Poter dire qualcosa di interessante o pertinente su Il borsellino della sirena, la raccolta di tutte le poesie per bambini e ragazzi di Ted Hughes, uno dei più importanti poeti inglesi del Novecento è impossibile nello spazio di una recensione.

Riguardo però a questi versi, che ho letto con grande coinvolgimento e interesse, offrirò il mio parere di lettrice, lasciando a critici e studiosi della letteratura inglese e della poesia giudizi ben più ponderati e argomentati.

Il volume, appena uscito per Mondadori, raccoglie al suo interno le sette raccolte poetiche rivolte esplicitamente ai ragazzi: Il borsellino della sirena, Il gatto e il cuculo, Vi presento la mia famiglia!, Nessie il mostro maleducato, Balene lunari e altre poesie lunatiche, Sotto la stella polare, cos’è la verità? (una parte della raccolta), I canti delle stagioni.

256 componimenti che coprono un vasto arco temporale (dal 1961 al 1993) che comprende la morte suicida della prima moglie, Sylvia Plath, la rielaborazione poetica di questo lutto e di altre alterne vicende, il rapporto con i figli, un’altra vita...

Riccardo Duranti, nella bella prefazione intitolata Il vero, il misterio, il canto e l’incanto, inquadra tutti i sommovimenti e gli accadimenti della vita dell'autore che si associarono alle diverse raccolte poetiche con attenzione e intelligenza.

Leggere di filato queste poesie per me è stata l’esperienza di un imponente immersione in un mondo naturale, ferino, innervato da un’inquietudine sottile ma incombente, e permeato da un incanto sussurrante.

La scelta del titolo della raccolta, Il borsellino della sirena, è calzante, perché addentrarsi in questi versi è come entrare nel borsellino di una sirena: il poeta identifica un soggetto - che spesso dà il titolo alla poesia - e poi si addentra nei misteri, anche magici che intuisce costituiscono la vita di quella creatura.

La natura è verosimile e dettagliatamente ritratta, eppure mantiene in sé una forza magica, atavica e metamorfica che richiama le storie di Ovidio, tra i primi a far emergere come una forza prodigiosa intacchi, in qualche modo, l’ontologia del naturale.

Sono moltissimi i ritratti di animali che si avvicendano in queste pagine: tutta la campagna inglese risorge in questi versi: tassi, volpi, ricci, cuculi, cormorani, gufi, mucche, puledri, cornacchie, rondini. Anche quando i protagonisti sono le persone non viene meno quella contaminazione che sembra riguardare tutti gli esseri viventi, investiti nei sogni da un potere trascendente:

«La mia vera famiglia

Un giorno, braccando un cervo, in un querceto mi sono inoltrato.

E lì in una vecchia bitorzoluta e cenciosa mi sono imbattuto.

Mi disse: «Il tuo segreto è in questa borsa, vuoi che sia svelato?».

Poi è scoppiata a ridacchiare e io mi son messo a tremare.

La borsa ha spalancato e la mia attenzione ho sentito aumentare...

Legato ero a un palo, circondato da una tribù che lì mi stava a fissare.

Mi dissero: «Noi siamo le querce e siamo la tua vera famiglia.

Ci abbattono, ci tagliano e tu, neanche un battito di ciglia.

Se ora non ci fai una promessa... un colpo poi ti piglia.

Appena vedi una quercia abbattuta, giura che ne ripianterai due.

E se non lo farai la nera corteccia ricoprirà le membra tue

e ti pianterà tra le querce tue sorelle che un giorno hai abbandonato».

Sotto quei rami, ecco il sogno che feci, il sogno che mi ha cambiato.

Quando dal querceto son riemerso e tra gli uomini tornato, 

come gli uomini camminavo, ma il mio cuore un albero era diventato»

Queste figure ponte, metamorfiche eppure naturalmente ordinarie trovano il loro campione in Nessie, il mostro di Lochness, a cui tutti credono, che molti hanno visto, ma di cui nulla si sa. L’ideale creatura che appartiene ai due mondi del sogno e della realtà.

«In Scozia si chiama Loch, ma è un lago.

Sul fondo più buio, ben nascosto nel brago, vive un mostro chiamato Nessie. È il suo fato.

È grande come un camion smisurato, ma assomiglia a un calzino bucato, e d'un lungo collo vermiforme è dotato.

E comincia a essere un po' scocciato.

È afflitto da una gran pena. «Nessuno crede in me.

Dicono che il mio tempo è passato.

Dicono che sia un mostro che non c'è.

Vantarmi non servirebbe a niente, ma o divento famoso o qualcuno se ne pente

[...]»

Il confine tra naturale e magico viene abbattuto nella raccolta Balene lunari e altre poesie lunatiche che ci conduce sul nostro satellite attraverso descrizioni che ricordano quelle di Luciano di Samosata.

«Che la luna sia un posto polveroso è cosa nota,

ma è inutile tentare di dare una bella spolverata.

Quando in tempi malvagi sulla terra era in gran voga

mandare le streghe ad arrostire sopra a un rogo

tutte le streghe che adoravano la luna

mandarono qui le proprie anime strinate al rinfresco.

E perciò ora sono tutte qua e vivono negli angoletti

e hanno l'aspetto, lo sai, di minuscoli scarafaggi.

In realtà sono scarafaggi a tutti gli effetti

solo che hanno un gran debole per scope e ramazze.

Però non ricordano esattamente come mai le scope

erano così importanti per le streghe,

sanno solo che all'epoca erano essenziali.

Appena ne vedono una son prese da frenesia,

cominciano a sbavare e a rotear le antenne.

Ma gli scarafaggi non sanno far altro che mangiare,

perciò si lanciano con passione sulla scopa

e con passione cominciano a rosicchiarla

finché solo il manico ne resta.

Poi s'allontanano a zig-zag, frustrati.

Rievocano una cosa importante che han dimenticato,

con i denti pieni di schegge e polvere negli occhi»

La scrittura di Hughes è fortemente evocativa, complessa e sorprendente. Le figura di suono sono predilette alle rime, le immagini sorgono imponenti sovrapponendosi alle creature “povere” che vengono ritratte. Si riconosce anche una  forte tensione narrativa: le sue poesie sono spesso racconti di sogni, di apparizioni, di epifanie (terrificante il Wendigo e commovente il puledro appena nato!), ma anche di passeggiate reali con l’amato fratello (bellissima Qualcuno) o di rapporti unici come quello con la tassa Bess.

C’è nella descrizione naturale una forte vocazione naturalistica, che mi ha ricordato gli scritti di Rachel Carson: lo stupore incantato per il mondo naturale che si contamina con la letteratura e nel racconto.

L’elemento emotivo è suscitato indirettamente attraverso le immagini che le sole parole costruiscono, tramite fratture, enjambement, allitterazioni e molto silenzio: non manca la morte, la violenza, ma anche la gioia semplice, il brivido della libertà… lo si sente tra i suoni e lo si vede nelle metafore.

«Azzurre schegge di metallo raro sono le rondini, 

magnetizzate lungo strane linee di forza magnetica...

e così scivolano via, 

senza quasi battere le ali, scintillanti.

Non sono matte come i rondoni. Volano come scritte, 

scritte nel cielo in lingua straniera - arabo -

una calligrafia tutta curve e ghirigori -

tutta firme e svolazzi.

C'è un’ondata di calore nelle rondini -

scricchiolii secchi di elettricità statica nell'aria strinata 

dalle punte delle ali, senza posa, girano 

girano attorno ai palazzi storditi dai colpi di sole.

E c'è anche rombo di tuono nelle rondini.

Scintillii scuri, guizzano sul fieno pallido 

dove le mosche si riparano dalle saette

quando l’aria si serra e tutto il cielo pende basso come una

grossa goccia calda»

Un’esperienza intensa per lettori di poesia dai 10 anni.

P.S. le illustrazioni che costellano la raccolta sono di Raymond Briggs!

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Il borsellino della sirena e altre poesie Ted Hughes - Raymond Briggs - Riccardo Duranti (traduzione) 304 pagine Anno 2024 Prezzo 17,50€ ISBN 9788804775751 Editore Mondadori
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