Quando Johan trovò una vitellina è un testo di Astrid Lindgren del 1951, una storia che, pur nei suoi toni e nei suoi temi molto lontani dalla spensieratezza di Pippi, non è inusuale. 

Oltre infatti a temi cari come la libertà e l’immaginazione, Astrid Lindgren aveva un’attenzione all’infanzia che arriva a toccare anche tematiche dolorose e scomode, legate all’ingiustizia sociale che nell’Uccellino rosso emergono evidenti e che in eco, tornano anche in questo racconto.

Johan, infatti, è bambino di una famiglia povera che, poco prima di Natale, è colpito da una tragedia:

«quando la mamma era entrata nella stalla, la mattina, aveva trovato Embla morta nella sua posta. Proprio morta morta. Il veterinario che l’aveva visitata subito dopo aveva detto che aveva mangiato un chiodo. La loro unica vacca si era ammazzata mangiando un chiodo!»

Il volume, di formato orizzontale, raccoglie questa storia, una storia piuttosto articolata e lunga che ne fa un libro illustrato più che un albo illustrato e accompagna i pensieri del piccolo Johan che ripensa all’amicizia e alla familiarità stretta che aveva con la sua mucca, con la quale si capiva al volo e della quale si prendeva cura soprattutto nelle giornate estive al pascolo.

Il dramma che rappresenta la morte dell’unica mucca per una famiglia povera viene descritto asciuttamente, ma senza sconti: Johan vedrà la sua mamma piangere prima per la prima volta e il suo papà «che di solito era sempre allegro e trovava sempre una soluzione, […] seduto tutta la sera al tavolo della cucina a sospirare».

L’avvicinarsi di Natale e il sentirsi colpito da un’ingiustizia fa sì che Johan pensi a Dio con rabbia e con risentimento:

«Succedevano solo cose terribili, le vacche ti morivano, e né a Dio né agli esseri umani importava nulla. Johan continua a darsi la spinta sulla neve, pieno di rabbia, e all’improvviso si sentì adirato con Dio. Dopotutto era compito suo impedire alle vacche di mangiare i chiodi, no?»

Eppure i miracoli sono possibili: Dio si è fatto bambino, quindi ogni miracolo è possibile!

Con un rapido cambio di scena, la storia si intreccia a quella del giudice Bäckhult, ricco possidente del villaggio a cui, in effetti, le vacche non mancano e che, proprio il giorno in cui Johan arriva triste e amareggiato a scuola, si appresta a trascorre la giornata ad ubriacarsi all’osteria.

Quando la sera scende e il giudice, barcollando, si avvicina alla sua slitta, tra i fumi dell’alcool richiede la vitellina che, in mattinata, aveva comprato dal fattore Dramstorp. Con la piccola creatura accanto, l’ubriaco giudice Bäckhult, si affida nella notta alla sua saggia giovenca Blanka che con passo sicuro, pazienza e intelligenza, sfila nella notte, verso casa.

Tuttavia l’alcol e forse una coscienza non poi così contenta della giornata persa fanno sì che, in un attimo di lucidità (?) il muso della vitellina che spunta dal sacco, in cui è stata infilata perché non muoia di freddo, venga travisato dal giudice: 

«il giudice saltò su di scatto. Si prese la fronte, angosciato. Quale verso diabolico era stato a svegliarlo? Eccolo di nuovo! Vicino, vicinissimo! […] eccolo lì, il mostro, sdraiato là dietro, vagamente visibile la luce delle stelle, a guardarlo con occhi orribili. Era una testa. Nient’altro. Un orribile testa che metteva versi orribili. […] Era il maligno, che stava lì a chiamarlo»

Il senso di colpa - chissà - o semplicemente l’ubriacatura spingono il giudice, in quattro e quattr’otto, a cacciar con una pedata giù dalla slitta quella testolina mugolante.

E proprio quel Dio, con cui Johan si era arrabbiato quella mattina in modo furibondo, forse invece intreccia una trama di un tessuto di vicende che il piccolo protagonista, certo, non poteva immaginare. Infatti proprio sotto quelle stesse  stelle, nel fosso vicino a casa, mentre Johan sta finendo di spalare la neve prima di rientrare in casa avviene l’incontro con la vitellina nel sacco.

«Incredibile, nel fosso c’era una vitellina! Era una vitellina. Dio aveva fatto piovere una vitellina dal cielo, non c’era altra spiegazione. Una vitellina che sarebbe cresciuta, diventando grande e prendendo il posto di Embla. “Caro Dio” mormorò Johan, “caro, caro Dio!”».

La sorpresa ha tutto il sapore di un miracolo di Natale, tuttavia i genitori di Johan sono poveri ma non stupidi e non credono che una vitellina infilata in un sacco possa cadere dal cielo. Il giorno dopo il papà insieme a Johan si dirigono, quindi, dal giudice Bäckhult per chiedere se, per caso, la vitellina non gli appartenga.

Ed ecco che il vero miracolo accade non per una scelta volontaria di buon cuore, ma per l’intrecciarsi provvidenziale di situazioni che prendono una piega inaspettata: il giudice, volendo forse dimenticare, preferisce allontanare da sé quella vitellina, segno di una serata tutt’altro che dignitosa.

«La vuoi tu la vitellina? Te la regalo!»

Due sono gli elementi, secondo me, molto interessanti di questa storia: il primo è il volto molto umano degli animali che tanto richiamano la saggezza del creato che accomuna questa storia al presepe, un contesto dove i poveri, gli emarginati, i bambini e anche gli animali hanno un ruolo importantissimo.

Secondo elemento è la concezione di miracolo che non è narrato come la magica panacea, che tutto cambia grazie un colpo di bacchetta, ma che si compone come un tessersi delle vicende umane, secondo un piano forse zoppicante e imperfetto, ma illuminato dalla speranza.

Le illustrazioni di Marit Törnqvist, molto amata dalla Lindgren, hanno la capacità di rievocare con precisione i boschi svedesi, i villaggi in legno colorato, i cieli tersi e freddissimi e i calori degli interni primonovecenteschi.

Una bella storia di Natale.

Quando Johan trovò una vitellina, Astrid Lindgren - Marit Törnqvist - Samanta K. Milton Knowles (traduttrice) 40 pagine Anno 2022 Prezzo 17,00€ ISBN 9791254640234 Editore Camelozampa
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