubrica dedicata alla traduzione dei libri per l’infanzia. Residente da tempo negli Stati Uniti, lavora da anni con famiglie plurilingui e segue bambine e bambini
nell’apprendimento dell’italiano fuori dall’Italia.

 

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