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17 novembre 2017

Fiabe italiane

Italo Calvino - Mariachiara Di Giorgio, Fiabe italiane, Mondadori

Italo Calvino – Mariachiara Di Giorgio, Fiabe italiane, Mondadori

Quali sono le fonti della tradizione fiabesca italiana? Esistono operazioni folcloristiche e studiosi eminenti quali quelli che – abbiamo visto – si sono dedicati al racconto e allo studio delle tradizioni tedesca e francese? La tradizione italiana che pur accusa la mancanza di veri e propri studiosi ottocenteschi e di una raccolta nazionale, tuttavia donò alla storia della letteratura le prime grandi raccolte di fiabe che la storia conosca.

Giovan Francesco Straparola è l’autore della prima raccolta di fiabe conosciute: Le piacevoli notti edite per la prima volta nel 1550 con 25 racconti e nell’edizione

Giovan Francesco Straparola, Le piacevoli notti

Giovan Francesco Straparola, Le piacevoli notti

definitiva del 1553 con 73. I racconti, evidentemente ispirati al Decamerone di cui riproducono la struttura a cornice, sono solo in parte vere e proprie fiabe (una ventina, tra cui una versione di Pelle d’asino e del Gatto con gli stivali).

Poco meno di un secolo dopo, tra il 1634 e il 1636, esce a Napoli una delle più importanti opere relative alla storia della fiaba: i cinque volume de Lo cunto de li cunti a firma di Giambattista Basile. Quest’opera, prima in questo genere in Europa, è costituita da una raccolta interamente fiabesca: 49 fiabe, più un racconto di cornice. È in queste pagine che troviamo le prime documentazioni di fiabe famosissime come Cenerentola (anche se la prima vera attestazione di questa fiaba è addirittura cinese!).

Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti

Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti

L’opera sontuosa e imponente è scritta in dialetto napoletano, ma secondo l’uso barocco, e il suo unico fine è l’intrattenimento lieve e senza pensieri delle corti e dei salotti napoletani. L’opera ebbe un successo praticamente planetario per l’epoca: Perrault probabilmente lo usò come fonte, i Grimm ne tradussero alcune fiabe, con l’800 l’opera venne tradotta in bolognese, toscano, tedesco e inglese.

Poi in Italia non successe più nulla per secoli. Quando il successo dei Grimm nell’Ottocento investì l’intera Europa, in Italia non si innescò alcun meccanismo di emulazione mirato alla ricognizione e valorizzazione delle fiabe tradizionali: furono paradossalmente gli stranieri (inglesi e tedeschi) a incominciare un lavoro filologico di studio sul folclore italiano. Solo con la fine dell’800 alcuni studiosi italiani pubblicarono le loro raccolte, frutto di ricerche e studi locali e regionali: mancava un lavoro collettivo che rappresentasse l’intera Penisola.

È a partire da questa consapevolezza che Italo Calvino nel 1956 si cimenta nell’imponente scrittura delle Fiabe italiane.

«Calvino lavorò avendo presente il modello costituito proprio dai Grimm e procedette conformandosi ad esso anche per quanto riguarda il trattamento dei testi, attinti alle raccolte dell’Ottocento e del Novecento e da lui sottoposti a rimaneggiamenti anche profondi, per cui il risultato è un’opera con valenza letteraria più che documentaria» (Giuseppe Gatto). Il lavoro di Calvino risente della parzialità delle raccolte ottocentesche (molti i testi della tradizioni siciliana, veneta e toscana, mentre molto più scarne le testimonianze di altre regioni), ma impegnò personalmente l’autore in una riflessione linguistica e filologica davvero notevole (interessante il lungo saggio che servì come introduzione alla raccolta!).

«Le favole italiane sono prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è il farsi di un destino: la giovinezza, dalla nascita che porta in se un auspicio o una condanna , al distacco della casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano. E in questo sommario disegno, c’è tutto: dalla persecuzione dell’innocente al suo riscatto, alla fedeltà a un impegno, alla purezza di cuore come virtù basilari che portano alla salvezza e al trionfo, alla bellezza come segno di grazia, l’infinita metamorfosi di ciò che esiste» (Italo Calvino, introduzione).

La prima edizione Einaudi esce in un volume unico di più di mille pagine per 200 fiabe, mentre recentemente Mondadori ha dato alle stampe una serie di volumi intitolati curiosamente secondo temi trasversali (Fiabe e cavallo, Fiabe di fanciulle fatate, Fiabe di oggetti magici, Fiabe in cui vince il più furbo, Fiabe tutte da ridere…) e affidati ognuno ad un illustratore differente, offrendo ai giovani lettori 5-8 fiabe alla volta pescate proprio tra il repertorio dell’edizione calviniana. Queste edizioni sono davvero molto curate e preziose, i testi non sono rimaneggiati rispetto alla prima edizione e le immagini impreziosiscono qualitativamente il prodotto editoriale.

Leggere le Fiabe italiane dà l’occasione a ciascuno di riscoprire un pezzo della propria storia, della propria tradizione, forse un poco rimaneggiata nei passaggi, ma ricca e complessa tanto quanto la famosa tradizione tedesca.

Una lettura che, in contesto ragionato e consapevole, potrà essere proposta come lettura autonoma per ragazzi dagli 8 anni in su.

Fiabe italiane (collana)
Italo Calvino – illustratori vari

Anno: 2013-2016

Prezzo: 15,00 €
Mondadori editore
Compralo da Radice Labirinto: se non sai come fare clicca qui che ti spiego.

Comments

  1. Ilaria

    La più ampia raccolta di fiabe orali scritte in Europa appartiene al dottor Giuseppe Pitre’’, medico ambulante siciliano.impossibile non citarlo…impossibile non conoscerlo….impossibile non valorizzarlo.Non a caso nel 1956, quando Calvino raccolse dai repertori di ogni regione le 200 Fiabe italiane a suo giudizio più belle e rappresentative, ben 40 le attinse proprio all’opera di Pitrè – da Giufà a La volpe Giovannino, da Rosmarina a Cola Pesce. Eppure, a meno dell’incursione calviniana, questa raccolta è a tutt’oggi pressoché sconosciuta al pubblico italiano,

    • Non lo cito esplicitamente, ma come avrai letto parlo delle raccolte ottocentesche, la fonte primaria da cui Calvino attinse per le sue fiabe. Se volessimo esplicitare i nomi, oltre a lui dovremmo allora citare anche Domenico Comparetti, Domenico Giuseppe Bernoni, Carolina Coronedi, Isaia Visentini… L’encomiabile lavoro di Pitré accusa come le altre raccolte degli autori che ho citato la parzialità regionale, che porta con sé anche tutti i problemi legati alla lingua. TI consiglio di guardare la bella e recente edizioni di Donzelli: Pitré non è sconosciuto, certo però il suo lavoro ha un orizzonte meno vasto. Grazie!

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