L’amore per la natura, i fiori, gli insetti, gli animali da parte degli artisti cinesi e giapponesi è cosa nota.

Le stampe preziose su seta, carta di riso e carta di fiori e uccelli hanno addirittura un nome specifico (kacho-e) che testimonia la prolifica tradizione di quest’arte che rappresenta un patrimonio di inestimabile bellezza, nato in una cultura a cui appartiene una sensibilità unica nella raffigurazione e nel sentire il movimento della vita naturale.

Uno stile artistico, certamente, ma anche dunque una sensibilità spiccata e unica nell’approcciarsi armonicamente al mondo naturale, secondo una coscienza che con il tempo è diventato nostalgia.

Le opere d’arte, diffusissime e amate a cavallo tra l’800 e il ‘900 sono naturalmente singole rappresentazioni - spesso in formato alto e stretto derivate dal rotolo verticale su cui venivano dipinte - che immortalano diversi soggetti, a volte ricorrenti, ma che rappresentano un momento, un attimo.

All’interno di un progetto ardito e piuttosto curioso Cristina Petit organizza alcune stampe di uccelli, animali e fiori di Ohara Koson, un celeberrimo artista ottocentesco giapponese, in una storia o meglio in una favola che sembra nata in secoli lontani e che dai secoli lontani, raccoglie suggestioni ed echi: La notte in cui la luna sparì.

L’immortalità del genere favolistico, con i suoi tempi sicuri e i suoi simboli incarnati, si presta bene ad accompagnare immagini di questo tipo.

Le opere d’arte dell’artista giapponese vengono quindi legate da un filo di senso creato dalle parole e certamente accennato dalla sintonia e dai legami che impercettibilmente o meno i soggetti dei dipinti avevano (già) creato.

«La luna piace molto i bambini e molto anche gli animali. I bambini la guardano dalla finestra dal marciapiede»

L’incipit, che poco ha di storico, sceglie la luna come ponte per unire l’infanzia, i bambini di oggi e di ieri, e le figure di una fauna lontana e di un tempo antico.

«Per alcuni animali notturni è un grande lampione di latte. Ecco quello che successe uno strano giorno di settembre. Alle oche arrivò voce che la luna quella notte non si sarebbe presentata all’appuntamento nel cielo»

Le oche giapponesi, orgogliose e altere con i loro colli cignei, la loro livrea bianca e con i loro musi intelligenti creano scompiglio nella comunità degli animali.

«Qua! Qua! Qua! Qua! Qua! Qua! Qua! Qua!»

Al vociare chiacchierone e allarmato delle oche fa da contraltare la calma paziente del babbuino che alla notizia della possibile defezione della luna, non si fa certo prendere dal panico, così come la sicura e certa tigre.

Eppure le notizie e l’allarmismo si diffondono come onde nello stagno: delle oche, alle anatre e poi alle carpe che danzano, si ritrovano e si incrociano come a crocicchi di strade liquide sconosciute.

«Il babbuino guardava, rideva, e non si muoveva»

Come una goccia che progressivamente si allarga la notizia arriva alle mosche, alle rane, al gufo: i qua qua delle oche trasmettono la paura e la preoccupazione tutta intorno.

«Qua! Qua! Qua! Qua! Qua! Qua! Qua! Qua! Le oche erano sempre più agitate perché nessuno faceva niente e perché la luna non si vedeva spuntare nel cielo»

Il climax di agitazione è alle stelle, amplificato dal verso onomatopeico delle oche, e quasi aspettiamo certi che una voce interverrà, dicendoci che l’impazienza non è mai stata una buona consigliera e che le cose vanno attese con calma. La morale di questa favola non è esplicitata dalle parole, ma si incarna nella figura del babbuino che smosso nella sua epicurea placidità scende dal suo bambù e per prima cosa spiega alla mosca che «la pazienza è la virtù dei forti e che spesso non tutto è come sembra nella vita». Poi, con gentilezza e con quella autorità indiscussa propria dei saggi, chiede un favore personale alla luna.

Così che quella sera, quelle sciocche delle oche «poterono fare il loro spettacolo di volo sincronizzato che stavano preparando da mesi» e che forse era la ragione di tutto quell’allarme e di quel chiasso fastidioso che aveva smosso la foresta, anche se…

Le immagini sono stupende: la profonda conoscenza naturalistica crea tavole illustrate precise, animate da un segno finissimo ed elegante ed illuminate, nei loro grigi eleganti, da bagliori di colore acceso (il becco delle oche, il caco sul ramo, le zampe dell’anatra…) in un equilibrio precario e armonico. Immagini che non ci si aspetterebbe di vedere in un albo illustrato e che pure si accordano in modo perfetto a questa storia e si rivolgono in modo originale a bambini che vogliono esplorare mondi conosciuti attraverso immagini e rappresentazioni inconsuete eppure stupefacenti.

Una storia di immagini, capace di comunicare quella sintonia con lo sguardo malinconico e pure stupefatto degli artisti orientali che nella natura sentono vibrare il petto.

La notte in cui la luna sparì Cristina Petit - Ohara Koson 44 pagine Anno 2022 Prezzo 13,90€ ISBN 9788836280292 Editore Pulce
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