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6 marzo 2018

Un ponte verso un altro immaginario. La parola a Silvia Torchio

Silvia Torchio

Silvia Torchio

Oggi inauguriamo il giorno dedicato alle voci di chi la letteratura per l’infanzia cinese la vive, in modi e con ruoli diversi.

La nostra prima ospite è Silvia Torchio, amica e traduttrice (anche) dal cinese che ringraziamo di cuore per il tempo e la disponibilità. Sue le splendide traduzioni dei testi di Jimmy Liao – che però è di Taiwan – attraverso cui ci siamo conosciute. Bellissimi e appassionanti i suoi laboratori per bambini e adulti che introducono alla lingua cinese. Scrive un blog che racconta i retroscena del suo lavoro e delle sue passioni, inevitabilmente intrecciati. A lei abbiamo rivolto domande più tecniche ed altre più sentimentali. Siete pronti?!

Silvia, tu ti occupi anche di traduzioni dal cinese. Perché secondo te i testi – penso agli albi illustrati in particolare – stentano ad arrivare dalla Cina in Italia?

Credo che la barriera culturale e linguistica sia ancora un ostacolo, nonostante l’apertura che oggi si avverte verso questo Paese e la curiosità che suscita e che fa avvicinare sempre più persone. Tra le varie attività svolte insegno anche cinese e mi accorgo di quanto oggi l’interesse verso questa lingua e cultura sia sempre più marcato. Un tempo avveniva solo e quasi esclusivamente per scopi commerciali, oggi la situazione è cambiata, anche grazie all’introduzione del cinese nelle scuole. E mi auguro che questo, in un futuro non troppo lontano, faciliti anche l’arrivo di molte opere preziose, oggi ancora sconosciute ai più.

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La lingua cinese e la lingua italiana sono tipologicamente differenti, questo vuol dire che la traduzione è un’operazione estremamente complessa, che lascia molta libertà interpretativa, ma anche una pesante responsabilità. Rispetto a traduzioni da altre lingue (inglese e portoghese, ad esempio, di cui ti occupi) quali difficoltà e quali possibilità dà una traduzione dal cinese?

Jimmy Liao, Incontri disincontri, Terredimezzo

Jimmy Liao, Incontri disincontri, Terredimezzo

La lingua cinese è logografica, non alfabetica. Le parole sono rappresentate da segni grafici. È l’unica lingua di origine pittografica sopravvissuta nel tempo. La sua struttura nella costruzione delle frasi, è in parte molto distante dalla struttura a cui siamo abituati. Quindi spesso in italiano, affinché le frasi risultino scorrevoli ed efficaci è necessaria una vera e propria riscrittura. Una caratteristica, per esempio, molto diversa è che la ripetizione è ben accetta, e spesso dà ritmo alla frase, a differenza dell’italiano, in cui, salvo eccezioni, la ripetizione contribuisce ad appesantire il testo.
Negli albi illustrati le difficoltà credo che aumentino per lo spazio a disposizione, perché lo spazio occupato da una frase cinese, in genere, è di gran lunga inferiore alla stessa frase in italiano. Quindi oltre alla traduzione, bisogna tener conto che è importante anche scrivere in modo da rispettare l’impaginazione , trovando un compromesso con lo spazio occupato dall’illustrazione.

Un altro aspetto che non si può sottovalutare è la distanza culturale: tradurre in fondo è anche un’operazione di mediazione culturale. Come affronti questo scoglio?

Con la traduzione, non si traducono solo parole, ma si fa da ponte verso un immaginario, nel caso del cinese, molto distante dal nostro. Questo avviene con tutte le lingue, con il cinese questo passaggio può essere a volte un po’ più marcato. A questo proposito, non ho un metodo preciso, perché cerco di analizzare ogni singolo caso. Faccio un esempio per chiarire meglio questo aspetto: in Se Potessi

Jimmy Liao, Se tu potessi esprimere un desiderio, Gruppo Abele edizioni

Jimmy Liao, Se tu potessi esprimere un desiderio, Gruppo Abele edizioni

Esprimere un Desiderio di Jimmy Liao (edito da Edizioni Gruppo Abele, 2015, Torino) c’è un passaggio in cui si parla dell’odore estremamente forte e sgradevole di un cibo molto noto in Oriente, 腐, il tofu fermentato. In un albo illustrato non c’è la possibilità di mettere note per dare alcune spiegazioni, come si potrebbe per esempio fare in un altro genere e la lettura deve essere sincronizzata anche alle immagini e ai colori. In quel caso ho valutato se lasciare quel cibo o metterne uno che per un lettore italiano fosse più familiare. Ho poi deciso di optare per la prima soluzione, perché comunque il tofu anche se non da tutti, è conosciuto da molti e il suo odore è davvero inconfondibile. Inoltre l’aggettivo “fermentato” è di aiuto per capire una caratteristica di questo cibo. Sempre nello stesso albo, quando il bambino corre attraverso i colori e ci dice dove questi esprimano i loro desideri, nella versione originale racconta che il rosso si esprime nei 红 粿, dolci tipici di Taiwan, rossi, a forma di guscio di tartaruga. Ecco, a questo punto ritornando alle opzioni precedenti, ho optato per la seconda soluzione, perché in questo secondo esempio il riferimento è troppo particolare, e avrei dovuto far riferimento a qualcosa che pochissime persone conoscono. E soprattutto, in quel caso era fondamentale evocare, in modo fluido e diretto il colore e l’intensità dei suoi desideri, senza, in un certo senso, arrestare il corso delle sensazioni segnata dalla corsa del bambino.

Jimmy Liao, La voce dei colori, Gruppo Abele Edizioni

Jimmy Liao, La voce dei colori, Gruppo Abele Edizioni

La mia impressione, cercando e studiando la letteratura infantile cinese che riesco a raggiungere, è che attualmente essa sia molto autoreferenziale. Cosa pensi che la Cina possa regalare all’immaginario occidentale e italiano?

La Cina si racconta, è vero. E ha molto da raccontare, perché la sua è una cultura millenaria, molto ricca e antica.
A noi può fornire sicuramente un diverso punto di vista sul mondo e sulla realtà, e se si racconta in modo originale e autentico, può davvero regalare qualcosa di nuovo rispetto agli stereotipi che ci sono su questo Paese e la sua cultura.

Vuoi suggerirci qualche testo imperdibile che hai scovato? E il tuo libro cinese preferito?

Chengliang Zhu

Chengliang Zhu

Per esempio la poesia, semplice e toccante di un illustratore che ho scoperto di recente: Chengliang Zhu. L’estate scorsa a Pechino ho acquistato alcuni suoi albi e amo molto quello dedicato al Capodanno Cinese, scritto da Yu LiQiong. Amo la delicatezza di questo albo e i suoi colori forti, vivi, che mi hanno trasmesso in pieno l’atmosfera dei giorni di festa in Cina, in un piccolo villaggio di campagna. Con illustrazioni dettagliate di una storia estremamente geolocalizzata, riesce a raccontare pienamente i sentimenti universali, su cui tutti possiamo riflettere.

Un autore cinese che amo particolarmente è Chen JiangHong, pubblicato in Italia da Babalibri. Tra i suoi libri il mio preferito è Il Principe Tigre (Babalibri, 2005, Milano, trad. di Federica Rocca). Amo moltissimo le sue illustrazioni che rimandano alla pittura tradizionale cinese e le sue storie, che attingono al folklore, alle leggende e alla storia.

Vi lascio con un’immagine molto bella, che mi ha colpito particolarmente. Ottobre 2015 – Festival Tuttestorie di Cagliari. È l’ultima sera e tutti i partecipanti sono in festa nel cortile degli eventi. Lì vicino c’è il ristorante convenzionato, deserto. Quasi al buio. Mentre passo per recarmi all’incontro, all’interno del ristorante mi accorgo che ci sono due persone che chiacchierano animatamente. Sono Chen

Chen JiangHong

Chen JiangHong

JiangHong e Jimmy Liao. Ho pensato a cosa potesse nascere dall’incontro di due artisti così sensibili e pieni di talento, al potenziale immaginifico che quell’immagine racchiudeva. Entrambi con un cuore orientale, ma in qualche modo vicino alla cultura occidentale. Mi è sembrato un momento molto bello, quasi magico.

Ho proseguito, ma è come se avessi scattato una fotografia di quell’incontro intimo e gentile e la tenessi sempre con me.

 

Comments

  1. Eleonora

    Grazie.
    Una bellissima intervista.

    • Sono contenta che ti sia piaciuta!

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