Credete possibile leggere ad un bambino un libro del 1200, precisamente negli anni Sessanta del 1200? Credete che possa avere qualche interesse per i lettori d’oggi?

Il progetto di questa collana Rizzoli - che abbiamo già incontrato - mostra che sì, la letteratura, la buona letteratura ha sempre da raccontare qualcosa ai lettori oggi come ieri.

Stiamo parlando de Li livres dou Tresor scritto da Brunetto Latino, letterato, intellettuale, maestro e amico di Dante Alighieri che per lui spende parole dense di affetto:

«rispuos’io lui, “voi non sareste ancora

de l’umana natura posto in bando;

ché ‘n la mente m’è fitta, e or m’accora,

la cara e buona imagine paterna

di voi quando nel mondo ad ora ad ora

m’insegnavate come l’uom s’etterna:

e quant’io l’abbia in grado, mentr’io vivo

convien che ne la mia lingua si scerna”» 

Questo notaio fiorentino scrisse - come era comune nel Medioevo - un trattato sulla scienza, la medicina, l’architettura, la storia universale che all’epoca erano intrecciate in un unico sapere, “il sapere”.

Il Tresor, così volgarmente chiamato, scritto in lingua d’oïl (il francese antico) si pone immediatamente agli occhi dei lettori come un testo letterario e non scientifico (che altrimenti sarebbe stato scritto in latino!), un libro da leggere e non da consultare e che ebbe un discreto successo (sono stati censiti ben 61 manoscritti completi e 25 parziali). Tra le parti che compongono questo testo, spicca il bestiario.

Il genere dei bestiari era diffusissimo nel Medioevo: una sorta di enciclopedia degli animali che mescolava osservazioni vere, racconti tramandati dai viaggiatori e dai mercanti, simboli che le fiabe, le Scritture e le credenze attribuivano alle diverse creature.

Magia, tradizione, verità si intrecciavano in testi densi di stupore, terrore (immaginatevi di vedere per la prima volta nella vita un orso o una pantera!) e immaginazione, perché, sì, gli scrittori per darsi un tono spesso “ricamavano” sulle osservazioni frammentarie ricavate dagli appunti dei viaggiatori e dei commercianti. In un mondo in cui l’orizzonte massimo era, per lo più, il confine del piccolo paese natìo, potete immaginare il fascino che avevano questi racconti.

Il Tresor di Brunetto torna sugli scaffali tradotto da Paolo Squillacioti, Plinio Torri e Sergio Vatteroni e illustrato da Rébecca Dautremer per riconsegnarci questo tesoro di meraviglie. 

Sapete che le balene spesso stanno ferme con il muso a pelo d’acqua che in breve il vento trasforma in vere e proprie isole?

Sapete che gli unicorni hanno delle sgraziatissime zampe da elefante e la loro voce è «terribilmente spaventosa»?

I draghi hanno una piccola bocca ridicola e non sputano fuoco, ma si spostano così velocemente che «l’aria risplende dietro di loro come fuoco ardente».

In Etiopia «ci sono formiche grandi come cagnetti, che estraggono con le zampe l’oro dalla sabbia, e lo proteggono così fieramente che nessuno lo può prendere senza morire».

E la Leocrocuta la conoscete?

Rébecca Dautremer allestisce una galleria di ritratti che non vogliono solo essere descrittivi, ma impressivi della forza e dell’eccezionalità stupefacente che gronda da questi testi, all’aspetto così compìti e composti. Non solo animali messi in posa, ma all’opera, spersi nel paesaggio, “tagliati” da una cornice che non riesce a contenerli...

Un viaggio nei “mostri” e negli animali medievali che mille anni fa come oggi non manca di intrigare i lettori.

Dai 7 anni.

Tresor. Un bestiario medievale Brunetto Latini - Rébecca Dautremer - Paolo Squillacioti, Plinio Torri e Sergio Vatteroni (traduttori) 32 pagine Anno 2020 Prezzo 20,00€ ISBN 9788817149082 Editore Rizzoli
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