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9 settembre 2018

Sarò Breve

Jason Reynolds, Niente paura Little Wood! Terredimezzo

Jason Reynolds, Niente paura Little Wood! Terredimezzo

Jason Reynolds, Niente paura Little Wood! Terredimezzo

Il libro di Jason Reynolds mi ha appassionato. La scrittura coinvolgente e brillante, la capacità di creare uno spazio dettagliato e vivido, narrativamente superfluo e quindi paradossalmente affascinante, un narratore esterno eppure intimamente focalizzato… insomma sono rimasta incollata alle pagine.
La storia racconta di una vacanza che due fratelli (Ernie e Genie) trascorrono per la prima volta nella casa in campagna dei nonni. I fili delle storie della famiglia si intrecciano con una serie di domande e con la nascita di rapporti profondamente intimi tra nonni e nipoti e, indirettamente, anche con i genitori e gli zii.
Cosa significa crescere? Si può perdonare? Ci si può perdonare? Si può accettare di essere perdonati? E poi, si può sbagliare? Si può avere paura?
Domande profonde che nascono con naturalezza nell’avanzare della trama, senza che assumano una forma esplicita: è Genie il punto di vista e la mente della narrazione ma presto, quasi per osmosi, lo stesso accade anche nell’animo dei lettori.
Il nonno è cieco ed è stato un militare e ha una pistola che monta e smonta di continuo, c’è una casa piena di uccelli nel bosco, la nonna coccola i propri piselli nell’orto, Ernie sta per compiere 14 anni, lo zio è molto in Afghanistan e aveva paura della guerra, il papà non vuole parlare con il proprio padre, Genie accompagna il nonno fuori di notte… I dettagli spaziali e temporali sono spesso accennati e non per forza conclusi e spiegati e questo regala uno spazio letterario interessante, perché immerge in una storia che è come un incontro reale in cui non necessariamente – anzi molto raramente – si conosce e si comprende esattamente la storia dell’altro.
Insomma avrete di che perdervi.
L’unica pecca è il finale un po’ affrettato che non offre parole in risposta alle domande che così incalzantemente l’autore offre ai lettori, ma forse perché ognuno possa personalmente dire la sua.

Dai 10 anni e oltre

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