I racconti che compongono la raccolta Piccole storie dal centro di Sahun Tan sono spiazzanti, sorprendenti e vertiginosamente profondi.

Ci troviamo immersi in racconti finemente inquietanti, distopici, stranianti, tenuti insieme da un tema certo molto in voga - il rapporto dell’uomo con la natura e in particolare con gli animali -, ma declinato magistralmente, come non poteva non essere da Shaun Tan.

25 racconti, 25 protagonisti tra cui l’uomo, l’ultimo: l’impressione è corale e armonica eppure i testi hanno storie spesso autonome e ci si chiede come una tale coerenza sia stata possibile.

Al centro c’è il rapporto degli uomini e degli animali, ma il dipanarsi di questo tema non è un’ode superficiale all’ “animale” o un lamento ribelle per una situazione spesso snaturata e disarmonica (per non dire abominevole). Nulla di tutto ciò. Shaun Tan ci guida a riflessioni profonde che rivendicano la dignità, la diversità, la magnificenza degli animali, ma questo non diventa una colpa né un trattato, quanto piuttosto uno stato d’essere delle cose, una storia.

Ogni racconto catapulta il lettore in una narrazione che ricorda gli scorci apocalittici di Cormac McCarthy o spiazza, richiedendo e deformando il punto di vista, come accade nei racconti di Fredric Brown. La dimensione distopica porta alle estreme conseguenze, estremizza situazioni reali e ne mostra gli effetti: uomini che non alzano gli occhi dagli schermi, città che mangiano ogni spazio naturale, norme che si impongono su leggi innate, spazi anonimi, catastrofi, evoluzioni… eppure questi racconti grigi sono innervati di meraviglia e bellezza, come le farfalle che «arrivarono all’ora di pranzo. Non milioni, miliardi o migliaia di miliardi, ma un numero al di là di qualsiasi conteggio». 

«le farfalle vennero a noi, scendendo da altezze vertiginose come fiori di primavera di ogni colore e motivo concepibili. Una meraviglia silenziosa che scivolava, saltellava, ondeggiava attorno a noi. Eravamo in piedi immobili, spalla contro spalla, bloccati come il traffico sui ponti, il respiro trattenuto e gli occhi spalancati»

Il cielo diventa mare e i bambini pescano tra le stelle e il profondo del cielo pesci lontani e rarissimi, gigantesche lumache luminescenti che fanno l’amore per le strade, cani compagni di vita, volpi fulve irrequiete che vivono tra le crepe degli appartamenti...

C’è anche moltissimo amore in queste storie, c’è l’amore incondizionato, ma anche la profonda alterità, il fascino, il rispetto e la paura (l’essere umano è predatore, ma può essere preda!) che gli animali destano nell’animo umano. «Noi», gli umani, tornano e ritornano nelle narrazioni eppure i punti di vista, le dimensioni e coordinate spaziali si mescolano in prospettive future non necessariamente prevedibili: chi siamo noi?

Le storie fendono consapevolezze e certezze, provocano duramente il lettore, lo impregnano con le loro parole, ma non lo colpevolizzano mai: quasi inconsapevolmente il rapporto con gli animali diventa un riflessione sull’intelligenza, sul potere, sulla paura, sulla fiducia, sullo sguardo, sulla considerazione della diversità, il denaro… come se quel rapporto divenisse icona del modo di stare al mondo dell’uomo.

A volte gli animali diventano metafore (penso alla tigre), o meglio l’autore ci guida a riflettere su come la tigre, per il suo essere, richiami, nella realtà, il senso di fuggevolezza e incombenza della morte, la volpe è il suo disordine, il gufo delle nevi l’angoscia di fronte al dolore.

«non puoi evitare la tigre, no, ma puoi farla esitare, confonderla un po’. Non tanto per sfuggire alla morte, naturalmente, ma sicuramente abbastanza a lungo da poterti godere una vita bella e piena, quello a cui possiamo ragionevolmente aspirare»

Gli animali sono trasfigurati in figure “altre” (addirittura i dipnoi diventano più uomini degli uomini!), ma non siamo davvero di fronte a metamorfosi, quanto piuttosto a punti di vista ribaltati (ma forse gli uomini ribaltano proprio la natura!): capita così che una città viva in scacco di un lamento lancinante, quando “noi” decidiamo di rapire un cucciolo di orca a sua madre di metterla nel cielo. Il richiamo straziato e desolante di sua madre lo ricorda quotidianamente a tutti:

«Sono passati così tanti anni e l’orca è ancora nel cielo. È che non sappiamo come tirarla giù»

Il tema della libertà emerge fulgido alla fine della lettura, una libertà che è innanzitutto riconoscimento: vediamo le creature che condividono l’esistenza con noi? Vedi la morte e il dolore che ti circonda? Non è un giudizio è un invito, a ripartire.

Questa è la vita, non siamo i padroni del mondo, ma i suoi ospiti.

Una raccolta intensa e bellissima (per adulti e ragazzi comunque oltre i 10 anni!), impreziosita da illustrazioni mozzafiato che sono quadri, interlocutori e inquietanti. Uno dei più bei libri del 2020.

«Mi tiri per la mano, 

spingi il naso dietro il mio ginocchio, 

e gridi verso di me come fai sempre, 

Questo mondo è nostro!

E così semplicemente camminiamo di nuovo»

Piccole storie dal centro Shaun Tan - Omar Martini (traduttore) 234 pagine Anno 2020 Prezzo 22,00€ ISBN 9788867904006 Editore Tunué
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