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7 gennaio 2016

LIA: ironia

Secondo il vocabolario Treccani l’ironia è «la dissimulazione del proprio pensiero con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con tono tuttavia che lascia intendere il vero sentimento. Può avere lo scopo di deridere scherzosamente o anche in modo offensivo, di rimproverare bonariamente, di correggere, e può essere anche una constatazione dolorosa dei fatti, di una situazione ecc.». Insomma l’incontro Lia del mese di dicembre partiva in salita verso una vetta lontana e si è concluso con una discesa per mille strade tutte diverse. Su di una cosa sola eravamo e siamo rimaste d’accordo, comprese le nuove entry Allegra Agliardi e Emanuela Vallardi (benvenute!): l’ironia non fa ridere, fa sorridere al massimo, fa riflettere per lo più.

Io mi ero messa molto al lavoro, avevo tirato fuori il mio volumetto di Freud sul motto di spirito e le mie riflessioni mi avevano inizialmente portato a riflettere sul fatto che per capire l’ironia bisogna essere in grado di metaforizzare e quindi l’ironia non è affare per bambini troppo piccoli, abituati a vedere le cose così come sono, senza che questo impedisca loro di vedere la magia della realtà.

A partire da questa considerazione avevo identificato 3 diverse modalità di fare ironia a seconda del grado di sovrapposizione dei due livelli: reale, metaforico.

1) Nel primo caso abbiamo una netta separazione dei due piani: c’è un livello reale e un livello metaforico talmente irrealistico da essere considerato tale dagli adulti, mentre lo stesso è percepito dai bambini come possibile. Mi spiego. In Sam e Dave scavano una buca i due bambini scavano talmente a fondo da arrivare dall’altro capo del mondo o comunque in un mondo parallelo, nello stesso tempo scavando non riesco mai a raggiungere i diamanti, schivandoli tutti per pochi centimetri: per un bambino questo è assolutamente possibile, non c’è nulla di assurdo o improbabile. L’adulto invece percepisce l’ironia nello scarto tra probabile e surreale: l’autore voleva dirci qualcosa di diverso da quel che in realtà ci racconta (il punto non è tanto non trovare i diamanti, quanto la surrealità di mancare sempre il bersaglio, all’ultimo). Libri di questo tipo, come molti di Sendak, sono capaci di raccontare due storie nettamente differenti, parlando differentemente ad adulti e bambini.

2) Nel secondo caso i due piani sono parzialmente sovrapposti. Le intenzioni dell’autore vogliono comunicare qualcosa di diverso dalla trama così come poi la leggiamo. In A cena dalla regina l’autore ci parla di una bambina maleducata e delle regole delle buone maniere e di come siano poi le cattive abitudini a diventare una vera e propria etichetta da seguire. È questo che l’autore voleva raccontarci? Che le cattive abitudini devono trovare il loro posto nella nostra mentalità? O piuttosto insinuare che una certa rigidità mira all’apparenza piuttosto che alla sostanza e che questa in realtà è un contenitore vuoto e così è percepito dai bambini? In casi come questo i bambini leggono una nota surreale nelle storie e ridono, ma ridono per il meccanismo di ribaltamento, non comprendono fino in fondo l’ironia.

3) All’ultimo gruppo invece appartengono tutti quei libri dove la sovrapposizione è totale: la storia non ha differenti livelli di lettura. È il caso di Cimpa o di Papà passo a passo. In quest’ultimo caso, in una sorta di galleria degli orrori, si mostrano tutte le disagevoli situazioni in cui un neo padre potrebbe trovarsi: la cacca sui capelli, il frastuono in piscina, le notti insonni… Tuttavia è chiaro a tutti che questa carrellata di situazioni vuole testimoniare come l’avventura della genitorialità sia divertente e imperdibile, nonostante tutto. I bambini come reagiscono? Tendenzialmente non ridono: «è normale» che i bambini facciano la pipì addosso ai papà, perché mai ridere?

A questo punto sono stata accusata di non aver portato neanche un libro ironico. 😀

Da qui la riflessione si è aperta immediatamente: cercavamo libri in cui l’autore mostra di avere un intento ironico o libri dove i personaggi sono ironici? Virginia ha portato Jon Klassen con il suo Voglio il mio cappello: in questo caso è il personaggio orso ad essere ironico, ma la trama è ironica? O semplicemente siamo davanti ad un meccanismo che sfrutta l’inaspettato (il non politically correct) per far ridere? Io, ad esempio, trovo questo libro a tratti fastidioso, Allegra addirittura omertoso!

Mario Ramos con la sua serie: Io sono il più bello, il più furbo, il più bravo è ironico?

Anche in questo caso il finale e la citazione di altri testi risulta inaspettato e quindi fa ridere: siamo di fronte a dell’ironia?

Silvia, padrona di casa, ci ha letto Ultime notizie dal mio gatto di Gilles Bachelet: forse lironia sta nello scollamento tra testo e immagine? Quindi forse i due livelli non sono tanto realtà-metafora, ma forse testo-immagine?

Virginia ha gettato altra carne al fuoco affermando che l’ironia ha sempre a che fare con la morte o comunque con spaesamenti e perdite, poi ci ha mostrato Henry va a Parigi che, come ci ha ricordato Silvia, riecheggiava l’altro notissimo albo Oh come è bella Panama!

A questo punto ci siamo chieste: l’autore decide di essere ironico o vuole parlare di qualcosa e l’ironia diventa semplicemente il mezzo con cui lo fa?

Perché di fronte ai libri delle altre ci siamo trovate tutte in disaccordo? L’ironia (e qui Freud è venuto in nostro aiuto) deve fare risuonare qualcosa di personale? L’ironia è una percezione personale o oggettiva?

Per Chiara il semplice ribaltamento della realtà solita è ironico: eccoci allora alle prese con fantomatici intrugli per far ricrescere i capelli (Effetti collaterali di Maurizio Quarello) e cappelli capaci di contenere animali di tutte le taglie (escluse le formiche, però…). E vogliamo non parlare di Dahl? Roald Dahl è ironico?

Emanuela ha ripreso il pensiero di Virginia: ironia è la caricatura, l’evidenziazione di una debolezza e nel contempo la capacità di sdrammatizzare.

Per Allegra ironico è Shhh! Abbiamo un piano di Chris Haughton: o fa solo ridere?

E Zuppa di sasso? È ironico? E Lettere con pelo e piume? E Tool Tellegen?

Fortunatamente era tardi e nel buio e nel freddo prenatalizio Virginia ci ha deliziato con una novità a tema: La cena di Natale edizioni Clichy.

La discussione è ancora ampiamente aperta. Siamo andate via con tante idee e tanti titoli chiedendoci, per la prima volta, se qualcuno fosse riuscito a stare sul tema o se invece non fossimo andate tutte fuori tema!

 

Comments

  1. Naranja

    Interessante la vostra discussione sull’ironia, da parte mia (quasi) tutto Ramos è ironico, oltre alla serie del lupo c’è Mamma! e A letto piccolo mostro che sono due bellissimi libri per bambini, molto ironici, che poi i bambini non capiscono o meglio interpretano in maniera diversa l’umorismo di cui è impregnata la storia mi trovi d’accordissimo.
    Stesso discorso per Sam e dave scavano una buca, i miei bambini ridono ma non per lo stesso motivo per cui rido io!

    • Grazie! Ecco comunque a me rimane il tarlo che non sia tanto l’ironia a farli ridere quanto il meccanismo narrativo, cioè la sorpresa finale. Forse è come dici tu ridiamo per motivi diversi!

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