Parlare di un libro scritto da un’amica è impresa alquanto ardua: è la prima volta che mi capita. Mi è successo che autori o illustratori siano diventati miei amici, ma sempre dopo che ne avevo scritto, la situazione ribaltata è davvero complessa perché, più che parlarvi del libro, la tentazione è di profondermi in esaltanti descrizioni sulle doti della mia amica e insomma: come fare?

Antonella Capetti, l’autrice del libro di oggi, è una maestra della scuola primaria, ma è innanzitutto una persona ricca: ricca di idee belle, di passione per quello che fa, dotata di quella intelligenza capace di vedere e di capire, di quella umiltà capace di non arroccarsi e di reinventarsi e reinventare ogni situazione. Andate a farvi un giro nel suo blog (Apedario): non c’è attività che proponga ai suoi bambini che sia uguale a se stessa, non c’è giorno in cui non si parli di qualcosa di simile al precedente. Antonella, trovo, sia un’esempio confortante di come la discrezione e l’umiltà non siano segni di conoscenza imperfetta, ma piuttosto di profondità.

Dopo questo preambolo, il mio compito è parlarvi della sua opera prima: Il salone di bellezza. Il tema è tra i più frequentati  della letteratura per l’infanzia - parliamo infatti di diversità e accettazione del diverso - ma Antonella, forte del suo bagaglio vissuto e del suo immaginario riesce a rendere originale il suo punto di vista.

Siamo in un salone di bellezza, tempio del bello, appunto, dove si vorrebbe vedere solo volti perfetti, corpi atletici e sguardi fieri. La realtà però è ben lungi dal patinato immaginario perché, come esperienzialmente è chiaro a tutti, la bellezza è fatta di molti aspetti e prevalentemente di percezione di sé. C’è il cocker che proprio non riesce a guardare le sue orecchie, l’elefante che non sopporta il suo naso, la giraffa il suo collo, il formichiere la sua lingua…in modo paradossale ciò che caratterizza l’unicità di ogni personaggio rappresenta l’aspetto che più difficilmente riesce ad apprezzare. Chiedete ad un basso cosa desidererebbe più più? Essere alto, eppure vi confesso che essere alti e guardati sempre da tutti perché la vostra testa svetta su tutti i bambini è quanto mai fastidioso: io infatti da piccola avrei pagato per qualche centimetro in meno.

Anita la papera-gallina (così soprannominata da Saverio), proprietaria del salone, accoglie e raccoglie tutte queste confidenze, inizialmente ascolta, muta (forse proprio come farebbe una brava maestra di scuola?), poi ad un certo punto prende la parola, senza enfasi o stizza, senza lamentele o fastidiosissime-sindromi-da-pollyanna-tutto-è-bello e offre il suo punto di vista. Così il lama sputacchioso nota con un pizzico di sorpresa che è capace di muoversi come un modello e il lombrico nudo che la sua pelle ha un colore davvero inusuale e modaiolo. Non è una catena di buonumore, ci accorgiamo che gli animali (gli altri) avevano sempre considerato con invidia quei particolari dell’altro che adesso con semplicità fanno notare: le chiocciola fa notare alla tartaruga la bellezza intarsiata del suo guscio, l’ippopotamo apprezza le piccola corna pelose della giraffa e così via.

Gli animali sono così rianimati e riconfortati che quasi senza accorgersene lasciano il salone di Anita, certi di essere più belli che mai.

Il testo è dunque profondo, parla dell’immagine di sé, dell’esperienza e del credito che diamo al nostro corpo e di come questo parli di noi. Quello che ho apprezzato è che non c’è mai il commento buonista volto a rivalutare la parte incriminata, i dialoghi sono convincenti e realistici e anche il finale, che potrebbe sembrare il tiro ílare per chiudere con il sorriso, è invece intriso di una grande verità: la bellezza che cerchi è in fondo una rassicurazione del proprio essere, tu vai bene così.

Ammetto di aver trovato un po’ disarmoniche le illustrazioni di Alessandra Capozza che, a mio parere, non riescono a cogliere la profondità del testo e che mirano più a rendere gioiosa, allegra e spensierata la vicenda, tralasciando un livello di lettura a mio parere molto interessante, ma a mio figlio sono piaciute e credo possano intrigare i lettori.

Nel panorama variegato delle narrazioni sulla diversità, e sull’accettazione dell’altro e di sé - tema carissimo ai bambini di età prescolare e scolare - questo lavoro di Antonella ha davvero un sapore riflessivo, non banale, convincente che sa arrivare al cuore (è capitato che lo leggessi a dei bambini che ascoltavano ad occhi chiusi!) dei bambini perché, evidentemente, li capisce.

Qui la versione di Apedario.

Qui la versione delle Briciole di Pollicino.

Il salone di bellezza Antonella Capetti - Alessandra Capozza 28 pagine Anno 2015 Prezzo 14,00 € ISBN 9788865321379 Editore La Margherita editore
Antonella Capetti Alessandra Capozza, Il salone di bellezza, La Margherita
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