Leggere Violetta Urlavento di Paul Martin quest’estate è stato per me un déjà vu che mi ha riportato all’anno scorso e alla lettura intensa e ferente de La casa di un altro mondo.

Anche in questo caso infatti la cornice “reale”, entro cui si svolgono le avventure della nostra protagonista, tocca infatti un tema delicatissimo come quello della violenza domestica. 

Un padre - che deduciamo violento - e la fuga di una madre con i figli e il cane Pavel sono l’incipit che determina l’arrivo di Violetta nella vecchia casa dei nonni, varco e soglia di un mondo magico che popola il giardino. 

Il ritmo vertiginoso e i cambiamenti improvvisi che investono la nostra giovane protagonista si riverberano nel tono narrativo che lascia - almeno inizialmente - molti margini sfuocati, molte domande aperte, molti interrogativi sulle coordinate dello spazio in cui siamo stati trascinati come lettori.

Violetta infatti, saltando fuori dalla vecchia finestra della sua nuova casa, si ritrova in un mondo magico i cui contorni sono indefinibili: la dimensione del giardino (che sembra più un mondo che un giardino), la stessa esistenza del giardino (è reale o immaginato?)… Il lettore rimane spaesato soprattutto per il fatto che Violetta accetta la vertigine di questo mondo magico senza rimanerne minimamente stupita e questo lascia il lettore dubbioso se fidarsi o meno di ciò che “vede”.

«“…Se tornassi a casa, scomparirebbe tutto? Mirtillo si tirava le bretelle del grembiule mentre guardava Violetta imbarazzato. “Non sono certo un saggio né un erudito, tutto quello che posso dirti è che il Giardino esisteva da molto tempo prima di te e continuerà a esistere dopo di te. A meno che la Tempesta lo divori…”»

«Violetta tira con un colpo secco il battente sformato della finestra. […] Facciamo che io ero un’eroina e tu il mio fido destriero… E andavano a esplorare il Giardino serlvaggio! risponde Pavel»

L’avventura prende piede in medias res e in modo travolgente. Luoghi magici, foreste incantate, creature tra le più inaspettate… tutto contribuisce a costruire un ecosistema incantato e fittamente pennellato: le 3 talpe sagge e un po’ svitate, l’Orda verde, i Giardiniani, il mare di erba alta, i Giardinotti, i Troll, la Compagnia dei Piccoli sentieri, le Ingranaggine, la Brigata Mirmeccanica, la Città Fittizia, gli Spazzacorpi…

Un mondo infinitamente sfaccettato, un ecosistema complesso e diverso che - come ogni tradizione letteraria che si rispetti - è minacciato da un’oscurità che prende il nome di Tempesta e che è pronta a travolgere e devastare ogni essere vivente; per sconfiggerla la Protettrice deve trovare dei “doni” che l’aiuteranno nella battaglia.

La narrazione è sostenuta da un interessante lavoro illustrativo di J-B Bourgois che - in modo importante per un testo narrativo corposo e complesso come questo - trapunta le pagine di ritratti minuziosi dei diversi personaggi.

A cavallo tra il mondo reale e magico Violetta si trova investita (forse in modo un po’ meccanico) del ruolo di protettrice e salvatrice del Giardino: riuscirà a trovare il modo di combattere la Tempesta? La protettrice che la precedette chi era? Cosa c’entra il nonno? 

«Io sono la Protettrice del Giardino [dice di sé Violetta di sé dopo poche pagine ndr.], devo impedire che arrivi la Tempesta. Troverò quei doni».

La storia avventurosa si nutre di luoghi tratteggiati in modo molto vivido: gli eventi sono incalzanti, le sfide si intrecciano e Violetta dimostra di essere consapevole che le vittorie sono traguardi complessi che devono rispettare un equilibrio che spesso richiede sacrifici, così come è chiaro che le persone (o le creature) abbiano ferite che non possono essere liquidate in una semplicistica contrapposizione buoni/cattivi.

L’avanzare della narrazione rivela il volto più metaforico di queste avventure e si lega sempre più strettamente alla vita “reale” e ai ricordi di Violetta, la stessa Tempesta mostra volti sempre diversi che si fanno sfuggenti: per ogni protettore combattere la Tempesta ha significato combattere con qualcosa di diverso. Il Giardino ha vissuto molte ere tutte conclusesi con la vittoria di una Tempesta su un Protettore.

«“Ma alla fine avete combattuto? La Tempesta, l’armata nemica è arrivata?” Lamark fece un lungo sospiro. “ Sì. Però il nostro piccolo Protettore si sbagliava. La Tempesta è arrivata da dentro, capisci?»

«A quei tempi la Tempesta era un’erbaccia che cresceva troppo, che copriva tutti, capisci? Sì era così in quel periodo. Una Tempesta Verde che soffocava qualsiasi cosa».

«Ogni Tempesta che ha travolto quel mondo è sempre stata legata a colui o a colei che, come Violetta, aveva il compito di proteggerlo. Inoltre, ogni volta era comparsa una figura malefica per opporsi ai Protettori e alle Protettrici. Per Violetta, questa figura ha un volto di ombra e un nome che aveva inventato da bambina: Kaliban»

La Tempesta per Violetta è Kaliban, come il personaggio deforme e malefico de La tempesta di Shakespeare e che tanto sembra riecheggiare un uomo nero, magari un padre nero.

Il crescendo si fa stringente e il confronto finale porta con sé una drammaticità che l’irrompere della realtà rendono quasi insopportabile (il padre di Violetta tenta di rapire la figlia e il piccolo figlioletto). 

Violetta si trova davanti alla Tempesta, al nero più nero.

«Il gigante d’ombra e di paura la teneva sospesa nel vuoto. Non aveva volto, ma la guardava negli occhi. Non aveva un corpo, ma riempiva lo spazio. Non aveva mani, ma la stringeva nel pugno. […] Il Giardino selvaggio non esiste. è un’invenzione da bambini. Solo il buio nella tua testa è reale. Diffonderò la notte nel mondo e nessuno soffrià più. Fai la brava ora. […] Kaliban non creava l’oscurità: lui era l’oscurità».

Il finale con la fuga e l’abbandono del giardino, lasciano sospesi i lettori: la fuga è onorevole?

I temi trattati sono forti e vanno considerati nella scelta di questa storia: il suicidio, la fuga dalla realtà, la violenza domestica, l’oscurità e la paura che vivono dentro ognuno…

In questo senso ho trovato molto triste la solitudine di Violetta che certo è sostenuta e supportata dal suo fido compagno cane («Pavel era la guida e la bussola di Violetta») e dalle creature del giardino, ma nella vita è ineluttabilmente sola: non c’è un adulto positivo che le si accosti, la difenda e la sostenga. È sola, è la Protettrice, deve trovare il coraggio di affrontare se stessa e la sua paura.

Il volume è il primo di una saga che mi ha certamente colpito e in parte stravolto, ma che aspetto di leggere nel suo svolgersi, per poter giudicare compiutamente.

Dai 10 anni.

Violetta Urlavento. La battaglia della protettrice, Terredimezzo Paul Martin - J-B Bourgois - Eleonora Armaroli (traduttrice) 448 pagine Anno 2021 Prezzo 16,00€ ISBN 9788861896192 Editore Terredimezzo
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