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14 settembre 2017

Le infinite sfumature del mondo

Colorama, il libro di oggi, a prima vista è un semplice campionario di colori, che già di per sé lascia a bocca aperta per la struttura che pretende di essere sfogliata e ammirata, ma questo libro di Cruschiform è molto, molto di più, un immaginario poetico direi.

133 le tonalità di colore presentate e scelte vanno dal «bianco neve» fino al «chiaro di luna», in un viaggio circolare che impercettibilmente attraversa i toni del rosa e poi del rosso, i toni caldi aranciati e gialli per poi declinare lentamente verso il verde, il blu, il viola e cadere poi nei neri più profondi e risalire in modo quasi inavvertibile verso i grigi. Per ogni doppia pagina a destra la campitura piatta del colore, a sinistra un’illustrazione, un nome e un breve testo.

Per ogni minima variazione cromatica è offerta una storia con l’immagine e il testo nella pagina di sinistra: a volte il riferimento è al nome preciso del colore («cachi, glauco, giallo canarino, avorio, verde clorofilla…»), in altri casi il titolo è frutto di scelte arbitrarie degli autori che collegano una particolare tonalità ad un nome inventato («rosso Marte, bianco polare, blu Tuareg…»), ad un oggetto, ad una storia, ad un personaggio, ad un animale, ad un modo di dire… La coerenza delle scelte è tale che si fatica a distinguere le reali tonalità cromatiche riconosciute da quelle inventate!

Accanto dunque al «rosso Ferrari, rosso cardinale, giallo zolfo, verde Kiwi, carminio, acquamarina» incontriamo «corteccia di betulla, fiore di Sakura, fuoco!, chiccirichì!, pel di carota, limonata alla menta, rana blu, All Blacks, cacca…».

Per ognuna delle sfumature, 5 righe di testo con informazioni gustose e interessanti che spaziano dalla cultura «Rosa messicano. Cosa sarebbe una festa messicana senza ponchos decorati da motivi rosa messicano? Questo colore, molto popolare in Messico a partire dalla metà del ‘900, è un simbolo di identità nazionale. Il rosa messicano, più noto in Europa con il nome di “magenta”, è un colore artificiale a base di anilina utilizzato per tingere i tessuti», alla storia «Bruno di mummia. Il “bruno di mummia” era assai usato in passato da pittori e medici. Gli speziali, gli antichi farmacisti, lo vendevano ai primi come colorante e ai secondi come medicinale. Naturalmente non precisavano né la sua origine né i segreti della sua fabbricazione: per ottenere quella polvere di color marrone scuro si sminuzzavano mummie importate dall’Occidente e dall’Egitto. Una ricetta davvero macabra…», alla biologia «Falena bianca. All’inizio dell’800, in Inghilterra si moltiplicarono le città industriali. La fuliggine che usciva dalle ciminiere insudiciava di nero i tronchi degli alberi che crescevano intorno alle fabbriche. La falena bianca (farfalla notturna abituata a mimetizzarsi sulla corteccia delle betulle) si adattò alle nuove condizioni ambientali e divenne nera. Per fortuna, con il passare del tempo, la falena bianca è ricomparsa! Questo colore si chiama “bianco fumo”», allo sport «Celeste. Quando si nomina il celeste, in molti si immaginano subito a cavallo di una bici… Questa tinta, adottata alla fine dell’800 dal prestigioso produttore Bianchi, contraddistingue le biciclette e le maglie prodotte dall’azienda. Secondo la leggenda, questa tonalità rimanderebbe al cielo luminoso di Milano e agli occhi delle regina Margherita di Savoia, cui Edoardo Bianchi avrebbe personalmente insegnato ad andare in bici», al mercato e all’industria «L’arancione che identificava le penne prodotte dalla Bic contribuì a rendere famoso il marchio».

Innumerevoli i riferimenti come innumerevoli sono i modi attraverso cui l’uomo ha cercato di fissare e descrivere le impercettibili differenze che osservava affascinato nel mondo, in calce al testo un indice cromatico e tematico vi darà altri spunti di riflessione (quali nomi di colori nascono con un tessuto? Quali invece si riferiscono agli uccelli? Quali sono tipici delle uniformi?).

Lo stile grafico dello studio creativo Cruschiform è intrigante e riconoscibile. Le figure declinate sullo sfondo bianco spiccano, senza per questo soffrire di una posa statica e fredda: i soggetti si guardano intorno, suggeriscono una realtà non messa a fuoco ma presente e questo rende le illustrazioni molto dinamiche. La corrispondenza del colore tra pagina monocromatica e illustrazione è perfetta e ci si stupisce ad osservare con attenzione il dettaglio (provate ad esempio nella figura del «lichene» o degli «stimmi di zafferano»), godendone il tono.

Il libro ha calamitato il mio secondogenito di 2 anni che sfoglia le pagine attratto dai colori intensi e dalle figure nitide, lo usa per nominare le figure. Il mio primogenito di 7 anni, invece, si è immerso alla scoperta di tanti piccoli episodi curiosi che ha memorizzato con interesse.

Certamente uno splendido, completo e definitivo libro sui colori che potrete proporre dai 3 anni in su, ma anche un poetico (sì poetico!!) libro che testimonia come la realtà sia fatta di millesimali sfumature da osservare con attenzione, perché ognuna ha una storia da raccontare e per ognuna c’è un nome preciso da utilizzare.

Questo post partecipa al Mercoledì al cubo: se non lo conosci leggi qui.

Qui la versione di Apedario.

Qui la versione delle Briciole di Pollicino.

Colorama
Cruschiform – Jacopo Pes (traduttore)

280 pagine
Anno: 2017

Prezzo: 19,90 €
ISBN: 9788867223008

L’ippocampo editore
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