Sotto lo stesso tetto di Chris Raschka è un interessante romanzo, che riprende il topos narrativo della collettanea di storie che si avvicendano in un condominio.

10 capitoli per altrettante storie dedicate agli abitanti del 777 di Garden Avenue a New York, che si trasformano in un vero e proprio concerto, perché non solo ogni capitolo corrisponde a una storia particolare, ma contemporaneamente il ritmo e il “gusto” di ogni narrazione è diverso: c’è l’avventura a sfondo sportivo di Jack Semedizucca, il pugile topo, c’è il mistero della casa con la camera murata che riprende stilemi tipici dei racconti del mistero, al capitolo 6 c’è la storia d’amore orchestrata dall’ascensore Otis, mentre al capitolo 8 ci immergiamo nel giallo che riguarda il boicottamento della vecchia caldaia Liesl. 

Ci sono poi racconti intrisi di ironia o di struggente commozione, vicende incalzanti o placide… C’è la topolina psicanalista a cui si scioglie il cuore nell’incontro con il topo jazzista:

«Anche un cuore razionale come quello di Anna non poteva superare indenne un concerto di Brahms ascoltato così da vicino» 203

C’è il sarcastico signor Sherman alle prese con la caldaia rotta:

«“Non volete controllare la temperatura in camera da letto? È fredda come lo spazio infinito. È come il lato nascosto della luna. Avete visto per caso quel documentario sui pinguini imperatore nell’Antartide? Ecco, quella è la mia camera da letto in una giornata calda! Guardate, fa così freddo che non mi crescono più capelli! Sto diventando calvo. […] Gli eschimesi hanno ben ventinove modi diversi di dire freddo. Il numero ventitré è umlukniknob che tradotto significa il mio soggiorno» 218

C’è il signor Jones, incapace di addormentarsi, preda dell’ansia:

«Ma adesso le cose andavano diversamente perché il signor Norton aveva accettato di sedersi accanto a lui. E così facevano tutte le notti. […] Che cosa faceva il signor Norton accanto al letto del signor Jones? Niente di particolare. Stava seduto e basta. Era semplicemente presente. Era la faccia, il corpo, la mano che cancellava il sono solo del signor Jones. Il signor Norton era quel qualcuno, e non più nessuno che gli stava accanto» 235

Le storie possono anche svolgersi quasi completamente al di fuori delle mura del condominio, perché in quel luogo ognuno porta la sua storia composta da tutti gli attimi che la compongono: come nel caso della storia dedicata al signor Norton e al signorJones che si svolge in realtà in tutte quelle situazioni fuori che mettono in terribile agitazione il signor Jones e a cui l’amato signor Norton porta una soluzione davvero ingegnosa!

Le storie hanno una certa autonomia, soprattutto perché spesso si allungano a toccare il passato e il futuro, anche se i personaggi si intrecciano, si incontrano e interagiscono tra di loro, al di là di ogni barriera temporale:

«La signora Rotterdam-Bottom ha un debole per quell’ascensore. […] Vuole sapere perché? La storia era questa» 143

«Questo accade molto tempo fa, quasi ottant’anni fa» 152

«Come sarebbe andato a finire questo amore segreto? Lo scopriremo» 15

Il lettore è catapultato indietro, addirittura alla fondazione e alla costruzione dell’edificio negli anni ’20 del Novecento, con l’episodio dedicato alla stanza dimenticata o all’amore tra Sandy e Delphinia o salta in avanti, tralasciando di raccontarci tutti gli anni trascorsi da Theo all’università: ogni storia però contribuisce alla costruzione della storia del 777 nel presente.

Architetti, contabili, ascensori, imprenditori, musicisti, lavavetri, ragazzini, ex militari… persone diverse rese inaspettatamente prossime da una casa, la loro casa, un edificio che ha incrociato i loro destini. E il ruolo delle mura, degli oggetti, degli animali che vivono nel condominio è esattamente lo stesso ruolo che hanno le persone, nella tessitura di questa trama.

Otis, l’ascensore, ad esempio è molto democratico e se ne frega totalmente dei pregiudizi e delle divisioni sociali che all’inizio del Novecento erano ben radicati nella società americana:

«Otis era un ascensore osservava il mondo con gli occhi di un ascensore, cioè senza pregiudizi, e non vedeva perché i due, Delphinia e Sandy, non si dovessero incontrare diventare amici» 150

Persone, topi, ascensori, caldaie, persino dei venti vengono raccontati e narrati nello stesso modo come uguali abitanti del medesimo condominio:

«Jack [il topo ndr.] non riuscì a credere alla sua fortuna. Sarebbe stata la sua occasione di farsi conoscere nel resto del mondo. New York city! Dove aveva combattuto Muhammad Alì! Dove era nato Mike Tyson! Dove Knut Knuckleson, il Ratto Norvegese the Sheepshead Bay, aveva mosso i primi passi da pugile!» 123

«Raggiunti i due anni di età, Otis era in perfetta forma e andava su e giù come un vero professionista. Stava anche cominciando a sviluppare una sua personalità. Ogni tanto si divertiva con i suoi scherzetti. Magari chiudeva le porte a metà, poi le riapriva e poi le richiudeva, il che dava ai suoi passeggeri l’impressione di essere intrappolati in un vortice spazio-temporale» 147

«I venti artici si spostarono dal loro solito parco giochi nel nord del Canada e scesero improvvisamente verso sud» 211

L’illustratore e autore statunitense Chris Raschka dà prova di una spiccata capacità di gestire una struttura complessa, orchestrandola con varietà e solidità, e animandola di originali ritratti (anche illustrati!).

Come ci mostra il racconto finale, la prossimità ci rende inevitabilmente connessi, pur nella diversità: sta a noi attribuire il peso e la qualità a questi legami, che tessono la vita quotidiana. Una bella proposta, ricchissima, per ragazzi dai 9-10 anni.

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Sotto lo stesso tetto Chris Raschka - Francesco Piperno (traduttore) 283 pagine Anno 2022 Prezzo 16,00€ ISBN 9791280011046 Editore Biancoenero
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