I cani sono grandi ascoltatori, sono grandi amici, alleati silenziosi e fedeli che, a volte, nei momenti più bui sanno sostenere come amici umani non riescono. 

Questo tema si declina in modo interessante in due recenti uscite che mi hanno colpito.

Elise e il cane di seconda mano di Bjarne Reuter e Le parole di mio padre di Patricia MacLachlan.

Nel primo caso a mancare è la mamma, impegnata in un lavoro importante molto lontano da casa. Elise e il suo papà, uno squattrinato musicista, si godono una vita a due fatta della gioia di piccole cose uniche, come le serate sul tetto di casa scrutare il cielo con un vecchio cannocchiale o le liquirizie succhiate piano e intensamente insieme. Entra però nella loro vita Gasometro (in verità McAududdi) un cane malato e malmesso dopo un incidente stradale… un cane di seconda mano, insomma. Questo cagnolino bruttino e deforme si rivela però un cane speciale, un cane intelligente e soprattutto parlante. Nello svolgersi delle piccole avventure quotidiane, questo rapporto tra pari (i due si parlano, si sostengono, si spalleggiano…), diventa per Elise la possibilità di una serenità e di una leggerezza che il peso greve della mancanza della mamma, spesso impediva. Quello che colpisce nello svolgersi di questo gustoso racconto che si districa tra riti familiari piuttosto originali, pomeriggi con la zia, suonate sotto la neve e esplorazioni esotiche in cameretta è la cesura che si percepisce tra il mondo di Elise e quello degli adulti. McAududdi parla ad Elise, ma nessuno degli adulti è disposto a credere alla bambina: nessuno ha mai sentito parlare il cane e quindi tutti trattano con sufficienza questa rivendicazione di Elise. Un’eccentricità, accettata e scusata forse per la situazione in cui vive Elise, ma comunque mai affrontata insieme al dolore che pesa sul suo cuore.

«“Non è giusto che non mi credi”» continua a ripetere Elise, eppure nessuno accetterà mai che McAududdi parli. Il mondo immaginifico di Elise è in effetti molto ricco e fecondo e i suoi sogni si intrecciano in modo naturale con la realtà, ma questo non significa che uno dei due volti non sia vero ed Elise ha nitidamente chiara questa cosa.

«“Tu e i tuoi ‘va bene’! Non c’è niente he va bene. Un conto è dire che una cosa va bene, e un altro è dire che è vera. E poi devi smetterla di trattarmi come una bambina dell’asilo!” “Scusami, non intendevo ferirti. Ma insomma, Elise, cerca di capire. “Tu non sai niente, Fie. Niente”»

La scrittura è articolata e interessante, la storia si intreccia in modo interessante in più punti con la musica; la narrazione dell’intricato sentire di Elise, il suo dolore, i suoi desideri, la sua tristezza sono profondi e veri e rivendicano di essere guardati e considerati al pari di quelli degli adulti. Anche il finale speranzoso e felice non negano il ruolo cruciale che quelle orecchie buffe e quel muso schiacciato hanno avuto nella vita di Elise. E poi, chi ha un cane lo sa, è innegabile che parlino.

Anche ne Le parole di mio padre i cani hanno un ruolo centrale. Dopo poche pagine e un paio di omelette per colazione, infatti, il papà di Fiona e Finn muore tragicamente e improvvisamente in un incidente d’auto. Il racconto focalizzato e in prima persona dà voce a Fiona, al suo smarrimento, al suo dolore lancinante, alla sua ricerca di senso e alle osservazioni esatte del dolore sfiancante che si rovescia su di lei e sulle persone a lei care: sua mamma e suo fratello. Eppure in una situazione che non sembra avere barlumi di pace, una rete di amicizie e di gesti e di parole viene in soccorso di Fiona abbracciandola e prendendola per mano. Il bene che uno fa, ritorna come un’eco. Le parole buone e curative che il papà di Fiona, psicoterapeuta, ha regalato preziosamente a tante persone tornano come un’onda di bene. Ricordi di parole e frasi dette che si illuminano nell’esperienza reale e cruda del dolore e della mancanza di Fiona, di suo fratello e di sua mamma. In quest’onda di bene, ancora una volta sono due cani a rendere esemplare come prendersi cura sia un’azione semplice che implica contemporaneamente la sfida di essere “curati” dall’altro. Un cane abbandonato, Emma, è la strada per Finn, di lasciar scorrere via la rabbia e riscoprirsi amato: Emma non vuole più vivere, neanche Finn, ma insieme scopriranno di potersi aiutare. Jenny invece non chiede che poter stare vicino a Fiona, attendendo che lei la veda. In un muoversi di persone, amici, vicini e pazienti che si mettono in moto per una gratitudine profonda, questi due cani (Emma e Jenny) sono l’occasione per i bambini per accorgersi di tutto ciò che accade intorno a loro e l’occasione di non perdere niente, ma custodire tutto come un tesoro prezioso. Non hanno parole i cani, ma permettono che queste si fissino nel cuore.

«Dona nobis pacem. Dona nobis pacem»

Anche in questo caso la musica è un filo infrangibile che si intreccia nella trama della storia: parole, canti, musica.

«Le note ci arrivano addosso come rotolacampi. Rotolacampi. Come le parole di mio padre»

Anche di fronte alla morte la felicità è possibile, basta vederla e accettarla.

[shareaholic app="share_buttons" id="15118398"]
Elise e il cane di seconda mano Bjarne Reuter 224 pagine Anno 2020 Prezzo 13,50€ ISBN 9788870917093 Editore Iperborea
Le parole di mio padre Patricia MacLachlan 144 pagine Anno 2019 Prezzo 12,90€ ISBN 9788869054181 Editore Harper Collins
Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *