Beatrix Potter, Pulce editore

Beatrix Potter, Pulce editore

Le storie di Beatrix Potter nascono nel suo immaginario come storie per dei bambini reali: i figli dei suoi amici, quelli che incontrava in campagna, i bambini che forse popolavano la sua stessa infanzia. Con il tempo il talento di Beatrix Potter ha fatto sì che anche gli adulti rimanessero incantati dal suo lavoro e progressivamente quelli che erano libri per bambini sono diventati, volumi classici per appassionati o per adulti che leggessero ai bambini. Beatrix Potter, tuttavia, immaginava i suoi libri tra le mani dei bambini; in alcuni casi addirittura, in modo totalmente antieconomico, pretese che venissero stampati come leporelli  (una lunga striscia continua) proprio perché i bambini potessero giocarci ed osservarli in autonomia. In nome di questa origine ben marcata la casa editrice Pulce ha ripreso in mano le storie più semplici di Beatrix Potter, offrendole in un formato cartonato piccolino, adatto alle mani di quei bambini piccoli a cui erano dedicate (i primi volumi sono proprio gli antichi leporelli!). Ne sono venuti fuori volumi freschi, ariosi e resistenti, con immagini grandi e godibili, una alla volta, piano piano. Le prime due storie, poi, (La storia di un coniglio davvero cattivo e La storia di Miss Moppet) offrono la possibilità ai più piccoli di sperimentare l’arguzia, l’imprevedibilità e contemporaneamente il candore di personaggi unici. Sono davvero storie per bambini che è giusto stiano tra le mani dei bambini.

Ma dietro ad un progetto di questo tipo, che lavoro c’è? Per parlarvi di questi splendidi volumetti mi sono rivolta alla traduttrice, Elena Spagnoli, che per nulla avara di dettagli mi ha raccontato il lavoro immane - ma già lo sapevo! - che sta dietro ad un libro da proporre ai piccolissimi, con la preoccupazione di non tradire testi, ormai considerati classici.

Le lascio la parola, ringraziandola!

Beatrix Potter, La storia di un coniglio davvero cattivo, Pulce

Beatrix Potter, La storia di un coniglio davvero cattivo, Pulce

Recuperare il tono e l’intimità di un classico rivolto ai più piccini, avendo a che fare con un testo del 1906, credo che crei difficoltà immense. Inoltre lo stile Beatrix Potter affascina un pubblico che spesso è largamente adulto e a volte si rischia di dimenticare che questi racconti furono scritti per i bambini. I bambini poi sono cambiati, il modo di rivolgersi loro è cambiato…

Rispetto all’edizione precedente, ma anche rispetto alla recentissima traduzione di Chiara Carminati, ho notato dei dettagli di cui mi piacerebbe parlare con lei. Quando si riprende un testo classico come questo, cercando di recuperarne lo spirito originale (un racconto nato per lettori molto piccoli) a cosa bisogna guardare? Quanto si può intervenire sulla lingua originale per adattarla alla modernità?

Premetto di avere deciso di non leggere l’ultima traduzione di Chiara Carminati, per sentirmi libera di tradurre anche in modo identico, se per caso fosse capitato in alcuni passaggi.

Per questa traduzione mi sono confrontata soprattutto con l’autrice, Beatrix Potter. Non l’ho evocata in seduta spiritica, anche se probabilmente sarebbe stato divertente ritrovare la sua ironia pungente e assaggiare la sua reazione stizzita per il disturbo arrecatole e la violazione della sua privacy. 

Beatrix Potter non ha creato solo disegni, acquerelli, racconti e romanzi meravigliosi, nei quali, come ogni grande protagonista della letteratura, racconta di sé attraverso le proprie storie, ma ha lasciato anche un diario e un vasto epistolario. Per interagire con Beatrix Potter ho avuto la fortuna di incontrare un tramite, Lisa Emiliani, che definirei, senza timore di esagerare, una veneratrice di Beatrix Potter. Insieme abbiamo approfondito gli aspetti filologici, collaborando molto piacevolmente e proficuamente.

Ho imparato ad amare la traduzione al liceo classico, dove si affrontano autori decisamente lontani cronologicamente, culture apparentemente eterogenee rispetto alla nostra sotto il profilo etico, sociale, politico. Ho imparato anche che gli esseri umani non sono cambiati nella loro essenza più vera e che, quando ci si confronta con dei capolavori, il tempo non esiste.

Recentemente ho sentito mio figlio, diciassettenne, esclamare: «Quest’uomo è un genio!». Ho immaginato che si riferisse a qualche giocatore di basket, invece quando gli ho domandato di chi stesse parlando, mi ha risposto: «Seneca».

I grandi autori sono sempre contemporanei del lettore e se alcune traduzioni di classici greci e latini ci appaiono ostiche e anacronistiche è solo perché si tratta di traduzioni “antiche”, che richiederebbero un aggiornamento alla lingua attuale. 

La scrittura di Beatrix Potter è generalmente molto moderna, ironica, avvincente e altrettanto si può dire della lingua, che non presenta grandi difficoltà, ma... 

Una criticità potrebbe essere riscontrata nella resa del valore squisitamente letterario dei diversi testi: anche nel suo caso, come è naturale, taluni testi sono più riusciti e ispirati di altri e ho cercato di restituire fedelmente anche queste sfumature, le piccole cadute e le debolezze che umanizzano la grandezza di un’autrice del suo calibro. 

La storia di un coniglio molto cattivo e La storia di Miss Moppet costituiscono un caso emblematico di quanto ho appena detto. Differiscono tra loro e si distaccano in modo netto anche dalle opere precedenti.

Beatrix Potter, La storia di un coniglio davvero cattivo, Pulce

Beatrix Potter, La storia di un coniglio davvero cattivo, Pulce

La storia di un coniglio molto cattivo nasce da un desiderio della piccola Louie Warne, la figlia del suo editore, che si lamentò con Beatrix Potter per l’eccessiva bontà di Peter Coniglio e richiese espressamente la storia di un coniglio cattivo.

Alcuni critici considerano queste storie come le opere più deboli di Beatrix Potter, soprattutto La storia di un coniglio molto cattivo, nella quale indulge perfino a un finale moralistico, in linea con la produzione letteraria vittoriana. Questa è la dimostrazione della modernità e dell’unicità di Beatrix Potter che, l’unica volta in cui tenta di adeguarsi allo spirito dei suoi tempi, viene giudicata non all’altezza del proprio usuale valore.

In questo senso La storia di un coniglio molto cattivo potrebbe presentare qualche difficoltà di traduzione, non tanto legate al testo, semplicissimo, quanto alla tentazione di intervenire più del dovuto. Pertanto in questo caso c’è stata una riflessione congiunta anche con l’editore, nello specifico con il collettivo di traduzione di Pulce, Verba Manent.

Beatrix Potter, La storia di Miss Moppet, Pulce

Beatrix Potter, La storia di Miss Moppet, Pulce

Ci siamo resi conto che l’intervento necessario per rendere il testo un po’ più brillante e meno didascalico poteva essere davvero minimo, perché per me era imprescindibile che la scrittura originale venisse rispettata il più possibile. Abbiamo inoltre convenuto che questi piccoli aggiustamenti, necessari per i cartonati e gli albi delle storie singole, potranno non comparire invece nella raccolta, che terrà in maggior conto le legittime aspettative di aderenza al testo originale del pubblico adulto di appassionati di Beatrix Potter, pur restando perfettamente fruibile e godibile anche per i lettori più giovani.

Peraltro La storia del coniglio molto cattivo e La storia di Miss Moppet costituiscono operazioni commerciali ideate da Beatrix Potter, notoriamente grande e lungimirante imprenditrice, perciò ci siamo convinte che l’autrice avrebbe apprezzato dei piccoli aggiustamenti per rendere il testo più gradito alle bimbe e i bimbi di oggi. 

La sequenza illustrativa è facilmente interpretabile anche dai lettori molto piccoli e questo aspetto risulta ancora più evidente qualora si compia l’operazione di montare il libro nel formato del leporello, come originariamente concepito da Beatrix Potter. 

Io scrivo nella mia lingua, l’italiano del 2021. Mantenere lo spirito, le intenzioni, le sfumature di un testo e di un autore, secondo me, prescinde in parte dal lessico. Chiaramente il lessico tecnico, specialistico, ma anche emotivo deve essere precisissimo, tuttavia quando accompagno un testo che giunge da una terra straniera, approderà sempre nell’hic et nunc in cui mi trovo, anche se l’autore fosse Seneca. Vorrei riuscire a traghettare tutto quello che un testo contiene: la personalità di chi l’ha scritto, la sua cultura, le tradizioni, le abitudini, il contesto storico, per renderlo accessibile e godibile a chi vive in questo momento storico, in questo contesto e in questa lingua.

Mi hanno da poco raccontato di una bimba di dieci mesi che trova questo cartonato esilarante, soprattutto la scena madre dello sparo. Per me lo scopo della traduzione è il medesimo che anima chi quelle opere le ha scritte: continuare a far ridere, far riflettere o commuovere lettrici e lettori, secolo dopo secolo, in un vero e proprio viaggio nel tempo che ci accomuna e ci unisce, nel nostro essere umani, a chi ci ha preceduto.

Beatrix Potter, La storia di Miss Moppet, Pulce

Beatrix Potter, La storia di Miss Moppet, Pulce

Il passaggio dal “voi” (certamente più adatto a un’edizione sontuosa come è la raccolta) al “tu”, chiama in causa direttamente il bambino: che significato ha nella sua progettazione del testo?

Trattandosi di un testo che Beatrix Potter ha concepito e scritto esplicitamente per una bambina in carne e ossa, Louie, che la chiamava addirittura zia Beatrix, essendo la figlia di Harold Warne, fratello del fidanzato di Beatrix Potter, mi è sembrato naturale utilizzare il “tu”. 

Immagino che, anche per la piccola lettrice di dieci mesi che ho citato prima, sentirsi chiamata in causa direttamente attraverso l’utilizzo del “tu” sia molto più coinvolgente e comprensibile rispetto all’uso del “voi”, che oggi è molto raro e desueto.

In considerazione dell’origine epistolare della storia, ci siamo convinte che il “tu” fosse anche nelle intenzioni dell’autrice. Solo la già citata seduta spiritica potrebbe darci una conferma ufficiale, ma non ci permetteremmo mai di importunare Miss Potter (o Mrs. Heelis) per così poco.

La storia del coniglietto molto cattivo si apre con una raffica di domande che mi sembra orientarsi nuovamente nella direzione di coinvolgere il bambino: la voce di Beatrix Potter sappiamo essere molto presente era però una voce tipica di fine Ottocento. Come ci si comporta in questi casi?

Il testo della prima apertura è particolarmente ironico e l’uso delle domande accentua l’absurdum dell’accostamento tra l’immagine di un normalissimo e tenero coniglio, identico di fatto al coniglio buono che comparirà nell’apertura successiva, e il testo che pretende di evidenziare caratteristiche, per l’appunto inesistenti, ma che dimostrerebbero in modo inequivocabile e quasi lombrosiano la perfidia di questo animale. 

La domanda, a differenza della proposizione affermativa, non si limita a far notare alla piccola lettrice o lettore un dettaglio, ma induce istintivamente e automaticamente una maggiore attenzione, la ricerca di una risposta che la domanda sottintende. Si concede maggiore spazio alla riflessione. Una domanda apre un vuoto da riempire, la domanda è un grimaldello per schiudere varchi al pensiero libero e creativo in un ascolto che potrebbe altrimenti essere meramente passivo. 

Beatrix Potter, La storia di Miss Moppet, Pulce

Beatrix Potter, La storia di Miss Moppet, Pulce

Con una scelta che invece trovo opposta alla generale tendenza alla frammentazione sintattica, ho molto apprezzato che le frasi secche e monoproposizionali, siano state organizzate secondo schemi coordinati e non per forza isolati, come invece era nella traduzione collettiva del 2016. Il testo originale che ritmo ha?

L’uso della paratassi in inglese è molto più frequente e tipico che in italiano, quindi la trasformazione in periodi ipotattici più complessi tramite l’introduzione di subordinate è piuttosto consueto, anche nel caso di traduzioni di testi contemporanei.

Il testo originale presenta effettivamente frasi monoproposizionali che in italiano risultavano, nella lettura ad alta voce, poco scorrevoli. Bisogna sempre considerare, nel caso di libri per utenti che non hanno ancora acquisito competenze di letto scrittura, che il testo verrà proposto e letto da un adulto, il quale potrebbe anche non essere in grado di elaborare quei piccoli aggiustamenti necessari per rendere l’ascolto più piacevole e accattivante. Questo è un esempio dell’attualizzazione del testo cui ho accennato in precedenza.

Beatrix Potter, La storia di un coniglio davvero cattivo, Pulce

Beatrix Potter, La storia di un coniglio davvero cattivo, Pulce

L’uso dei deittici mi è sembrato davvero appropriato nel coinvolgimento del pubblico (questo, quello…), eppure credo che questo sia un usus sintattico della Potter che usava il testo come esplicazione dei disegni: come trovare un equilibrio tra il continuo “spiegare” e la costruzione di una storia?

Come ho già avuto modo di dire, La storia di un coniglio molto cattivo è un testo quasi unico nel panorama dell’opera omnia di Beatrix Potter e viene considerato anche uno dei meno riusciti. Personalmente concordo solo in parte con questa lettura. 

Sebbene sia indiscutibile che Beatrix Potter si trovi assai più a proprio agio nelle narrazioni complesse e che i vertici della sua arte, anche come illustratrice, si possano ritrovare nelle tavole più ampie e ricchissime di dettagli e suggestioni metaforiche, che costituiscono un favoloso controcanto di approfondimento e ampliamento del testo, nondimeno anche in questo libriccino si possono identificare elementi interessanti.

Un esempio è il modo in cui ha reso il momento dello sparo, con una sorta di dissolvenza molto asciutta, quasi grafica, che ancora oggi si può ritrovare nei fumetti, nelle scene di lotta, penso in particolare ai fumetti Disney.

Direi che, nonostante non costituisca certamente la sua opera più ispirata, il genio dell’autrice traspare ed emerge comunque in piccoli dettagli.

I dettagli sono fondamentali per apprezzare appieno Beatrix Potter. È stata una donna e un’autrice molto complessa, dagli interessi poliedrici, brillante, moderna, anticonformista, con idee ben precise sulla società, l’economia, la politica, e tutte queste sue competenze e opinioni sono confluite anche nella sua opera. 

Il coniglio cattivo nel finale della storia non solo fugge, ma ha anche perso due dei tre elementi che in apertura Beatrix Potter ci invita a notare: la coda e i baffi, come a suggerire che, adesso che ha imparato la lezione, il coniglio diventerà buono e il suo aspetto lo dimostrerà. La questione della corrispondenza (ovvero non corrispondenza) tra aspetto esteriore e indole morale è un elemento cruciale, soprattutto per quanto concerne l’abbigliamento, al centro di interessanti analisi critiche.

L’aspetto paratestuale, di fondamentale importanza qualunque sia l’autore o autrice che si affronta, nel caso di Beatrix Potter è estremamente affascinante e indispensabile per comprenderne a fondo l’opera.

Per rispondere più nello specifico alla domanda, non mi sono sentita costretta o forzata; la narrazione scorre senza intoppi particolari, pur nella sua essenziale elementarità. 

Per amore di verità devo ammettere di non sentirmi mai “costretta” in un testo quando traduco. Cerco di immedesimarmi al massimo nel testo, nell’autore, nello stile, nelle intenzioni e nulla mi dispiacerebbe di più che tradire il testo. I fraintendimenti possono capitare ovviamente, ma non intervengo mai scientemente sul testo con intenti migliorativi. Ambisco a sparire completamente, mettendomi al servizio dell’autrice o dell’autore. Cerco di comprendere a fondo l’opera, sia nei suoi elementi espliciti che in quelli impliciti, per poi trasporlo nella mia lingua come l’avrebbe scritto l’autore se la sua lingua di partenza fosse stato l’italiano.

In questa occasione, avendo tradotto la raccolta completa, ho avuto modo di ascoltare a lungo e in tutte le sue espressioni, i suoi timbri e colori, la voce di Beatrix Potter, e di immergermi nel suo mondo artistico e anche umano, che inevitabilmente imbibisce la produzione letteraria e da essa traspare, in un rimando continuo tra biografia e opere.

Ho notato invece un generale scrollamento dai diminutivi nell’avventura del coniglio cattivo (codino, poverino), mentre al contrario alcune introduzioni in Moppet (topino, buchino): mi racconta le ragioni di queste scelte?

I diminutivi non si attagliano a un coniglio cattivo. 

Tuttavia  ritengo che il tema dell’uso dei diminutivi e dei vezzeggiativi sia abbastanza personale e si leghi molto alla sensibilità e alle scelte del traduttore, per una questione meramente riconducibile alla eterogeneità in ambito grammaticale tra le due lingue.

In La storia di Miss Moppet è parso più indicato l’utilizzo del diminutivo “topino”, perché l’illustrazione presenta un topo indiscutibilmente piccolo, un simpatico topino bruno, ben diverso da Samuel Whiskers per intendersi. 

Miss Moppet è una micetta, una cucciola, il buco nello straccio che si avvolge intorno alla testa è quindi per forza un buco piccolo, un buchino appunto. 

Devo ammettere di avere anche ricevuto la consulenza di un paio di bambine di tre anni che hanno “letto” la storia, definendo “buchetto” il buco dal quale se la svigna il topino. 

Non c’è stata tanto una riflessione legata all’uso del “bambinese”, quanto piuttosto una ricerca della migliore resa delle immagini. Supponiamo di non avere a disposizione l’illustrazione e di leggere: “il topo fuggì dal buco nello straccio”, l’immagine mentale sarà molto probabilmente connessa, non solo al vissuto del ricevente, ma anche al significato di topo e buco, che non suggeriscono nulla rispetto alle dimensioni. Utilizzando i diminutivi “topino” e “buchino” invece è probabile che l’immagine mentale si avvicini molto a quella dell’illustrazione.

Baffi feroci è un’espressione che mi ha molto colpito: per quale ragione ha scelto questo aggettivo?

Beatrix Potter era estremamente ironica e spiritosa, ma con asciuttezza e laconicità molto british.

Ho semplicemente cercato di trasporre in italiano il buffo e surreale ossimoro da lei scritto nel testo originale e posso solo augurarmi di esserci riuscita… 

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