«A mezzogiorno dell’11 settembre del 1973 il palazzo de La Moneda di Santiago del Cile fu bombardato da aerei della Forza Armata. Finiva così il governo del presidente Salvador Allende e iniziavano diciassette anni di una violenta dittatura […].  Solo con il ritorno della democrazia il mondo intero ha potuto conoscere la dimensione della violenza esercitata dal regime…»

Tra le vittime possiamo contare 34 bambini minori di 14 anni: Niños è una raccolta poetica della cilena María Ferrada che, con le illustrazioni di María Elena Valdez, li ricorda.

In questi giorni ci prepariamo a riflettere e ricordare la violenza disumana della Shoah, eppure, dopo allora, tante storie ci ricordano che le violenze sulle persone e sui bambini non sono finite in un tempo lontano, ma continuano a perpetuarsi.

L’introduzione di questa raccolta accenna brevemente ai fatti e si domanda:

« Era possibile? Davvero era successa una cosa simile?»

Non c’è spazio per commenti, perché certi avvenimenti lasciano semplicemente senza parole. La poesia e le immagini cercano di rendere onore a questi bambini scomparsi o meglio uccisi, come ci ricorda, senza giri di parole, la postfazione nella quale i nomi di questi bambini e la loro età vengono impressi.

“Bambino” e “assassinato” sono due parole che difficilmente si riescono a leggere una di fila all’altra, perché l’impressione che se ne ha è di grandissimo sgomento, eppure credo che in situazioni come questa - ma come in qualsiasi altra - è più che mai importante che le parole siano precise e Alice, Carmen, Soledad, Hugo, Paola, Marcela, Luz, Nadia, Francisco… sono stati effettivamente assassinati.

Nei componimenti non c’è traccia di paura, strazio, dolore, violenza... le poesie si immaginano di descrivere questi bambini, osservandoli, raccontandone passioni e giochi… ci sono solo loro, forse il modo migliore per rendere loro omaggio.

La poetessa cerca senza dubbio una consonanza tra l’età del bambino e il contenuto esperienziale, raccontato nella poesia, proprio ad evitare ogni celebrazione retorica a priori, ma mostrando un reale interesse a raccontare la storia particolare e unica di ognuno.

Paola, morta assassinata ad appena tre mesi, è descritta con questa poesia: 

«Per la prima volta ha visto un insetto. 

Ed è così contenta che per tutta la mattina 

il suo cuore non ha mai smesso di ronzare»

Lutz assassinata ad un mese:

«Quando crescerà sarà una collezionista di suoni: 

le foglie e il vento,

i passi del suo papà quando sale le scale, 

la nascita dei germogli nelle fioriere, 

il canto con cui la nonna la addormenta.

[…]»

Le poesie, come istantanee raccolte casualmente, colgono questi bambini in una vita che è semplicemente quella dei bambini, senza che nessuno abbia il sentore di una tragedia imminente. Sono poesie che parlano di paura del buio, di giochi, di pensieri di gite, di erba, di letture, di giocattoli, di barche di carta e di desideri … sono poesie che hanno come orizzonte il futuro che è la proiezione naturale della vita.

La luce sembra essere un filo conduttore che lega tutte le poesie come un filo giallo di speranza, che attraversa immagini che, comunque, di per sé non hanno niente di cupo.

Il bello di questo libro è che, se si leggono le poesie senza sapere cosa c’è celato dietro a queste righe, l’impressione è solo di spensierata gioia, di vita… contempliamo tante scenette quotidiane che non avremmo saputo descrivere meglio di come abbia fatto la poetessa cilena.

Solo l’ultimo (?) componimento forse lascia una traccia linguistica di quello che avrebbe potuto essere e che non è, nell’uso di quel condizionale, che lascia traccia di un dolore incolmabile:

«Sergio [assassinato a 11 anni ndr.]

In primavera deciso di seminare un vaso di parole.

Avrebbe innaffiato con cura il seme. 

Sarebbero passate le stagioni. 

Le avrebbe guardate fiorire»

Sembrerebbe tutto finito ma il libro non si conclude con questa angoscia, perché dopo la lapide cartacea dei nomi dei protagonisti, in una pagina illuminata dall’azzurro del cielo, arriva un’ultima poesia a donare un piccolo spaccato di speranza: Paolo è un bambino ritrovato che, seppur orfano, ha potuto conoscere la sua dolorosa verità.

Queste poesie sono un prezioso tributo quanto straziante (alla consapevolezza del lettore) ad una infanzia brillante e vibrante che si spezzò d’un tratto.

Questa raccolta di piccole storie poetiche rimane assolutamente godibile alle orecchie dei bambini a cui si possono leggere le composizioni con libertà e con semplicità, anche se forse ciò che è nascosto dietro a queste pagine che andrà filtrato in modo adeguato al lettore che ci troviamo di fronte.

Niños, Edicola María José Ferrada - María Elena Valdez - Giulia Giorgini (traduttrice) 78 pagine Anno 2021 Prezzo 18,00€ ISBN 9788899538613 Editore Edicola
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