Le cose sono sempre andate così. Questa dichiarazione, propinata spesso come vaticinio e maledizione, è uno dei più grandi tradimenti che il mondo adulto infligge all’infanzia. L’immobilità contrapposta al cambiamento. Questo è il filo che rende fratelli questi due libri di semi e piante.

Un seme di carota è un capolavoro del 1945 (!), un libro che non si fa fatica a definire “perfetto” per la compiutezza di testo, immagini, colori, formato, titolo… a firma di una coppia che ha fatto la storia della letteratura dell’infanzia: Ruth Krauss e Crockett Johnson.

«Il bambino piantò un seme di carota»

Un gesto semplice, curioso, piccolo… eppure da quell’istante tutti si sentono in dovere di dare il proprio parere sull’accaduto, o meglio, tutti si sentono in dovere di fornire una previsione di come andrà a finire, mettendo le mani avanti per preparare all’inevitabile disfatta.

«La mamma gli disse: “Non credo che germoglierà”»

«Il papà gli disse: “Non credo che germoglierà”»

«E suo fratello gli disse: “Non germoglierà”»

Gli adulti si parano immediatamente davanti al bambino “tirando il freno a mano”, preoccupati forse dall’esperienza di sconfitta in cui potrebbe incorrere il piccolo. Nessuno li ha chiamati, nessuno li ha interpellati, eppure essi desiderano essere lì per poter dire che la strategia migliore per cavarsela è non aspettarsi troppo dalla vita, anzi non aspettarsi proprio niente: uno sguardo al ribasso.

Il fratello invece è netto, distruttivo e simpaticamente negativo come ogni fratello, non possiamo incolparlo di nulla 🙂

Ma la sconfitta – come accade in ogni grande impresa – è un rischio da correre e in questa certezza imperturbabile il bambino ascolta ad occhi sgranati e partecipi ogni presagio di sventura, ma la bocca e il volto non tradiscono nessun turbamento.

Se effettuiamo una breve ricerca sulla coltivazione delle carote, in effetti, tutti i dati sono dalla parte dei familiari: la coltivazione è difficile, le condizioni per avere “carote decenti” prevedono incroci cosmici considerevoli… eppure…

Il cuore dei bambino è fatto per carote grandi e carriole piene. I bambini sanno che i semi anche i più piccoli germogliano, loro stessi sono piccoli semi.

Così il bambino continuò a strappare erbacce e innaffiare, sebbene non spuntasse nulla, fino a che «una carota spuntò proprio come se l’era immaginata».

Niente da aggiungere. Anche il volto sereno del bambino non si scompone: è lo stesso sguardo certo della prima pagina che guardava a quel semino che aveva dentro, in potenza, quella carota gigante che stenta ad essere contenuta nella carriola.

Un libro sul valore del silenzio (che a volte è davvero la miglior strategia!), sui grandi sogni e la tenacia dei piccoli gesti quotidiani.

I pochi colori, il ritmo delle parole, le illustrazioni composte, gli sfondi neutri ed eterni… è un libro perfetto.

Il titolo conferma l’esattezza di questa storia che non è indicata come straordinaria: avremmo potuto avere, infatti, “il seme” e saremmo stati portati a credere che “quel” particolare seme, come il fagiolo di Jack, avesse poteri straordinari, ma tutti gli altri… Invece questo non è che “un” seme, come tutti gli altri. C’è speranza anche per te e per me.

P.S. Se volete uno scorcio storico sulla storia di questa storia leggete le parole di Carla Ghisalberti.

Non posso pensare che L’albero della scuola di Antonio Sandoval ed Emilio Ubernaga nasca molto lontano dal seme di carota di Ruth Krauss. 

Anche qui c’è un bambino, Pedro, unico a notare che l’albero nel giardino  della sua scuola ha bisogno di qualche attenzione.

«Era scheletrico, con i rami sottili, come se fossero fil di ferro, e aveva qualche foglia secca qua e là. Pedro gli si avvicinò e gli accarezzò il tronco. All’improvviso, sull’albero spuntò una nuova foglia»

La vicenda eterna e universale di Ruth Krauss si fa particolare ed è significativo che lo spazio in cui ci muoviamo sia una scuola. 

Anche in questa storia gli adulti fanno una magra figura, perché la maestra impedisce ai bambini di avvicinarsi all’albero perché «si sarebbe potuto rovinare», così l’albero viene circondato da un’aiuola respingente.

Ma Pedro non desiste e, abbraccio dopo abbraccio, rinvigorisce l’albero della scuola.

La maestra ora è preoccupata che, giocando intorno all’albero, i ragazzi possano farsi male, cadere… ma i bambini sono abbastanza sordi a questi richiami poco sensati.

«Pedro spiegò ai compagni di scuola che quell’albero aveva bisogno di molto affetto per crescere»

Così i bambini incominciano a leggere poesie all’albero, appendono casette per gli uccelli che possano cantare per lui… Il movimento investe tutti.

«Quel pomeriggio la maestra tolse la recinzioni e fissò un’altalena al ramo più forte, così che l’albero potesse giocare ancora di più con tutti i bambini»

L’albero diventa casa, biblioteca, compagno di giochi… così quando tra le fronde appare una gemma con il seme, i bambini e la loro maestra non hanno dubbi sul da farsi: “contageranno” un’altra scuola.

La metafora dell’albero che verdeggia e rinvigorisce gioca linguisticamente con quel “della”  che indica una appartenenza, ma forse anche una specificazione, come se l’albero stesso fosse il motore e il frutto più bello della scuola stessa. 

Anche qui gli adulti sembrano non capire il linguaggio “naturale” del seme e dei bambini, salvo redimersi – si sa che le maestre sono allenate a guardare i ragazzi –  e il dare frutto è l’esito naturale – ancora una volta – della vita stessa.

Un libro sulla speranza e sui frutti che la cura – anche e soprattutto dentro la scuola – non manca di far fiorire. 

L'albero della scuola Antonio Sandoval - Emilio Urberuaga - Elena Cannelli (traduttrice) 40 pagine Anno 2020 Prezzo 14,00€ ISBN 9788413430119 Editore Kalandraka
Un seme di carota Ruth Krauss - Crockett Jonhnson - Lisa Topi (traduttrice) 26 pagine Anno 2021 Prezzo 14,00€ ISBN 9788833700731 Editore Topipittori
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