Nei racconti che si fanno della guerra e della Shoah il desiderio di ricercare protagonisti bambini, affinché l’orrore possa essere mediato e raccontato ai ragazzi attraverso esperienze e voci affini e comprensibili, può tuttavia rischiare di mettere in ombra il ruolo e la responsabilità che gli adulti hanno nella storia.

La responsabilità dell’adulto è data dal suo aver raggiunto la maturità e i bambini non sono vittime, in quanto essere inferiori o innocenti, ma poiché la loro età li affida alle cure dell’adulto.

Due libri durissimi e commoventi ce lo ricordano: Il bambino del tram e La crociata dei bambini.

Il testo, concepito da Fausta Orecchio su soggetto di Isabella Labate, ci racconta di un fatto accaduto a Roma nell’ottobre del 1943. Il suo incipit è immediatamente martellante e ripetitivo e crea un pathos in crescendo fin dalle prime battute.

«Roma dormiva ancora. Dormivano gli alberi e le foglie rosse d’autunno. I sanpietrini lucidi di rugiada, dormivano. Dormivano i ponti i tetti d’ocra e di siena. Il fiume dormiva. Dormiva una tortora nel suo nido sicuro»

Siamo in attesa di qualcosa che deve accadere.

Le descrizioni lapidarie intrecciano la sfera naturale e atmosferica, rendendo le azioni eco simbolico: il gelo dell’autunno diventa gelo del terrore, gelo di violenza.

«E all’improvviso, in quella tiepida alba di autunno, gridò il gelo dell’inverno»

Un grido muto che si contrappone alle grida delle donne rastrellate per strada all’alba, queste sono in dialetto, una lingua che fa sentire tutta la sua differenza e la sua umanità.

Emanuele, un ragazzino ebreo, scorge dalla finestra la propria madre sospinta violentemente su un camion e corre per raggiungerla. Lo prendono, lo caricano. Tuttavia la madre, in un gesto disperato, lo calcia fuori dal camion.

«“Fa risciùdde”»

Emanuele riesce a fuggire. Il caso, anzi la provvidenza porta Emanuele (il suo nome in ebraico significa ‘Dio con noi’) fin dentro un tram, chissà perché.

«“Sò ebreo, me stanno a cercà i tedeschi”»

Ecco la posizione di dipendenza che l’infanzia vive e che pretende dagli adulti una risposta all’altezza della propria umanità.

La paura è «rapida, opaca, vuota come un abisso» e certo attraversa il conducente del tram, eppure quello che si muove intorno ad Emanuele è la testimonianza di una grande umanità: i conducenti del tram creano per Emanuele una sorta di zona franca, il tram diventa il luogo celato, pur sotto gli occhi di tutti, in cui Emanuele può sopravvivere.

«Il tram continua il suo lento giro nella città. Lo sfiorano, i camion diretti a via della Lungara. I camion nazisti. Non sentono, i camion, i sussurri del vento tra i platani. […] Non vedono, i camion, il bambino sul tram»

Sul tram così spunta una coperta, e poi del cibo, e poi degli occhi gentili, doni furtivi, gesti umani.

Emanuele è un bambino miracolosamente invisibile.

Con un calcio, sua madre Virginia lo ha allontanato dal treno per Auschwitz.

«È un giorno di autunno. Un autunno ferito e feroce ma Emanuele è vivo»

La storia vera che ancora oggi Emanuele racconta nelle scuole intorno a Roma è commovente.

Il font funziona come regolatore del tono della voce e guida nella lettura ad alta voce, lasciando che momenti quasi assordanti si alternino a parole sussurrate quasi mancasse la forza di leggerle veramente.

Le immagini di Isabella Labate sono perfette, nel loro dialogare con il bianco che diventa atemporale e oppressivo, vuoto allo stesso tempo. Le tavole colgono attimi dolorosi e per nulla asettici, proprio per la presenza di sguardi, volti che si accorgono, gesti naturalmente umani che spiccano in una storia che sembra aver perduto il contatto con la realtà.

«Vale la pena ripeterlo ancora una volta. Ricordarlo. Erano le cinque e un quarto. Era l’alba di un sabato. Sabato 16 ottobre 1943»

La crociata dei bambini di Bertolt Brecht ha un titolo che già anticipa un esito infausto, perché richiama un evento, storico e insieme fantomatico, il cui esito fu ineluttabilmente tragico.

La crociata dei bambini appare nelle cronache medievali e racconta di un gruppo di bambini che nel 1212 partirono verso la Terra Santa, una versione infantile delle Crociate adulte, una versione pacifica che si perse tra le onde e la fame.

Probabilmente ispirandosi alle voci su questi fatti, Bertolt Brecht nel 1942 scrive questo testo poetico in 35 strofe senza rima (che invece Daniela Almansi, arricchisce con la rima), ambientandolo in una Polonia all’inizio della guerra.

Al centro di questa storia 55 bambini polacchi rimasti soli, 55 orfani che per la sopravvivenza si aggregano in una spedizione-comunità che spera semplicemente di sopravvivere.

Quello di Brecht è un monito secco, asciutto, crudo, manca quella maschera ironica tipica di molti suoi scritti che accusa, ma lascia spazio perché un lettore possa ottusamente godersi la superficie, senza essere toccato dal contenuto. Di fronte a questo testo non è possibile.

«In Polonia, nel Trentanove,

ci fu un massacro cruento 

che ridusse città e villaggi 

in un grande deserto spento.

[…]

Mentre cadeva la neve a fiocchi, 

nelle città girava la voce 

di una crociata di bimbi polacchi

fuggiti insieme dall’incubo atroce»

A differenza di celeberrimi gruppi letterari di bambini che riescono a farcela nelle situazioni più disparate, in un inno alla selvatichezza e alle risorse dell’infanzia, i bambini di Brecht sono abbandonati in un contesto di cui non conoscono le regole e che manca completamente di quella naturalità che i bambini conoscono. Questo è un mondo alieno, adulto, da cui vengono inghiottiti.

L’umanità che rifulge nel desiderio di sopravvivere aggrega questi bambini ma…

«E c’era anche un piccolo capo

che li sosteneva, tenendoli a bada.

Ma sul suo cuore pesava una pena:

non conosceva, purtroppo, la strada»

Senza bussola, senza orientamento, senza una guida, senza un adulto, figura di cui i bambini hanno bisogno, i bambini fanno qualche possono: si fingono madri, si improvvisano padri, affrontano la morte con il rispetto e il mistero che i bambini conoscono, provano a fare i maestri, mettono su tribunali, celebrano funerali.

Incontrano un cane e non pensano certo a farne del cibo, diventa un compagno.

I bambini camminano, vivono, si fanno compagnia, ma non sanno leggere le indicazioni, il freddo li sfianca, la fame li decima, la guerra li divora.

«Là dove un tempo c’era il sud-est 

della Polonia di neve sepolta, 

si trova un punto: è il punto nel quale 

gli hanno avvistati per l’ultima volta»

Scompaiono, inghiottiti dalla neve, dalla storia, dalla dimenticanza, dall’orrore della guerra e la responsabilità è tutta degli adulti. 

Nel pensiero di Brecht non c’è nessuna speranza.

«In quel gennaio, in Polonia, fu preso 

un cane magro da far compassione, 

che intorno al collo scheletrico, appeso, 

portava un grande cartello in cartone.

C’era scritto: “Ci siamo perduti! 

Venite a prenderci, per carità! 

Siamo cinquantacinque bambini 

il nostro cane vi guiderà.

Sa dove siamo e a quale distanza.

Non gli sparate: 

se muore lui 

non abbiamo speranza»

Brecht non è mai stato uno scrittore dalle parole accomodanti e non lo è neanche in questo caso. Il giudizio è nettissimo, anche se la morte, come ogni mistero lascia a ciascun lettore la libertà di immaginare che cosa sia successo. Si lascia questo testo, magnificamente tradotto, con un peso sul cuore e delle domande che risultano più attuali che mai.

Le illustrazioni di Carme Solé Vendreell interpretano alla perfezione il testo: gli schizzi rendono impalpabili le figure, universali nella loro fuggevolezza e umanissime nei gesti gentili e negli sguardi attoniti.

Che spazio ha l’innocenza in un mondo di odio e di guerra?

Non è una questione di salvaguardare i bambini, ma è la necessità stringente che gli adulti prendano sulle proprie spalle le conseguenze di ciò che fanno. 

Nel piccolo e nel grande, non lo si fa per i bambini, lo si fa per sé.

Il bambino del tram Isabella Labate 43 pagine Anno 2022 Prezzo 16,00€ ISBN 9788832070941 Editore Orecchio acerbo
La crociata dei bambini Bertolt Brecht - Carme Solé Vendrell - Daniela Almansi (traduttrice) 40 pagine Anno 2022 Prezzo 16,90€ ISBN 9791255070009 Editore Orecchio acerbo
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