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14 maggio 2018

Nessuno aveva mai visto un pesce tutto pieno di stelle dorate e palline colorate

Il secondo testo di cui vi parlo della neonata casa editrice Lupo Guido è un altro libro che di anni ne conta un bel po’: 40, per precisione, dalla sua prima uscita. Ma La grossa carpa Cicciobalda non mostra di portare alcun segno del tempo, perché con freschezza e disinvoltura ci catapulta nella dimensione dell’infanzia e questa – grazie al Cielo – mantiene la sua grandezza, attraversando le diverse generazioni.

Avete in mente che cosa si può fare quando si è bambini? Avete in mente come si percepisce lo spazio quando di anni se ne contano 6 o 7? Avete in mente come appaiono gli adulti quando ancora calzate i calzoncini corti, gli stivali di plastica gialla e i cappellini con il ponpon?

Luis Murschetz, sloveno naturalizzato tedesco, ne aveva certamente una percezione esatta quando nel 1978 si mise a scrivere e ad illustrare la storia di questa carpa cicciotta (sembra che i personaggi in carne siano tra i preferiti di questo Lupo editore!) che viveva «in uno stagno vicino alla città di Roccagrumosa». Cicciobalda «non era l’unico pesce dello stagno, ma di certo il più grande e il più astuto» e, nonostante i pescatori cercassero di catturarla in tutti i modi, lei riusciva sempre a scamparla con disinvoltura.

Cicciobalda evitava con cura i würstel e il formaggio, crogiolandosi nel fango tra vermi carnosi, ma non disdegnava affatto di farsi spizzicottare e sgrattolare le squame dai bambini del luogo che d’estate passavano per giocare con la gigantesca carpa. I pescatori, tuttavia, concertarono «un piano incredibilmente malvagio» e con una pompa a motore cominciarono a svuotare lo stagno. Cicciobalda resistette, aveva un rifugio di emergenza che i bambini conoscevano e proprio lì due piccoli protagonisti la raggiunsero, la presero sottobraccio, quasi agonizzante, e la portarono via, a casa, per salvarla. Il viaggio attraverso la città fu avventuroso, ma i giorni a casa ripagarono la fatica con momenti di vera gioia: «si misero a giocare con lei come se fosse una barchetta, poi la decorarono con palline colorate e stelle dorate» (palline e stelle che naturalmente si attaccarono al pesce come una seconda pelle!). Da quel momento Cicciobalda non solo risultava essere la carpa più grande dello stagno, ma anche il pesce più curioso e straordinario del mondo. Purtroppo però, per un cavillo condominiale, i bambini non poterono tenersi la loro cara carpa in casa e decisero così di portarla all’acquario comunale «dove tutti potevano ammirarla. Nessuno aveva mai visto un pesce tutto pieno di stelle dorate e palline colorate». Esperti dal tutto il mondo cercarono di classificare quell’eccentrico pesce, ma Cicciobalda – avevate qualche dubbio? – sembrava scardinare ogni tassonomia classica: non rimase altro che lasciarla nella vasca dei pesci tropicali…

La narrazione in terza persona, non cede mai la parola ai personaggi che scorrono tra le pagine, vengono esplicitati pensieri, emozioni, ma i bambini come Cicciobalda sono muti: perché? Se per la carpa la questione è abbastanza giustificabile, questo silenzio che avvolge anche gli intraprendenti bambini non è la mancanza di parole, quanto la sottolineatura della condivisione di un linguaggio: quello del fare che è il primo linguaggio dell’infanzia. I bambini fanno.

Le illustrazioni, attraverso l’espediente della moltiplicazione e della amplificazione, rendono visivamente lo sguardo che il bambino ha del mondo: i pescatori, tutti uguali nelle loro tute gialle e nei loro stivaloni verdi, assomigliano ad una banda malvagia di malfattori temibili ma ridicoli (qualcosa a metà tra la banda Bassotti e i Sette nani), la pompa a motore per lo svuotamento dello stagno è probabilmente grande come una casa a tre piani, le scale del condominio di casa assomigliano molto alle vorticose volute del Guggenheim Museum e l’amministratore condominiale ha qualcosa nel suo aspetto che lo fa assomigliare più ad un ammiraglio tedesco nel suo paltò verde militare… 

Gli adulti sono figure marginali, figure di pensiero (scienziati, legiferatori, congiurati), lontani dalla semplicità infantile, che lieve tra le pagine, quasi invisibile ai più, si muove, vive e gode di avventure straordinarie.

Non vi è poi nessuna distinzione tra il realistico e l’impossibile: Cicciobalda si camuffa con cuffietta e quattro scarponcini pur di non sembrare un pesce, i pescatori non fanno altro che pescare centinaia di scarpe tutte uguali nello stagno e i bambini trascinano Cicciobalda sotto braccio per la campagna senza che il respiro della carpa accusi problemi.

Eppure l’impressione generale che si ha nel godere di questa storia non è mai l’assurdità, perché ogni elemento è coerente e plausibile. Quello che rimane nel cuore è quell’eccitazione per aver preso parte ad una grande avventura, il sottile piacere di sapere di essere parte di un segreto ignoto ai più (agli adulti in questo caso!) e la soddisfazione di aver vinto, nonostante tutto, anzi forse proprio in forza del fatto che si è bambini.

Una storia di bambini per bambini di ogni età.

La grossa carpa Cicciobalda
Luis Murschetz – Virginia Portioli (traduttrice)

32 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 13,00 €
ISBN: 9788885810037

Lupo Guido editore
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