Quella che ci racconta Ulf Stark in La grande fuga è una storia d’amore struggente che riempie gli occhi e il cuore di commozione e lacrime. Io ho pianto a lungo.

La storia incomincia quasi in sordina: c’è un nonno (vedovo) iracondo e bloccato da un femore rattoppato su un letto d’ospedale e un nipote che lo cerca pur nella burrasca che gli attacchi di rabbia scatenano intorno a lui. Le male parole, la frustrazione, i modi grezzi e a volte brutali rendono Gottfrid, il nonno, insopportabile agli occhi di tutti, anche a suo figlio, che si allontana e lo sopporta a fatica. Solo suo nipote lo ama e vuole semplicemente stare con lui.

Le prime fughe infatti sono proprio del nipote che, nascosto dietro alcune bugie ben congeniate, scappa per correre a trovare il nonno. Ma queste fughe diventano ad un tratto un piano di una grande fuga, una fuga con i fiocchi: il nonno vuole tornare per un paio di giorni alla sua casa, ma il piano deve essere pianificato all’insaputa di tutti, genitori compresi.

Questa fuga in realtà apre le porte di una grande, intensa e bellissima storia d’amore, che si svela passo dopo passo. Ne diventiamo spettatori incantati attraverso gli occhi di Gottfrid, il nipote. Il nonno appare provato profondamente da una malattia e da una debolezza che minano in modo inesorabile una tempra focosa, dura, elementare. Il nonno arranca ad ogni passo, eppure le girelle alla cannella, le birre, la traversata sul traghetto, l’ascesa verso la vecchia casa, le porte e il falò, le polpette, le poltrone…

Questo tempo esclusivo, questa grande avventura condivisa tra nipote e nonno ha il calore intimo e il sapore di un tempo privilegiato e miracoloso.

«avevo capito che non vedevamo allo stesso modo. Lui vedeva quello che c’era prima. Quello che aveva visto migliaia di volte facendo quel tragitto quando la nonna era ancora viva. Stava andando indietro nel tempo: glielo si leggeva in faccia. Anche se era sciupato e rugoso come al solito, sembrava quasi che dietro tutte le rughe ci fosse un nonno più giovane. “Cosa facciamo quando arriviamo?” chiesi. “Voglio rivedere la casa” rispose. “Voglio che accendiamo il fuoco nella stufa di maiolica. E poi voglio stare seduto un po’ alla finestra a guardare il mare come faceva lei. Non ho mai capito cosa vedeva”»

Il ritorno a casa è denso di emozioni: la presenza della nonna è viva e presente agli occhi dei protagonisti in ogni oggetto, luogo e superficie.

«“Lo stesso vale per la composta. Tua nonna ha raccolto i mirtilli, li ha puliti, li ha fatti bollire, ci ha messo dentro la quantità giusta di zucchero perché non venisse né troppo aspra né troppo dolce, ha mescolato tutto e l’ha versata in questo barattolo. Ha dato alla composta il suo tempo. E i suoi pensieri. Quindi una parte di lei è qui dentro. Capisci?”»

Riappropriarsi dei ricordi, degli spazi, riempire gli occhi dell’amore, del suo Amore interroga in modo profondo e radicale il nonno: esiste un luogo dove ritroverà il suo Amore?

La domanda del nonno diventa una domanda per il nipote, che tornato a casa pensa, riflette, ripensa alla vita eterna, all’amore, alla verità, alle bugie, alle fughe… Il nonno è determinato: vuole essere pronto! Non pronto a morire, ma pronto a reincontrare il suo Amore e da quel momento, armato della sua composta (quasi ottusa) determinazione, compirà un percorso commovente e coraggioso che investirà di amore, dedizione, speranza e felicità tutti quelli che gli stanno intorno.

La storia è una storia riflessa, osservata, raccontata, investita da una storia che sembra inizialmente un dettaglio, ma che con la sua forza si impone nella sua grandezza.

Una storia d’amore intensa che parla di eternità, di quell’anelito del cuore che chiede, vuole, pretende che ci sia un infinito a cui consegnare il proprio amore. Nessuno ama con la prospettiva della scadenza, ma quando il tempo stringe e manca questo diventa drammaticamente palese.

Sì perché ogni grande storia d’amore deve fare i conti con la morte, con il momento che vuole poter dire la parola fine, un momento che non risparmia ai protagonisti l’agonia, il dolore e lo struggimento che travalicare questo confine richiede.

Ecco Gottfrid, il nonno, è commovente nel volersi preparare con determinazione e passione a questo passo e a questo incontro.

Credo che le persone innamorate da lungo tempo e che abbiano sperimentato un po’ di quotidianità, capiranno esattamente l’intensità di alcuni dettagli e passaggi della storia.

Non è l’amore dell’innamoramento bruciante dei fuochi d’artificio dell’inizio, ma è quello sostanzioso che si ritrova nei barattoli di conserva di mirtilli rossi e che si gusta cucchiaino per cucchiaino, assaporando l’amore del proprio amore.

Eppure la forza di questo legame travolge e abbraccia tutti coloro che vi si accostano: il nipote all’inizio, ma poi anche il figlio, le infermiere. Un sentimento fecondo, unico nel suo essere perfetto per quei due e solo per loro, ma universale nell’investire con la sua semplice verità chi lo osservasse.

La grande fuga non deve assolutamente essere etichettata come una storia sui nonni e nemmeno una storia triste sulla morte, questa storia deve essere letta dai ragazzi (dai 10 anni) perché è una storia intensa che vale la pena di essere ascoltata perché dà sostanza a tanti gesti e dà il peso della prospettiva per cui vale la pena muoversi ed innamorarsi. 

Se possono, le illustrazioni di Kitty Crowther rendono ancora più intensa, vera e pulsante questa storia, già palpitante di suo.

La grande fuga, Iperborea Ulf Stark - Kitty Crowther - Laura Cangemi (traduttrice) 160 pagine Anno 2020 Prezzo 12,00€ ISBN 9788870917147 Editore Iperborea
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