La paura di dormire è atavica. L’abbandono al sonno e ad una fase di non coscienza vigile mette a repentaglio l’esistenza dei cuccioli e quindi dei bambini: dormire sereni è una conquista, fondata sulla consapevolezza della propria sicurezza. I bambini acquistano questa capacità rinfrancati dalla presenza della mamma: non è un discorso a poterli convincere, ma qualcuno che sta lì con loro. Su questo tema molto percorso ho trovato interessante Buonanotte, Mostro di Shira Geffen e Natalie Waksman Shenker, un libro che affronta il tema in modo originale, prendendo innanzitutto in considerazione la paura del bambino e non semplicemente blandendolo con immagini di meravigliosi mondi notturni. Ruti, la piccola protagonista, ha proprio paura e lì nel suo lettino tra il buio spaventoso e la luce rassicurante della cameretta teme di addormentarsi.

Il primo movimento che si oppone a questo terrore è l’abbraccio affettuoso dei suoi genitori: «Il papà guarda Ruti, le fa una carezza sulla testa e bacia una ad una le sue lentiggini». Ma il tremore non si esaurisce, allora il papà «prende dalla mensola Yossi, l’amico elefante e glielo porta. Ruti abbraccia la morbida proboscide, si calma e si addormenta subito. Buonanotte, Ruti». Potrebbe sembrare la fine della storia, invece la paura torna come un sussulto: Yossi ha abbracciato Ruti, ma adesso è lui ad essere intimorito dal buio. Chiama la lampada a forma di lucciola che «riesce ad avvolgerlo in un grande abbraccio. Così Yossi si calma e si addormenta subito. Buonanotte, Yossi».

Il testo è modulare e ripetitivo e in una sorta di gioco delle matrioske l’abbraccio si fa sempre più ampio: la lucciola sarà abbracciata dalla bambola Elisheva, la bambola dall’orologio, l’orologio dal mostro azzurro, il temibile abitante dei sogni di Ruti. E il mostro azzurro?

«È notte e tutti dormono. Solo il mostro azzurro dal naso arancione è sveglio sotto le lenzuola e ha paura, così tanta paura che anche il suo stesso respiro lo spaventa… Nel sonno, Ruti apre piano le sue mani, tocca una pancia soffice e tonda… e abbraccia forte il mostro azzurro. Buonanotte, Mostro».

Il testo è bello, perché è capace di raccontare l’irrazionale panico che la notte con la sua immobile oscurità scatena, ma contemporaneamente attraverso il ritornello che alla fine abbraccia e culla i pupazzi addormentati lascia un senso di pacifica serenità. L’abbraccio è ciò che permette che la calma vinca, cioè è la vicinanza di qualcuno che si fa compagno nella paura a donare la pace. La ripetizione del testo anticipa e accoglie preventivamente l’espressione di paura, nella certezza dell’arrivo di un abbraccio. Contemporaneamente non c’è enfasi né sull’espressione dei timori né su quella della conquistata quiete: tutto rientra in un movimento di parole e immagini molto naturale.

Le illustrazioni di Nathalie Waksman Shenker da una parte riescono ad esprimere tutta la preoccupazione che i protagonisti hanno lì al limitare del buio, in quello spazio di confine tra il nero e il sogno felice che è invece chiaro e ricco di colore. Nero e luce si intrecciano in tavole dove i confini sono sfumati: non c’è alcuna caricatura, il buio non è per forza animato da oggetti spaventosi, o almeno non solo. Ci sono occhi aperti nel buio è vero, ma anche fiori, boschi, orsi, giocattoli quietamente al riposo.

Un libro molto equilibrato, molto vero e che tratta i bambini così come devono essere trattati: persone con pensieri, paure, sogni… e che hanno bisogno di sentirsi amati. Parliamo delle paure e non tiriamoci indietro di fronte alla responsabilità di affrontarle insieme.

P.S. unici due appunti: la copertina poteva essere meno angosciante e non per essere più invitante, ma per rendere più giustizia alla storia. Stereotipato e poco leggibile il carattere della canzone della bambola.

Buonanotte, Mostro, Bohem Shira Geffen - Natalie Waksman Shenker -Liora Zeira Misan - Francesca Romanini (traduzione e curatela) 48 pagine Anno 2019 Prezzo 16,20 € ISBN 9788832137064 Editore Bohem press
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