Questo Natale mio figlio Saverio ha chiesto a Gesù bambino tutto il Lego del mondo. Gliene sono arrivate due scatole ed è il bambino più felice del mondo. Io non ho mai giocato a Lego. Quando ero piccola io e i miei fratelli avevamo il Duplo, poi crescendo io e mia sorella abbiamo virato verso altri tipi di giochi, e quindi questi giorni sono stati il primo reale momento in cui ho avuto a che fare con il Lego. Mentre giravo le pagine con le istruzioni a Saverio, che non voleva in nessun caso che io intervenissi, mi accorgevo con stupore della cura con cui questi giochi sono pensati: le leve, le luci, i colori… Dentro l’abitacolo della nave della guardia costiera è prevista anche una tazza per il capitano. Ho scoperto l’acqua calda – direte – e forse è così, ma inizio a capire perché giochi di questo tipo sopravvivano a generazioni: la cura. Il medesimo stupore mi ha colto leggendo e rileggendo in questo periodo Un giardino sotto terra di Jo Seonkyeong, albo premiato nel 2009 da Andersen per la fascia 0/6.Moss, il protagonista della storia, è uno spazzino, per tanti versi un emarginato, che lavora di notte in metropolitana: un moderno minatore che scende nelle viscere della terra per lavorare e non vede mai il giorno, perché di giorno dorme. A questo si aggiunga che il lavoro dello spazzino può essere veramente frustrante, perché ogni giorno bisogna ricominciare, ripulire, ripassare esattamente ogni piastrella pulita il giorno prima e sporcata con leggerezza da chissà quale avventore.

Superficialmente si potrebbe pensare che, costretto ad un lavoro umile, Moss sia un uomo alla ricerca di un riscatto e di un cambiamento, ma non è così. Moss è contento del suo, ma questo non basta. Un giorno infatti ascolta casualmente le lamentele di un viaggiatore per il puzzo della stazione. Mettiamoci nei suoi panni: uno pulisce tutta notte, la mattina successiva quasi nessuno se ne accorge e risporca con maleducazione tutto ciò che hai pulito, e inoltre il luogo dove lavori puzza in modo esagerato. Cosa avreste fatto voi? Si potrebbe pensare di pulire sommariamente, «tanto chi se ne accorge!». Invece no, Moss ci mette il doppio dello sforzo e la notte successiva si addentra nella galleria della metropolitana alla ricerca della fonte del cattivo odore e scopre che tutto il tunnel è un deposito di sporcizia e sporco. Non era compito suo, nessuno gli aveva chiesto niente, nessuno pare accorgersi di nulla eppure di notte in notte Moss, spazza, pulisce, lava tutta la sporcizia, regalando nuovi colori e nuova aria alla “sua” stazione. Lavorando scopre poi una nicchia con un accesso all’esterno e decide di regalarle un piccolo arbusto, che giorno dopo giorno cresce fino a fare capolino sul marciapiede. Beh, vi direte: adesso scopriranno che è stato Moss, finalmente cambierà lavoro, diventerà ricco, tutti gli saranno grati etc. etc. No no. Nessuno scoprirà mai chi è stato a causare quel piccolo miracolo, forse in effetti nessuno si accorge neanche di quanto la metropolitana sia bella. «Sotto terra, il piccolo giardino diffonde i suoi freschi profumi. Tac-tac, tac-tac, tac-tac… I passi lenti del Signor Moss si avvicinano. Anche oggi pulirà la fermata della metropolitana prima di andare a trovare il suo giardino sotto terra. Tac-tac, tac-tac, tac-tac…».

La storia è semplice e narrata in modo essenziale, l’impaginazione molto tradizionale e fissa vede una fascia bianca destinata al testo, affiancata da illustrazioni grandi, dai colori fortemente contrastanti e cupi, di un sapore culturalmente lontano, a volte quasi caricaturale nelle sue espressioni. Eppure il cuore della narrazione mi sembra inedito, assai fuori moda in un mondo che arranca e che spesso pensa che fare il meno possibile e lo stretto necessario sia il modo migliore per sopravvivere. In una situazione dove il lamento e il disinteresse spesso sembrano l’unica via, dove i proclami e l’esibizione di sé l’unica soddisfazione, il silenzioso signor Moss mostra come la vera rivoluzione sia quella silenziosa di chi ama quel che fa e lo fa bene, di chi si rimbocca le mani e non fa finta di non vedere (o non annusare).

A Saverio è piaciuto da subito, la narrazione un po’ lunga viene seguita bene dall’alto dei suoi 5 anni e senza prediche o morali finali, il messaggio raggiunge il cuore senza che ci si metta a spiegarlo.

Un libro che non avrei scelto per le illustrazioni, ma che mi sembra un bellissimo esempio anticrisi.

Un giardino sotto terra
Jo Seonkyeong-Yang JungHee 
(traduzione dal coreano)—Nathalie Scholz (traduzione dal francese)

40 pagine
Anno: 2009

Prezzo: 15,00 €
ISBN: 9788816573390

Jaca Book editore
Anobii

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