Avete mai letto la Dichiarazione dei diritti del fanciullo?

Perché in un brulicare di rivendicazioni sui presunti diritti dei bambini, per cui si gioca a inventare, pensare, proporre i presunti diritti, la dichiarazione approvata il 20 novembre del 1959 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite appare, agli occhi di chi vi si accosti, di una lucidità e nettezza non fraintendibile.

«L’umanità ha il dovere di dare al fanciullo il meglio di sé stessa»

«Il fanciullo ha diritto, fin dalla nascita, a un nome e una nazionalità»

«Il fanciullo ha bisogno di amore e comprensione […] ha diritto ad un’educazione»

Ma come tutto questo può c’entrare con il singolo e la comunità?

“Per crescere un bambino ci vuole un villaggio” recita un proverbio africano, serve cioè una comunità educante per crescere i propri figli, questo mi sembra emergere nella documentazione di questi articoli che mirano a coinvolgere gli adulti in uno sguardo orientato alla simpatia e alla tutela dei bambini, intesi come futuro dell’umanità. 

In questa consapevolezza ho visto inserirsi con coerenza la canzone di Maria Elena Rosati e Lorenzo Tozzi che con semplicità e grazie ad un testo orecchiabile, ripetitivo e prevedibile condensa in poche parole il senso del documento.

«Tutti i bambini del mondo sono i nostri bambini» recita il ritornello, come a dire: la responsabilità è condivisa.

Quello che colpisce in queste pagine che seguono la canzone sono i ritratti, volti grandi, grandissimi di bambini di tutto il mondo che guardano con sguardi diretti i lettori. La scelta dei toni dei grigio, invece che i colori, punta, a differenza dell’impostazione di altri libri che fanno dei colori e delle diversità - anche cromatiche - il loro punto di forza, a far emergere un’uguaglianza di fondo. I tratti somatici emergono come variazioni di un’unica realtà: l’umanità.

Il testo viene introdotto dalla trascrizione della Dichiarazione dei diritti dei fanciulli ed è dotato di codice QR per l’ascolto del brano. 

La seconda proposta che ho trovato interessante e che declina il tema dei diritti dei bambini, scegliendo la prospettiva della vita infantile in ogni luogo del mondo è Questo è il nostro mondo di Tracey Turner e Åsa Gilland.

20 bambini scelti in situazioni molti particolari (non genericamente “il bambino africano” o il bambino “asiatico”), con una preferenza spiccata per le minoranze etniche e per situazioni che fanno pensare a casi e persone specifiche e quindi veritiere.

Accanto infatti a bambini che condividono con i lettori l’esperienza di una vita privilegiata e conosciuta (c’è il bambino di Harlem e quello veneziano), veniamo a conoscenza di bambini che vivono vite davvero diverse e impensabili. I bambini dei Nenet vivono in collegio nel periodo invernale, mentre i genitori con il clan si spostano nella tundra, seguendo le renne.  Komusa è un bambino di Djenne, in Mali, e ogni anno aiuta suo padre a ricomporre la propria casa con il fango. Jaime, boliviano, raggiunge la sua scuola grazie alla teleferica, passando per la giungla.

Le situazioni descritte sono molto differenti, tuttavia le esigenze, le difficoltà e i desideri dei bambini sono comuni e li rendono simili al di là della distanza geografica. Non ci sono sbavature o volontarie descrizioni anacronistiche: i bambini, anche quelli che condividono con la loro famiglia una vita originariamente nomade, raccontano di come la modernità offre loro occasioni di istruzione e di vita stanziale, come in effetti sta succedendo (penso ai bambini Masai o ai cacciatori mongoli), sebbene siano espresse anche le preoccupazioni rispetto ai cambiamenti sociali e climatici che investono le popolazioni più legate ai ritmi naturali. 

Le narrazioni sono in prima persona e toccano con naturalezza gli aspetti ritenuti più importanti dai bambini: i giochi, la scuola, le relazioni familiari, gli animali che fanno loro compagnia…

Passiamo da Jack che vive isolato in Alaska con la sua famiglia e segue con mezzi ipertecnologici la scuola via internet a Marcia, bambina Munduryku, gruppo etnico che vive isolato nella foresta amazzonica. 

«Mi chiamo Nov e vivo a Kampong Phluk, un villaggio sul lago Tonlé Sap in Cambogia. È costruito su palafitte perché per alcuni periodi dell’anno l’acqua del lago è molto alta. [...] Usiamo la barca per andare ovunque: a scuola, al tempio, al centro della comunità e a trovare gli amici [...] Se sei abbastanza piccolo, qualsiasi cosa può diventare una barca»

Ciò che intesta ogni doppia pagina è il luogo di appartenenza che riprende il diritto (e l’orgoglio) di ogni bambino di appartenere ad un popolo e ad una nazione (le case rupestri della Cappadocia, la campagna del Giappone, il villaggio di Supai in Arizona…), mentre le immagini mostrano scorci di vita che appaiono immediatamente diversissimi, attraverso scene di vita quotidiana, unite ad una fauna segnalata in modo particolare; un piccolo box, infine, fornisce i dati specifici della popolazione descritta. 

Un viaggio interessante per il mondo, negli angoli più remoti e particolari, che fa scoprire come i bambini condividano sogni e desideri al di là di ogni confine.

 

Questo è il nostro mondo Tracey Turner - Asa Gilland 48 pagine Anno 2020 Prezzo 14,00€ ISBN 9788876964640 Editore Vallardi
Tutti i bambini del mondo Maria Elena Rosati - Lorenzo Tozzi 32 pagine Anno 2021 Prezzo 13,90€ ISBN 9788863953343 Editore Curci
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