Creature impossibili è il nuovo romanzo di Katherine Rundell, penna davvero felice, e l’impressione che si ha, all’ingresso di questo libro, crea molte aspettative come era immaginabile.

Una mappa misteriosa e Il Bestiario del guardiano - una sorta di breve legenda di esseri straordinari (dal centauro all’Al-miraj, dall’ippocampo al kludde…) - accolgono i lettori, invitandoli ad entrare nel libro. 

Quale occasione più ghiotta di quella di visitare un continente inaccessibile e abitato da creature magiche?

La costruzione narrativa è sapiente: l’incipit è in medias res e crea immediatamente una tensione, contrapponendo uno sfondo quotidiano anche se magico (la protagonista riesce a volare!), alla presenza celata e violenta di un assassino.

«Era proprio una bella giornata, finché qualcuno non cercò di ucciderla. Era tornata a casa in volo dalla foresta… […] In cucina la prozia Leonor aveva brontolato per le sue mani gelide e le aveva appena preparato una tazza di cordiale caldo, quando qualcuno bussò alla porta. Era l’assassino»

L’elemento irrazionale, dentro una costruzione che ogni lettore prevede ragionevole e accogliente, ingaggia subito il lettore che non smetterà di leggere!

Le ragioni per non mollare il libro, dunque, sono fin da subito sovrabbondanti e la costruzione dettagliata del mondo narrativo, che è una dote unica dell’autrice, avvinghia il lettore.

Tuttavia, ad un occhio attento, alcune soluzioni narrative appaiono più furbe che coerenti e pur, accordando all’autrice la propria fiducia, non si può non sentire una fastidiosa fretta serpeggiare tra le righe, come se alcuni passaggi fossero inspiegabilmente affrettati.

Facciamo un passo indietro.

«Esiste un luogo segreto, nel nostro mondo - che ci è stato nascosto perché fosse al sicuro -, dove tutte le creature del mito vivono e prosperano ancora. I suoi abitanti lo chiamano l'Arcipelago. Sono trentaquattro isole, alcune grandi come la Danimarca, altre piccole come la piazza di una città. Su queste isole si trovano migliaia di creature magiche, che crescono i loro piccoli, invecchiano, muoiono, e poi tutto si ripete dal principio. È l'ultimo luogo magico ancora esistente.»

Il mondo magico però sta scomparendo, è ammalato e muore dappertutto: le creature mitiche iniziano a scomparire, cambiano le abitudini, sconfinano ed entrano in contatto con il mondo degli umani, attaccano dove non erano mai state presenti… questo viene imputato alla perdita progressiva della magia, la glimourie, che innerva come linfa il mondo magico e che si affievolisce, facendo ammalare e morire ogni creatura magica.

A fronteggiare questo stillicidio c’è una ragazza dodicenne, Mal, dal carattere tutt’altro che accomodante e con un passato infelice - è orfana e anche la prozia che si prende cura di lei nelle prime pagine verrà assassinata. Mal scoprirà presto di essere niente meno che l’Immortale, ovvero quell’essere che rinasce da migliaia di anni e che è responsabile della custodia, della memoria e della tutela del mondo magico, nascosto ai margini del mondo conosciuto dai viventi (umani).

Ad accompagnarla in questa avventura un altro ragazzo, orfano di madre, della stessa età, Christopher, che scoprirà di essere l’erede guardiano dei passaggi tra il mondo degli umani e il mondo delle creature fantastiche. Quello a cui assistiamo è un viaggio di formazione e un’impresa disperata di salvataggio della magia, tra le creature più magiche che potreste immaginare. Il ritmo è imbrigliato in modo magistrale dalla Rundell, ma alcuni passaggi - come dicevo - appaiono frettolosi.

Per quale ragione un ragazzino si lancia in una avventura pensando di avere la capacità di fronteggiare un assassino? Per quale ragione i due protagonisti non chiamano nessuno in loro aiuto, pur essendo circondati da adulti? La decisione di Anja di uccidere l’Immortale per nascondere la crudeltà del bisnonno e il suo commuoversi perché è una bambina… non regge!

Altri passaggi sono esplicitati attraverso dichiarazioni che appaiono come prese di coscienza, ma che sembrano tematizzare un nucleo narrativo più che permettere uno svolgimento reale della vicenda. Questo è evidente soprattutto nella contrapposizione infanzia/adulti che ci viene ricordata frequentemente con dichiarazioni che ci invitano a non sottovalutare i bambini, a non dare ordini ai bambini…

«“So perché ti dava la caccia. Quella creatura dentro il labirinto… vuole che tu, e ogni altro Immortale, restiate sempre giovani. Pensa che i bambini siano degli incapaci”»

«“Niente adulti. Nessuno che ci dica cosa fare”»

«“I bambini sono stati sottovalutati per centinai di anni. Perché proseguire questa noiosa tradizione?”»

Anche il peso che cala sulle spalle della protagonista ha dei tratti di onnipotenza che paiono un po’ calcati:

«“Prenderò la pozione e ricorderò il percorso da seguire nel labirinto. Ne raggiungerò il centro, al buio, troverò la creatura malvagia che ha mandato quell’uomo a cercarmi… e la distruggerò. […] Non permetterò che nient’altro vada perduto”»

Dentro questo mondo magnificamente costruito, la parabola narrativa appare da subito scontata e prevedibile, e tutto il pathos creato fin dalle prime righe si tramuta in un finale affrettato che non soddisfa l’enfasi creata.

Le premesse che sia un romanzo avvincente ci sono tutte e non è che non ci sia bellezza in questi capitoli, non è che non ci sia avventura, non è che non ci sia una buona narrazione (eccellenti le chiuse dei capitoli, i titoli, la toponomastica…), ma la traccia sotterranea rimane prevedibile e io mi sono annoiata, dopo poco.

In questa prova - io credo - manchi un quid capace di intrecciare tutti i vari elementi in modo realmente inaspettato, o meglio credo che questa storia avesse bisogno di più volumi per poter essere raccontata con la calma che necessitava.

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Creature impossibili Katherine Rundell - Mara Pace (traduttrice) 408 pagine Anno 2023 Prezzo 17,00€ ISBN 9788817181808 Editore Rizzoli
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