Quello di India Desjardins e Pascal Blanchet è un moderno Canto di Natale rappresentato splendidamente attraverso un taglio illustrativo che si ispira al cinema. Dopo poche pagine si ha l'impressione di essere stati catapultati all'interno di una puntata di Mad Men, tra un cappottino in tweed, la televisione con le rotelle per la sintonizzazione, le macchine con gli interni in radica. La storia si apre con un’inquadratura ampia: un’auto familiare si fa largo fra la neve, nel silenzio del testo.

È il giorno delle vigilia di Natale e trovarsi in America (forse Canada, data l'origine e di autrice e illustratore), sotto la neve, in una di quelle villette con il giardino e le finestre grandi che danno sulla strada e con la ghirlanda appesa alla porta corrisponde esattamente a quell'ideale di Natale gioioso, sdoganato da tanti film. Invece quello di Marguerite, una compita vecchietta con la crocchia in testa e il suo cardigan verde, è un Natale triste. Come nel Canto di Natale di Charles Dickens lo spirito natalizio di condivisione e attesa non tocca la vecchia signora, anche lei come Ebenezer Sgrooge ha allontanato i suoi parenti, i suoi nipoti. La ragione di questo ritiro non è però l'avarizia o il raffreddamento del cuore, scopriamo il motivo lentamente pagina dopo pagina: «Le feste di famiglia la sfiniscono. Eppure ogni anno dice a se stessa che dovrebbe fare un piccolo sforzo per i figli, che si sentono in colpa a festeggiare il Natale senza di lei». Forse una libertà finalmente conquistata e goduta?

«Prima invitava tutta la famiglia per la Vigilia.: poi le sue mani avevano cominciato a tremare. Le avevano assicurato che non si trattava di Parkinson. Semplicemente il suo corpo stava invecchiando… E così con una stretta al cuore aveva smesso di cucinare. Da allora non era più uscita». No, è la paura a relegarla in casa.

Marguerite in una sorta di monologo interiore spersonificato (in terza persona), racconta come si senta a suo posto in casa, come tutta la sua esistenza non sia appesantita dalla rinuncia al “fuori”: «Ha studiato bene la programmazione e ha cerchiato con la matita i programmi più interessanti, tipici della Vigilia di Natale. Sono giorni che attende con impazienza questo momento!».

Capiamo presto, però, che la paura non è stata relegata all’esterno delle mura di casa.

«Swoush, swoush, swoush. Il suono delle pantofole che strisciano sul pavimento la infastidisce. Ma deve portare le pantofole antrisdrucciolo, potrebbe cadere e farsi male… se cadesse non sarebbe in grado di rialzarsi da sola. Si chiede quanti giorni resterebbe stesa sul pavimento.. la parrucchiera, il ristoratore… solo i figli potrebbero trovarla… Morirebbe di fame… lei non vuole causare tutte queste preoccupazioni. Preferisce sopportare il suono delle pantofole».

La serata della Vigilia imbocca il suo corso, ce la raccontano pagine silenziose come la stanza in cui Marguerite si muove cautamente al tenue e caldo calore delle lampadine a incandescenza, che contrasta con la metallica luce della luna piena.

Quando uno «SKONIIIIIIII BANG!» rompe il silenzio e il cuore della vecchietta inizia a battere ad una tale velocità da eguagliare il trambusto esterno. Quale spirito batterà alla sua porta? Lo spirito del Natale passato? Marguerite pensa che sia la Morte venuta a reclamarla. «Non si sente pronta».

In barba a tutte le previsioni quello che si palesa alla porta appena socchiusa di Marguerite è un signore: la sua auto si è rotta proprio davanti a casa sua, moglie e figlia attendono fuori. A fatica Marguerite permetterà l’insinuarsi dell’esterno: prima il telefono, una pipì improvvisa, un vaso salvato per miracolo e le impronte bagnate di neve sul pavimento impeccabile. Dall’auto giungono canti attutiti, gioia appena contenibile. È tale l’insinuarsi della gioia, contagioso l’entusiasmo, tanto che Marguerite pensa di potersi alzare dalla poltrona e magari portare loro qualcosa da mangiare. Ma quando varca la soglia e fa qualche passo incerto fra la neve il carroattrezzi ha appena agganciato il mezzo e lo ha portato via.

«Non potranno mai immaginare il dono che le hanno fatto decidendo di festeggiare il Natale nonostante tutto. Avendo tanta paura della morte, aveva finito per essere spaventata dalla vita».

Un testo complesso, su un tema delicato come la paura degli adulti, una paura che non si  ha voglia di guardare negli occhi, lo descrive con esattezza un narratore onnisciente, senza sconto alcuno. Lo illustra superbamente Pascal Blanchet attraverso tavole di rara bellezza, dove la luce gioca con lo spazio grazie a punti di vista vertiginosi, la cura nei dettagli catapulta i lettori in un set dove tutto è coerente dalla cornice agli scaffali tondi della cucina. Autrice e illustratore giocano con il silenzio lasciando spazio a inquadrature che parlino da sole, lasciando il tempo ai lettori di meditare sulle parole ascoltate. Le linee inesorabili della prospettiva si ammorbidiscono grazie ai volumi tondi del gusto anni ’50 e conducono senza indugio dalla giardinetta della prima pagina alla familiare rossa fiammante che lascia Marguerite alle sue spalle, finalmente sorridente. Perfettamente integrate le scelte del font e delle trame dei risguardi!

Un libro da regalare a chi ami il bello (magari appassionato di Mad Men), ma anche a chi abbia paura: il Natale comunica al mondo che la Morte ha i giorni contati.

Il Natale di Marguerite
India Desjardins - Pascal Blanchet - Giulia Scatizzi (traduttrice)

72 pagine
Anno: 2015

Prezzo: 18,00 €
ISBN: 9788865435151

Bao editore
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