In questi giorni affannosi di chiusura di attività, di consegne e appuntamenti al lavoro, abbiamo dovuto salutare il nostro cane Neve. Ciò che io temevo, oltre al momento doloroso in sé, era la reazione di Saverio. Infatti, anche se Neve dall’alto dei suoi 12 anni non si era mai prestato molto ai giochi e alle attività del quattrenne, si era però instaurato tra di loro un legame affettivo e di comunicazione empatica unico. Saverio ha pianto, ma temevo peggio. La sera stessa però ci ha fatto questo discorso: «Mamma adesso dobbiamo prendere un cane lupo, perché così mi difende dai ladri!».

Sorvolando sulla capacità del nostro cane pseudo-maremmano di difenderlo dai ladri (probabilmente si sarebbe rintanato sotto un tavolo, facendo di tutto per non farsi vedere :)), tuttavia il senso di sicurezza annesso alla sua presenza in casa era un aspetto su cui mi ero soffermata molto superficialmente. Quindi, data l’attuale impossibilità di riprendere un cane, mi sono avventurata in un improbabile elogio dei “conigli da guardia”: «Loro sì che con i loro dentoni avrebbero scacciato i ladri a gambe levate». Sguardo attonito di mio figlio e di mio marito. «E poi si sarebbero lasciati accarezzare e prendere in braccio, cosa impossibile con un cane lupo» (che poi con «cane lupo» intendeva pastore tedesco o cane-che-sembra-un-lupo? Boh). Sopracciglio possibilista di Saverio, che testimoniava già una presa delle parti materne (anche perché le alternative paterne erano: “niente”!). Così ieri abbiamo adottato Narciso e Afrodite, immediatamente ribattezzata Manga: due provetti conigli da guardia che da ieri sorvegliano la nostra incolumità, saltellando allegramente per casa.

Il terrore dei ladri, comunque, devo averlo trasmesso io a Saverio: da piccola erano il mio più grande incubo. Li vedevo in ogni ombra con irrazionalità ed angoscia e solo il mio Bobby, peluches canino, sapeva difendermi serenamente, e infatti, quando abbiamo letto Crictor per la prima volta, all’entrata sulla scena del ladro, Saverio era lì con le mani sugli occhi! Stellino!

Ma andiamo con ordine. Questo libro di Tomi Ungerer, sebbene molto riconoscibile nello stile e nella trama, è davvero molto particolare. Gli altri libri del grande autore che abbiamo letto, tra cui Tre feroci banditi, il nostro preferito, erano contraddistinti da un uso significativo e deciso del colore. Crictor invece mostra una prevalenza ed una leggerezza di linea, assolutamente inaspettata per le mie conoscenze dell’autore. La linea nera sottile e incerta, ma definita e netta diventa decorativa e descrittiva di un mondo di oggetti, di particolari, di dettagli, riconsegnando al lettore quadri teatrali e ricostruzioni realistiche di ambienti ottocenteschi. L’uso appena accennato dei toni del rosa (guardate le guance di Madame Bodot) e del rosso amplifica l’effetto retrò e richiama, almeno alla mia mente, la colorazione posticcia dei vecchi film in bianco e nero. Assai efficace e, in questo, moderna è la scelta del colore verde come filo conduttore della storia: questo tono di verde pisello (a quanto sembra leggermente modificato verso il chiaro, nella nuova edizione), se da una parte è legato a Crictor stesso, dall’altra alleggerisce e arieggia le tavole dialogando con la linea e i pieni neri. L’effetto si amplifica se si considerano gli spazi riprodotti: sfondi incorniciati che si collegano a carte da parati a righe contenenti divani, tavoli e lampade finemente lavorati, precedono tavole dove tendaggi sontuosi introducono il lettore a spazi con poltrone, tavolini e teiere stile Filippo XIV e tutto ciò risulterebbe assai pesante se i colori fossero pieni e le linee decise. L’introduzione di pagine prive di sfondo, di sfondi con effetto a dissolvimento e l’uso selettivo di alcuni colori, tra cui appunto il tono fresco del verde, rende invece il racconto più grafico, leggero e moderno.

La storia è ambientata in una cittadina francese e protagonista è la gentile e raffinata Madame Bodot, la quale, ricca e solitaria vedova, madre di un unico figlio, riceve in dono proprio dal pargolo una strana scatola circolare al cui interno scoprirà esserci Crictor, un boa constrictor. Dopo un iniziale, inevitabile momento di spaesamento, l’impeccabile signora si dedica al rettile con amorevole dedizione ricevendone, in cambio, inaspettato affetto, d’altronde si dice che se «dai amore… l’amore cresce». Crictor è amorevole e intelligente, servizievole e gentile: come non potrebbe esserlo con una padrona così? Pagina dopo pagina, maglioncini di lana dopo cappottini damascati, scopriamo che la perfettissima Madame Bodot è pure un’insegnante di scuola elementare e Crictor si presta affettuoso ad aiutare la padrona anche in quest’ambito. Qui la narrazione si interrompe bruscamente e la storia lascia spazio a due pagine curiose da libro-catalogo («L come leone», «7 come sette nani») che spiazzano un po’, ma che divertono (Saverio in primis) e rendono questo libro davvero unico. La storia riprende ed ecco che giungiamo al momento topico: l’arrivo del ladro. La tavola sembra finita a caso tra le pagine del nostro libro: il nero totale, lattiginoso e un po’ sfuocato, la linea grossa, l’effetto pieno richiamano la mano di Ungerer a cui eravamo abituati, ma che poco c’entra con Crictor, tanto che se il malandrino non fosse chiaramente identificabile per il cappello e la maschera, potremmo davvero pensare di aver sbagliato a girare pagina. L’uomo nero terribile e senza scrupoli riesce perfino a legare e imbavagliare Madame Bodot, impeccabilmente vestita anche nel cuore della notte, ma pensate che Crictor possa ammettere un affronto simile e soprattutto pensate che un rapinatore avesse mai contemplato la possibilità che un boa vivesse tranquillamente come animale da compagnia? Certamente no. Per cui il rettile, svelando per la prima volta il suo animo animale, blocca e terrorizza il ladro, ottenendo riconoscimenti grati non solo dall’anziana padrona, ma dall’intera comunità civile.

La storia è lunga e, sebbene abbastanza semplice ed essenziale, necessita di un’allenata capacità di concentrazione. L’ironia, i particolari e l’amabile e curioso protagonista animale (assai ricorrente nella letteratura di Tomi Ungerer!), così come la presenza di punti “drammatici” nella trama, sempre però risolti positivamente, conquistano i piccoli lettori: Saverio sicuramente. I testi accompagnano le figure discretamente come didascalie sotto le tavole, rimanendo però asciutte e lasciando largo spazio per l’osservazione delle immagini. Anche la parentesi didattica, sebbene un po’ stonata ai miei occhi, piace, forse per la possibilità di gestire la narrazione da parte dei piccoli.

La morale comunque è: se un boa constrictor può essere un’ottimo animale da compagnia, non si capisce perché due conigli non possano essere degli impeccabili animali da guardia :D

Crictor Tomi Ungerer - Emilia Flora Sala (traduttrice) 32 pagine Anno 2012 Prezzo 12,90€ ISBN 9788837089825 Editore Electa
Crictor Tomi Ungerer - Gabriella Tonoli (traduttrice) 32 pagine Anno 2019 Prezzo 15,00€ ISBN 9788885810181 Editore Lupo Guido
Commenti
18 Dicembre 2015
Maria

uahahahahahhahahah mi hai fatto morire!! Il peggio è quando si ricordano queste uscite infelici: se lo raccontano alla maestra siamo spacciate!

18 Dicembre 2015
Maria

Hai perfettamente centrato il punto, secondo me il sapore retrò è il quid che gli dona carattere 🙂

18 Dicembre 2015
suster

Ah! E volevo dirti che mi hai fatto sorridere con i tuoi conigli da guardia, perché quando siamo andati all’acquario di Genova, le mia piccola aveva paura degli squali. Era Halloween e i bimbi entravano gratis se mascherati. Lei si era voluta far truccare da coniglio.
Le dissi che non doveva avere paura, perché è risaputo che gli squali sono terrorizzati dai conigli (‘etti per noi).
Tempo dopo di fronte a un documentario ritirò fuori questa storia (che io avevo un po ‘ scordato) chiedendomi conferma di fronte alla sorella incredula ” mamma, è vero che gli qquali hanno paura degli ‘etti?”
Dovetti confermare, mio malgrado, la versione, sentendomi una madre imbrogliona e spacciatrice di madornali balle scientifiche.
Ma ora che so di essere in buona compagnia mi sento un po ‘ meno colpevole.
Alle madri è concesso sparate grosse a fin di bene?

18 Dicembre 2015
suster

Ah ah ah! Questa me l’ero persa!
Crictor piacque tanto anche a noi.
Una narrazione davvero originale e… Inclassificabile.
Io ne ho apprezzato soprattutto i nonsense e, Sì, l’ironia. Oltre al delizioso sapore retrò
Eppure, tanto avangusrdistico. Non trovi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.