Il fiore ritrovato è un silentbook, opera prima di un talentuoso Jeugov (alias Jacopo Riva), che debutta sugli scaffali per i Topipittori (!).

Riesco a immaginare il perché i Topipittori abbiano investito su questo autore al suo esordio, perché l’impressione che si ha, nello sfogliare questa storia, è di trovarsi di fronte a illustrazioni originali, autentiche e significative.

Ciò che colpisce immediatamente è infatti l’impatto visivo: uno stile grafico, che sceglie una linea geometrica e colorata, creando degli effetti visivi che giocano con l’opposizione cromatica del bianco e del colore, in un gioco di contiguità presente-assente che fa vibrare, all’occhio, le immagini. I colori utilizzati sono volutamente pochi, tutti però dialogano con il bianco e gli stacchi netti che trasformano il verde in bianco, il bianco in verde, il nero in bianco e il bianco in nero creano un effetto visivo tale per cui la pagina sembra pulsare. Le linee si organizzano in volute che descrivono i movimenti e sembra quasi di trovarsi di fronte alla traduzione grafica dei cieli e delle nuvole che Van Gogh disegnava sopra i campi di grano. Ugualmente le linee fitte bianche e nere, alternate in verticale e orizzontale, creano campi d’erba ondeggianti, in un movimento che sembra riprodotto dal vento. La linea curva dialoga con la linea dritta, ma a dirigere e contenere la composizione è lo spazio bianco che ha un ruolo attivo nel delimitare e scolpire i volumi con nettezza, quasi “da cesoia”, sebbene alcune linee curve riescano comunque ad esondare. Questo movimento continuo crea immagini dal forte impatto che, a volte, quando l’inquadratura si fa ravvicinata al soggetto, perdono quasi la loro capacità descrittiva e chiedono al lettore di allontanarsi per poter cogliere il disegno e il senso oltre al movimento della linea.

La storia intreccia al suo interno diverse suggestioni: dalla narrazione green alla fiaba, dalla celeberrima storia del gigante egoista di Oscar Wilde a Renate Schupp e il suo fiore giallo, dalle suggestioni che Il giardino segreto ha saputo destare nell’immaginario collettivo fino alle più recenti riletture come in Tutta la forza di un fiore.

I fiori, nella loro fragilità, sono sempre stati il simbolo di una resistenza tenace capace di cambiare il cuore indurito delle persone e degli egoisti: lo stesso accade in questa storia.

Seguiamo tre ragazzini felici e spensierati, in una giornata che immaginiamo estiva, pronti, nei loro piani, a godersi una giornata nella loro casetta sull’albero. Ma, sul bianco nitido e piatto della pagina, ecco arrivare il “cattivo”, nero e saltellante, con una gioia quasi demoniaca che è quella di guastare i piani altrui.

Proprio come nelle fiabe i gesti non obbediscono alla legge della verosimiglianza, ma sono convenzionali: basta una mano che esce da un cespuglio per segare in un attimo il tronco del grande albero che custodisce la casetta tra le sue fronde.

In un universo multilineare e geometrico, i protagonisti si muovono liberi e portano avanti la storia avanzando alla ricerca delle ragioni che hanno guidato la loro nemesi a privarli della loro gioia. Attraverso i campi, attraverso un fiabesco bosco di rovi spinosi, fino ad una casetta nera che tutto è tranne una reggia, ecco che tra il nero e lo sporco spicca una foto verde che racconta il vero animo – perduto – dell’abitante della casa: un giardiniere che chissà per quali strade ha smarrito il suo fiore e con esso il suo cuore.

Le sequenze che guidano la storia hanno caratteristiche che ricordano i fumetti o le sequenze cinematografiche con dettagli staccati dal quadro generale e messi in sequenza a evidenziare un rumore, un dettaglio di luce, un gesto…

I bambini cercano in paese il fiore della fotografia misteriosa ed ecco apparire il terzo colore, l’arancione, che non a caso è secondario, come il verde.

Il gesto della semina, come il gocciolare regolare di un rubinetto, instilla nel mare dei rovi una bellezza che docile come il giunco dantesco supera e vince quell’ostilità, quella burberità delle spine che forse è specchio fiabesco del suo proprietario.

La forza nella debolezza, la forza nell’aleatorità del profumo che vince persino le forbici affilate è una metafora interessante di come la bellezza possa vincere in fondo anche i cuori più induriti. Con un passaggio dal bianco al nero o meglio dal nero al verde anche il nostro cattivo giardiniere si trasf nel giro di una pagina.

Il cambiamento - come in ogni fiaba che si rispetti - è immediato e radicale.

Ma la storia non si chiude solo con il ravvedimento dell’antagonista, ma è come se ci fosse bisogno di un momento per ricucire e fare ammenda del male compiuto: il rosso si fa carico di questo processo, un rosso personificato da un’italianissima Ape, che trasporta i ragazzi, il giardiniere ritrovato, semi, fiori, frutti e piante verso un campo da far rinascere.

La sequenza di immagini che descrive i protagonisti all’opera nella ricostruzione del giardino richiamano i gesti archetipici dei manifesti russi del periodo sovietico.

La tavola finale è sovrabbondante.

Un silentbook molto bello, ricchissimo nella essenzialità fiabesca e sorprendente nella sua resa grafica. Un racconto sulla tenacia e la rivoluzione contenuta nei semi, nella gioventù, nella “acerbità”.

 

Il fiore ritrovato Jeugov 44 pagine Anno 2021 Prezzo 20,00€ ISBN 9788833700748 Editore Topipittori
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