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5 ottobre 2017

Forse l’amore

L’amore è semplice, forse, l’amore. Forse l’amore di Silvia Vecchini e Sualzo, è il connubio tra la poesia – di Silvia – e il fumetto – di suo marito Sualzo. Un esperimento già percorso dalla coppia e che funziona, nonostante i due medium sembrino distanti e con poco o nulla in comune, funzionano perché, in fondo, l’intesa tra i due artisti è perfetta.

Non ci si accorge di essere dentro un vaso poetico, la casa editrice Tunué infatti si occupa rinomatamente di fumetto e nulla suggerisce che questa storia non lo sia.

«Forse l’amore è una sveglia che suona all’improvviso è mettersi sempre la stessa maglietta che ti ha portato fortuna oppure cambiare di continuo per parlare con i colori che indossi».

Se non ci fossero quelle prime quattro parole («forse l’amore è»), il testo che segue potrebbe sembrare una semplice descrizione di una giornata qualsiasi di un adolescente. Seguiamo infatti una ragazza e un ragazzo dalle loro camere, in cui si vestono e raccattano zaini e matite, fin dentro al liceo, tra una lezione di chimica e una di italiano, tra geografia ed educazione fisica, tra l’ora di musica e quella di biologia.

L’amore è semplice è quotidiano, è fare le stesse cose di sempre, ma con una diversa tensione dentro, all’inizio. Sono le solite parole, ma con un altro significato: è l’incipit che è diverso.

«Forse l’amore è»: è niente, quattro parole, ma cambia tutto.

Così «è una cartina che hai sempre avuto davanti agli occhi ma solo adesso riesci a trovare città, fiumi, confini» descrive un’esperienza comune, banale, ma dopo quelle quattro parole è un orizzonte diverso e così esistenzialmente vero.

Testo e immagini giocano complici tra di loro: le immagini seguono le vite indipendenti dei due protagonisti che intuiamo incrociate, ma non in che modo (si conoscono già o no?) attraverso riquadri e sequenze tipiche del fumetto, il testo, insinuatosi sul bianco delle cornici, quasi noncurante di aver voluto spingerci oltre la superficie delle parole, segue quasi con flemma i tempi scolatici come se l’amore in fondo non c’entrasse per niente. Ma c’è qualcosa. Le parole si svelano progressivamente, assonanti, musicali, con un ritmo che non è quello della prosa («andare a tempo, riconoscere, tra tanti, un momento»), le immagini comunicano un’attesa che cresce, pagina dopo pagina. Sualzo struttura con molta capacità le sue immagini: sa quando i silenzi vanno “allungati” e quando invece servono sequenze incalzanti perché le parole esprimano compiutamente il loro significato. I colori tenui, quasi ingrigiti, riprendono il carattere mansueto di un testo che non vuole essere gridato, in alcun modo.

L’effetto complessivo è… vorrei dire dimesso senza che sembri un difetto, molto lontano dagli arzigogoli mentali degli amori tragici e dalle relazioni impossibili che a volte, sembrano la quotidianità dell’amore: un amore felice, fatto di diari scolastici e di corpi, di lezioni di musica e di corse per le scale… è forse l’amore?

«È trovare il posto occupato, solo per te, già preso. È un cuore in battaglia, felice, già arreso».

In chiusura il testo poetico si mostra per quello che è come a dire: te ne sei accorto, sono una poesia? Ma direi che i lettori attenti se ne n’erano già accorti!

Una storia d’amore, semplice e reale che potrà offrire parole e senso a quei ragazzi adolescenti (dai 13 ma forse meglio dai 15 anni) che vi ci si imbattessero, in un giorno qualunque.

Forse l’amore
Silvia VecchiniSualzo

48 pagine
Anno: 2017

Prezzo: 14,90 €
ISBN: 9788867902224

Tunué editore
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