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23 ottobre 2015

Qualcuno stringerà forte la mia mano?

 

Perché scegliere questo libro come biglietto da visita per presentare Jimmy Liao al mondo? Perché l’editore italiano tra tutti gli innumerevoli titoli per importare questo autore in Italia scelse La voce dei colori? È questa la prima domanda che mi sorse quando mi avvicinai a questo autore.

L’impressione di essere sommersi da una miriade di simboli, storie, particolari, prospettive, la sensazione quasi nauseante di essere travolti da un treno in corsa chiamato Jimmy Liao sono sentimenti che permangono ad ogni sua lettura, tuttavia ne Il bambino e la luna e Una splendida notte stellata la presenza rassicurante di una trama, quasi riconoscibile, attenua questa sensazione vertiginosa. La voce dei colori annulla questo ancoraggio di sicurezza, radicalizzando la sensazione di spaesamento: è un Jimmy Liao allo stato puro. Se riuscite ad arrivare in fondo a questo testo sarete arrivati vicinissimi allo spirito di questo autore o almeno avrete sperimentato esattamente cosa lui intenda per scrittura.

Vi porterò insieme a me in questo turbine di sensazioni, attraverso le domande che pagina dopo pagina nascono e lacerano dolorosamente l’animo dei lettori:

  • «Ai poeti»: che bella questa dedica! Ma perché c’è una metropolitana piena di conigli?
  • «Ho cominciato il mio viaggio quell’anno in cui ho gradualmente iniziato a perdere la vista»: perché incominciare un viaggio quando si inizia ad ammalarsi? Perché se non vede più, scende nel buio?
  • «Il giorno del mio quindicesimo compleanno in questa grigia e piovosa mattinata autunnale, dopo aver dato da mangiare al mio gatto, alle sei e cinque mi dirigo verso la stazione della metropolitana»: un gatto? E perché è accompagnata costantemente da un cane?

La piccola protagonista quasi cieca incomincia un viaggio di sapore dantesco, con una letterale discesa agli inferi.

L’impressione onirica accennata in altri testi qui è a tutto campo: animali giganteschi occhieggiano in modo inquietante tra impalcature e strutture, neonati sovradimansionati dormono sdraiati appena sopra la metropolitana…

La narrazione è svolta in prima persona e la cecità della protagonista amplifica le descrizioni uditive, tattili e olfattive, mentre nello stesso tempo i lettori-spettatori sono consapevoli che la bambina non veda nulla di ciò che le succede intorno. I piani poi si mescolano velocemente.

  • «un senso di sonnolenza mi pervade… e in sogno incontro le elefantesse del circo che in fila indiana […] mi rasserenano. Poi uscita dalla metropolitana, la luce si diffonde tiepidamente»: è un sogno? È realtà? Il cielo rosso sangue che si intravede è un’espansione delle sue emozioni? Perché lei sorride se il paesaggio è così inquietante?
  • «La gente alla stazione è sempre così di fretta. C’è qualcuno che ti aspetta all’uscita?»: c’è qualcuno che ti aspetta? C’è qualcuno che mi aspetta fuori dai miei viaggi, dai miei dolori? Che mi aspetta?
  • «Purtroppo non ricordo più la sensazione di ammirare l’azzurro del cielo, ma ancora mi emoziono per tutte le forme che le nuvole possono assumere»: che piglio nel parlare del proprio dolore!
  • «Se potessi raggiungere l’altra estremità della terra, troverei forse il roseto in fiore che tanto cerco?»: Roseto? Perché cerca un roseto?

L’isolamento sensoriale favorisce un ripiegamento della protagonista su se stessa, mentre cammina per labirinti immensi, si ferma in gabbie sospese nell’universo, viaggia su vagoncini decorati con riproduzioni di Matisse (i richiami all’arte occidentale sono numerosissimi!), tra tori infuriati e mastodontici ombrelli gialli, in anonimi cimiteri… È in questi spazi – che noi immaginiamo che lei non veda e di cui non abbia la minima percezione – che lei dà voce ai suoi pensieri: «per fortuna c’è sempre qualcuno che si prende cura di me», «Continuo il mio viaggio alla ricerca della speranza», «Quando tutta questa gente sarà tornata a casa, qualcuno mi terrà compagnia?».

  • «Anch’io sto cercando la strada per tornare a casa»: vedo Cappuccetto e il Mago di Oz, ma perché tanti uomini di latta?
  • «Mi auguro che un giorno un amico reciti per me una poesia accanto alla finestra al tramonto»: anch’io! Ma come deve essere sola questa bambina!
  • «Come una principessa, furtivamente, conservo delle scintillanti scarpette di cristallo»: mamma mia! Ma quell’occhio umano che si intravede a chi appartiene?

I continui cambiamenti di punti di vista spiazzano ulteriormente, se possibile: prima siamo in posizione frontale, poi invece ci ritroviamo all’interno a guardare l’esterno, poi in alto su un palco in teatro, poi in basso e scorgiamo una strada affollata…

Le tavole con ritmo costante e poche eccezioni mostrano la bambina cieca che scende sulle scale della metropolitana / sale per le scale della nuova stazione / esce. Tutte disegnate a mano, le tavole pullulano di particolari e colori (in questo certo si intravede la “voce dei colori”) e le linee brevi e serrate plasmano volumi e disegnano superfici: se uno volesse davvero guardare tutto, la lettura si protrarrebbe per ore intere.

Con il finire del viaggio le parole si diradano e le pagine si susseguono silenziose, mute, lasciando lo spazio per riflettere anche ai lettori.

Ad un certo punto la piccola esce da una vetrata chagalliana e il treno continua senza di lei.

«Cerco un lieve scintillio nel mio cuore».

Un libro per immaginare (è possibile una lettura a questo livello anche con bambini piccoli! Saverio infatti ama sfogliarlo in silenzio), ma soprattutto un libro per regalarsi un momento per pensare e per lasciarsi travolgere, fieramente e crudelmente, esattamente come fa la poesia.

P.S. avete visto la Nangan Station di Taiwan? Vi ricorda qualcosa?

La voce dei colori
Jimmy Liao – Silvia Torchio (traduttore)

128 pagine
Anno: 2011

Prezzo: 18,00 €
ISBN: 9788865790113

Edizioni Gruppo Abele editore
Anobii

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