I due preziosi volumi di Lafcadio Hearn arrivati quest’anno in Italia, accompagnati dalle sontuose illustrazioni di Benjamin Lacombe, regalano ai lettori un affresco composito e ricco della cultura e del folclore giapponese.

La raccolta e la descrizione degli spiriti nipponici corrispondono ad un filone narrativo che, a partire dal libro leggendario chiamato Hakutaku, è rimasto molto fiorente.

Quello che ci regalano questi due volumi (Storie di fantasmi del Giappone e Spiriti e creature del Giappone), tuttavia, è un’esperienza intensa perché gli spiriti e i demoni -  gli yokai - che si avvicendano in queste pagine si presentano attraverso i racconti e le trascrizioni che l’autore, l’irlandese Lafcadio Hearn (1850-1904), raccolse e documentò con grande passione. 

Il genere è assai affine alle fiabe occidentali e ne mantiene il carattere simbolico ed esemplare, tuttavia le figure che animano queste pagine sfuggono ai canoni occidentali, ponendo il lettore in una curiosa e affascinante posizione di contemplazione.

In questa prospettiva Benjamin Lacombe, è stata la scelta più appropriata, perché le illustrazioni dense e sensoriali dell’illustratore francese impongono una solennità  iconica e nello stesso tempo comunicano un pathos quasi viscerale che è un riflesso coerente e appassionato di quel mondo lontano.

Al centro di queste storie e questi drammi troviamo gli yokai che non sono semplicemente interpretabili come divinità buone o cattive, sono spiriti o demoni - ma intesi con accezione neutra. Gli yokai sono emanazioni spirituali, affini ma non sovrapponibili alle divinità, sono demoni che, come le volpi, possono essere dispensatrici di favori e buona sorte, ma anche responsabili di tremende possessioni demoniache.

Yuki-onna, ad esempio è sposa e madre perfetta e premurosa, salvo rivelarsi una venditicativa e terrificante demone della neve. 

La voce armoniosa di Lafcadio Hearn ci accompagna in queste storie, dove le stesse credenze sono spesso contraddittorie e mostrano con chiarezza le ramificazioni e gli accenti che le tradizioni orali assumono nella circolazione tra il popolo. La sensazione del catalogo narrativo lascia spazio a pagine letterarie dense e profumate: storie d’amore, di dolore, grandi scontri, battaglie, piccoli screzi quotidiani, grandi gesti che si rivelano in occasioni spartane, invidia, morte…

È stupefacente notare come i miti e le credenze giapponesi trovino echi nelle tradizioni di tante culture, da quella cinese (da cui moltissimi yokai derivano le proprie origini) fino a quella greca (Proteo viene associato alla capacità mutaforme della volpe).

L’incostanza è forse il tratto che più accomuna le diverse divinità:

«ma siccome non è umana, i motivi e i sentimenti che la animano non sono quelli degli uomini, bensì quelli dei folletti, è difficile evitare di incorrere nel suo malcontento».

Il lessico, che appare ricercato ma che è semplicemente ottocentesco, risuona nelle orecchie del lettore contemporaneo con una ricchezza ormai perduta.

La lingua si intreccia inevitabilmente con parole giapponesi e questo regala scorci di rara bellezza, perché spesso le parole intraducibili mostrano alcuni dettagli che “solo” gli occhi giapponesi hanno voluto racchiudere in una parola come ad esempio yuki-akari (‘la luce della neve’).

L’asciuttezza fiabesca si fa racconto filtrata dall’occhio occidentale, stupito più che preoccupato di dare conto di tradizione che gli appartiene. Le forme che assume la lettura di Hearn sono varie: i racconti posso semplicemente trascrivere storie ascoltate, o lette, ma possono anche includere osservazioni sullo spazio e sui viaggi dell’autore o approfondimenti e spiegazioni relative a culti e credenze folcloristiche, come nel caso dei racconti dedicati alla volpe (Inari) o nel caso delle testimonianze raccolte direttamente di incontri ravvicinati di uomini e divinità (come nel caso del bambino piccolo scomparso per due giorni e probabilmente portato nel bosco da una piccola volpe che voleva giocare!).

«A ogni ciglio di strada in ogni antico brolo, in cima a quasi ogni collina e alla periferia di ogni villaggio, se si è in viaggio nel contado di Hondo è dato scorgere un piccolo santuario Shintō che ha, davanti o ai lati, volpi di pietra in posizione assisa. Di norma sono due, affrontate. Ma possono anche essere una dozzina, una ventina, o varie centinaia, in tal caso le statuette sono quasi sempre minuscole»

«nei miei ricordi di viaggio giapponese queste sagome sono, in quanto tratto pittoresco, una presenza inderogabile».

I sogni sono lo spazio entro cui naturale e sovrannaturale si incontrano in sconfinamenti quasi inconsapevoli, ma anche la natura appare come territorio reale in cui questo scambio/incontro avviene: come, ad esempio, nella storia dello Jiu-roku-zakura dove è un samurai a donare la propria vita per un ciliegio.

«Ma il Jiu-roku-zakura sboccia grazie ad una vita che non è la sua»

L’amore per le creature del mondo naturale, come racconta la storia d’amore di Aoyagi, salice piangente fattosi fanciulla e poi ritornata alla sua “natura”, testimonia il legame che intreccia il mondo ordinario e quello straordinario. Il tema del soccorso tra spiriti e uomini si declina nel ricorrente tema del sacrificio, forza potentissima capace di convogliare e sconfiggere anche i destini più ineluttabili:

«S’inchinò davanti all’albero seccato e gli parlò, dicendo: “Ora degnati, ti supplico di fiore ancora una volta, perché io morirò al posto tuo”(È credenza comune che con il favore degli dei si possa veramente dare la propria vita per un’altra persona o una creatura o perfino un albero trasmettere così la propria vita si indica con l’espressione migawari ni tatsu, agire come sostituto)»

I volumi si leggono d’un fiato, perché il gusto è talmente intenso che difficilmente vorrete uscire da quelle pagine e dai quei mondi e le illustrazioni di Lacombe danno vita a quegli spiriti con una vividezza percepibile (avete letto l'intervista ce mi ha rilasciato a riguardo?!).

L’impaginazione, la scelta della font, le illustrazioni perfette, l’edizione telata, i capolettera, i sigilli alla fine dei singoli racconti… tutto concorre a comunicare un’esperienza di grazia perfetta senza sbavature che si percepisce anche solo sfogliando queste pagine (in questo senso, le note dell’autore, collocate in fondo, sono scomode, ma coerenti!).

Due raccolte stupende, da leggere dai 9 anni fino ai 99 e oltre.

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Storie di fantasmi del Giappone Lafcadio Hearn - Benjamin Lacombe - Ottavio Fatica e Margerita Botto (traduttori) 208 pagine Anno 2021 Prezzo 25,00€ ISBN 9788867225842 Editore L’ippocampo
Spiriti e creature del Giappone Lafcadio Hearn - Benjamin Lacombe - Ottavio Fatica e Margerita Botto (traduttori) 208 pagine Anno 2021 Prezzo 25,00€ ISBN 9788867226498 Editore L‘Ippocampo
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