Qualche mese fa avevo condiviso su Facebook un’animazione de Le favole al telefono di Gianni Rodari realizzato dall’Istituto italiano di cultura di Washington, e una mia amica russa aveva subito commentato: «Ah, Rodari! Lo leggevo sempre quando ero piccola». Con sorpresa e curiosità ho approfondito la questione e, grazie anche ai numerosissimi libri e studi editi e riediti nel 2020 per il centenario della nascita di Rodari, mi sono messa a fare il giro del mondo in groppa ai libri del nostro Gianni. Questa è la prima puntata di un viaggio che ci porterà in Russia, negli Stati Uniti e infine in Cina, esplorando la traduzione e più in generale la ricezione di questo autore in disparati angoli del globo.

Francobollo con Cipollino emesso in Russia nel 1992. Fino al 2020, era stato l'unico francobollo al mondo ispirato a Rodari.

Francobollo con Cipollino emesso in Russia nel 1992. Fino al 2020, era stato l'unico francobollo al mondo ispirato a Rodari.

In un libro recente che ho trovato molto interessante e istruttivo, Cipollino nel paese dei Soviet, la studiosa e traduttrice Anna Roberti traccia la storia del successo di Rodari nell’allora Unione Sovietica. Come suggerito dal titolo, Cipollino ebbe un grande successo «nella terra dei Soviet». Anche la mia amica, cresciuta a Mosca negli anni Ottanta, mi ha poi raccontato che il suo primo ricordo legato ai libri è suo papà che le legge proprio Cipollino: «Mi piaceva un sacco e mi sembrava che il pomodoro rosso fosse cattivo, mi dispiaceva per le ciliegine e poi il coraggioso Cipollino salvava tutti. Era bello che frutta e verdura fossero animati. Era memorabile. E poi avevamo anche un bellissimo cartone animato».

Edizione russa de Le avventure di Cipollino (Priključenija Čipollino), 1955

Edizione russa de Le avventure di Cipollino (Priključenija Čipollino), 1955

Roberti ci racconta che il personaggio di Cipollino era stato creato da Rodari per Il Pioniere, un giornalino legato al PCI, fondato nel 1950 e diretto dallo stesso Rodari insieme a Dina Rinaldi. L’anno successivo, Rodari compie il primo viaggio in URSS. In quegli anni lo scrittore era conosciuto in Italia soprattutto negli ambienti più di sinistra: non aveva ancora “sfondato” a livello nazionale, cosa che sarebbe successa un po’ più tardi anche grazie al passaggio ad un editore importante come Einaudi. Questa prima volta, dunque, Rodari si reca in URSS non in veste di scrittore per bambini, bensì di giornalista e intellettuale al seguito di una delegazione ufficiale. Alla fine del viaggio, però, fa dono ai russi di alcune copie dei suoi libri, ed è con questo gesto che avrà inizio a un rapporto di amicizia e stima reciproche con i piccoli lettori e lettrici dell’Unione Sovietica. 

Google doodle uscito il giorno del centenario della nascita di Rodari, il 23 ottobre 2020. Era visibile sono in Italia, Grecia, Russia, Lituania, Bulgaria e Ucraina.

Google doodle uscito il giorno del centenario della nascita di Rodari, il 23 ottobre 2020. Era visibile sono in Italia, Grecia, Russia, Lituania, Bulgaria e Ucraina.

Secondo Roberti, il grande successo riscosso immediatamente da Cipollino in URSS ha generato il falso mito che Rodari fosse all’epoca bellamente ignorato in patria mentre veniva celebrato all’estero. In realtà, la studiosa documenta che negli anni Cinquanta anche in Italia il poeta era noto come autore di Cipollino, solo che in Italia la fama delle opere successive avrebbe oscurato quella di Cipollino. In Russia, invece, questo non accadde.

In Unione Sovietica, comunque, non venne tradotto solo Cipollino. Anzi, i primi testi di Rodari comparsi in russo sono quindici filastrocche tradotte dal poeta Samuil Maršak per la Literaturnaja gazeta (una rivista letteraria) del 22 novembre 1952. In Russia la traduzione dei testi poetici è considerato un affare molto serio, ed è pratica tuttora diffusa che le traduzioni vengano svolte da coppie di traduttori e poeti: i primi forniscono una traduzione letterale del testo, i secondi provvedono a “mettere in poesia” i testi stessi. La stessa cosa avvenne per i testi di Rodari: Maršak conosceva un pochino l’italiano, ma la prima versione dei testi di Rodari fu probabilmente effettuata dall’italianista Zlata Potapova, poi versificata da Maršak. Questi era un poeta molto noto e rispettato, il che diede senz’altro risalto i primi versi di Rodari che entravano in URSS. Peraltro, è di una Maršak poesia intitolata Da dove è venuto il tavolo?, che probabilmente ispirò la celeberrima Che cosa ci vuole (Ci vuole un fiore) di Rodari.

Locandina del film Cipollino del 1973, diretto da Tamara Lisician. All'inizio del film compare anche Rodari.

Locandina del film Cipollino del 1973, diretto da Tamara Lisician. All'inizio del film compare anche Rodari.

Maršak a parte, i piccoli lettori sovietici si trovarono subito in sintonia con le storie e le filastrocche di Rodari. Secondo Marcello Argilli, citato da Roberti, i testi di Rodari «scoppiano […] come una bomba di fantasia e divertimento nella letteratura sovietica, molto pedagogica e moralista» (Marcello Argilli, Gianni Rodari. Una biografia, Einaudi, Torino 1990, pp. 84-85). Nel corso dei decenni, le opere di Rodari verranno tradotte in tutte le ottanta lingue dell’Unione Sovietica e distribuite in milioni di copie.

Non solo Rodari piaceva ai bambini sovietici, ma anche lui si trovava molto bene con loro. In tutte le sue visite successive, Rodari passò sempre molto tempo con bambini e bambine: nelle scuole, nelle case dei pionieri, in città, in villaggi, nel centro come nelle periferie dell’URSS. Spesso questi incontri si svolgevano “a porte chiuse”, cioè senza altri adulti a parte l’interprete (anche se Rodari un po’ di russo lo masticava), in modo che le conversazioni potessero essere il più libere possibile. Stando alle testimonianze, il poeta e scrittore raccontava e inventava storie insieme ai bambini, li ascoltava, li registrava, traeva ispirazione dalle loro esperienze con il mondo naturale e la sfera del magico.

Ho sentito spesso dire, a volte scherzosamente, altre meno, che il comunista Rodari doveva “per forza” piacere in Unione Sovietica, e mi chiedevo se e quanto ciò potesse essere vero. In realtà, la breve incursione nel mondo del “Rodari russo” mi ha permesso di capire che, sì, certamente la militanza politica di Rodari lo aveva aiutato a intessere rapporti con l’URSS, ma a parte questo allaccio iniziale, le storie di Rodari avevano fatto genuinamente breccia nel cuore dei bambini e delle bambine sovietici di allora e russi di adesso, che non per niente continuano a leggerlo, apprezzarlo e trovare nelle sue opere risonanze sempre nuove. Il centenario del 2020 ci ha dato più occasioni di scoprire e riscoprire che un autore che, forse, pensiamo tipicamente italiano, viene già da tempo apprezzato anche da bambine e bambini di luoghi e culture che non ci aspetteremmo. 

 

A chi volesse approfondire, consiglio il libro di Anna Roberti, Cipollino nel paese dei Soviet. La fortuna di Gianni Rodari in URSS (e in Russia), Lindau, 2020.

 


** Parole in ridda ** Una rubrica sulla traduzione a cura di Anna Aresi. Ogni mese,  Anna affronta un tema legato alla traduzione nell’ambito della letteratura per l’infanzia, con un’attenzione particolare ai libri illustrati.

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