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11 ottobre 2018

Oltre la punta del proprio naso

Compie 51 anni Nel mio quartiere non succede mai niente e finalmente arriva in Italia grazie alla lungimiranza di Terredimezzo che riconosce nel primo libro (e unanimemente suo capolavoro) di Ellen Raskin un piglio assai moderno e spendibile nel 2018, così come lo era stato nel 1967.

Tantissimi sono gli elementi geniali e contemporanei che caratterizzano questo libro: dall’umorismo, al meccanismo del “le cose non sono quello che appaiono”, alla critica molto attuale della costante ricerca del sensazionale…

Ma andiamo con ordine. 

Una camera fissa inquadra un ragazzino, Chester Filbert, seduto sconsolatamente sul ciglio della strada: alle sue spalle il suo quartiere, qualche albero e qualche figura alle finestre o per strada alle prese con i propri affari.

Le frasi che accompagnano lo scoramento di Chester sono lapidarie (una per doppia pagina) e in prima persona: «Mi chiamo Chester Filbert. Vivo al 5264 della Centosettantasettesima Strada Ovest. In altri quartieri ci sono bande che suonano,…».

Pagina dopo pagina il racconto si arricchisce sempre più di dettagli relativi alle magnificenze che avvengono da un’altra parte, in un crescendo di pathos. Il meccanismo narrativo è sottile: il lamento non è evidente né esplicitato se non all’ultimo («Invece nel mio quartiere non succede mai niente.») e ad una prima lettura il lettore, se non si fosse soffermato sul titolo, potrebbe quasi fraintendere il tono della voce narrante.

Le immagini invece pretendono di essere guardate con attenzione nella loro relazione con il testo, in questo rapporto infatti emerge tutto lo scarto che è poi la vera ragione del riso. «In altri quartieri ci sono bande che suonano o case stregate» lamenta Chester, guardando nel vuoto davanti a sé senza rendersi conto, naturalmente, che alle sue spalle, ma paradossalmente anche davanti a lui, stanno accadendo le cose più improbabili e straordinarie.

Sul bianco e nero iniziale si tessono infatti trame di colori piatti che caratterizzano le diverse storie (ma non sottovalutate anche quel che accade in bianco e nero!) e che ad una seconda lettura potranno essere identificate dai lettori (streghe, bambini impertinenti, galletti segnavento, streghe, incendi). L’apoteosi finale, con la battuta pronunciata in un turbinio di eventi (e che comunque lascia Chester imperturbabile), non lascerà seri neppure i lettori più seriosi.

Il libro è ideale per la lettura ad alta voce, anzi riesce ad esprimere tutte le sue potenzialità esclusivamente nella lettura ad alta voce. Il pubblico ideale non è però di piccini: il meccanismo ironico per cui non si deve fare fiducia al testo, ma contraddirlo attraverso la lettura delle immagini non è automatico ed è possibile che i bambini (fino ai 4 anni) si sforzino invece di cercare di capire il significato delle parole a prescindere dalle immagini. Una lettura marcatamente animata che regali a Chester una voce lamentosa e la lettura del titolo potranno in questa caso offrire indizi interpretativi importanti che faciliteranno la comprensione. Dalla seconda lettura in avanti, poi, il divertimento è più che assicurato, anzi in quel caso leggete al vostro pubblico anche la dedica, per strappare un’ulteriore risata!

Ellen Raskin regala ai bambini del 2000 un invito a guardare tutte le meraviglie che accadono nello spazio angusto e infinito del marciapiede del proprio quartiere come una grande avventura. 

Un libro contro la cecità selettiva di chi non vede oltre al proprio naso!

Nel mio quartiere non succede mai niente
Ellen Raskin – Davide Musso (traduttore)

36 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 12,00 €
ISBN: 9788861894754

Terredimezzo editore

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