Regalare un libro è già una grande azione.

Oltre all’oggetto, innegabilmente bello, dall’odore e dalla consistenza unici che, nel caso dei libri illustrati è arricchito con opere d’arte e creatività da ammirare, il libro può regalare emozioni, un mondo, una storia, un suggerimento, un conforto, un insegnamento e in ogni caso permette alla ragione di arricchirsi e all’animo di destarsi, foss’anche solo per noia :)

Ma chi decide di donare un libro ha, a mio avviso, un’altra imperdibile occasione per rendere indimenticabile (e intendo per l’eternità e oltre!) il gesto.

Premetto che so che le opinioni a riguardo sono assai differenti. Mio marito è una sorta di sceriffo dell’intoccabilità del libro: non vuole cancellare il prezzo, guai ad avvicinare dell’inchiostro alle pagine – mai e poi mai, nemmeno se si tratta di un libro da colorare! – non appoggiare il libro aperto per tenere il segno, e così via. Io invece i libri li vivo: sono  irremovibile quando si tratta di incolumità dell’oggetto (non si fanno orecchie, non si sottolinea con penne, pennarelli…), però amo anche legarli a me in modo indissolubile (li timbro con il mio ex libris, ne sottolineo a matita i brani che amo, faccio anche degli schemi genealogici se rischio di perdermi tra i molti personaggi, li tengo aperti per ammirarne le immagini mentre lavoro…). Così quando regalo un libro lo dedico.

Dedicare un libro significa che, insieme ad una storia, a delle immagini, a delle emozioni, io lego a me con un filo sottilissimo la persona a cui consegno il libro.

Può essere una dedica emotiva in cui si scrive di ciò che si prova, o una dedica che spiega le ragioni per cui si regala, ma basta solo il nome: sarà l’occasione per farsi ricordare.

La relazionalità, quel clima di condivisione che la lettura ad alta voce regala, quella consapevolezza di costruire un pezzetto alla volta un rapporto, di cementificarlo, per me si concretizzano anche nel dedicare i libri che regalo e nel commuovermi quando leggo quelle scritte per me, nel leggere quelle dei miei nonni, nel pensare che resteranno delle parole anche per Saverio, a partire da quelle del suo papà e della sua mamma.

E voi che ne pensate?

Dedicate, dedicate, dedicate!

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