In queste giornate apparentemente perfette dove tutti si sforzano - giustamente - di dare il meglio di sé (grembiuli inamidati, abbronzature ancora dorate, zaini nuovi…), vorrei aprire un libro insieme a voi che ci ricordi di quanto invece l’imperfezione, le giornate storte, le dimenticanze… siano all’ordine del giorno e facciano parte della nostra quotidianità, con una bellezza nascosta che è tutta loro.

Un giorno sbadato di Sara Lundberg brilla per bellezza e intensità, nonostante quella che racconti sia un’ordinaria giornata che va storta dall’inizio alla fine. E non sto parlando di quei contrattempi divertenti e buffi che fanno ridere proporzionalmente ai disastri che causano, ma a tutte quelle situazioni disagevoli, frustranti, faticose e fastidiose in cui non ci si vorrebbe trovare e che non fanno ridere nessuno.

Tutto incomincia un sabato mattina.

«“Oggi è il compleanno di Alma” “È oggi?” domanda Noa. “Sì, me n’ero proprio scordata” dice la mamma. “Sbrigati! La festa inizia alle due e dobbiamo ancora comprare il regalo”»

Noa, che sembra l’incarnazione del bambino protagonista di Stavo pensando (The thinking book) di Sandol Stoddard Warburg, si accinge a prepararsi per uscire.

«Non gli va per niente di andare alla festa, ci sarà tutta la classe e lui non gioca mai con Alma»

Le ragioni che spingono la madre a insistere perché partecipi alla festa non sono chiare - ma spesso le motivazioni adulte appaiono irragionevoli -, in ogni caso inizia il tour de force tra i negozi alla ricerca di qualcosa di adatto da regalare ad Alma.

Il percorso però è tutt’altro che piano, perché basta lasciare un negozio che la mamma si rende conto che è stato scordato il giubbotto e poi è stato perso il cappello… il percorso che doveva essere progressivo diventa un avanti indietro frustrante per la distrazione del bambino.

Il ritardo si somma al ritardo e l’apice - almeno così speriamo! - si raggiunge quando ormai, dopo aver preso l’autobus  essere tornati indietro per recuperare il cappello, aver ripreso l’autobus, giunti di fronte alla casa di Alma, Noa si rende conto di aver lasciato sull’autobus il sacchetto con la tiara, il regalo di compleanno.

Ma non è tutto.

«“Buon compleanno” dice la mamma. Silenzio. Alma guarda suo padre. Lui sorride e dice che la festa è la settimana prossima».

La mamma mantiene un self control invidiabile («Cerca di stare attento alle tue cose” dice la mamma»), perché situazioni frustranti come questa scatenano di norma reazioni ben più accese (almeno certamente in me!), anche se la stanchezza e l’imbarazzo sono palpabili, mentre - invitati per cortesia - fanno merenda insieme: gli adulti si ignorano in un silenzio vacuo e i bambini si scrutano con schietto disamore. Il ritorno a casa è una liberazione.

«“Che giorno è domani?” domanda Noa. “Domenica” “Dovevamo ricordarci qualcosa?” “Non mi pare” dice la mamma. […] “Allora non facciamo niente, va bene?” dice Noa. La mamma ride. “Sì, domani non facciamo proprio niente»

Quello che rimane impresso di questa storia di disastri, figuracce, fraintendimenti, fastidi e tutta una serie di emozioni che ci auguriamo di non provare, non può però che essere il rilucere di una bellezza celata ma innegabile.

Questa è un’evidenza  - che certamente le immagini amplificano per il talento della Lundberg di creare attimi sospesi nel caos, sguardi intensi nel chiacchiericcio - ma che emerge come un’oggettività della storia raccontata.

Tra una dimenticanza e l’altra, quella mamma e il suo bambino hanno potuto riaffermare delle cose importanti che è importante non dimenticare e non lasciar travolgere dal caos e dalla frustrazione: nel mondo c’è qualcuno che ti guarda, che ti vede e si preoccupa di te (soffermatevi a guardare gli sguardi), la calma è volersi bene, tornare a casa stanchi ma per mano a qualcuno, è confortante sapere che c’è qualcuno su cui poter contare, qualcuno che torna indietro con te, qualcuno che ha a cuore anche i tuoi impegni, e che non si tira indietro neanche di fronte ai tuoi fallimenti più catastrofici.

Una delle ultime tavole che conclude la storia di Noa e della sua mamma, in cui lei è sdraiata a riposare dopo la giornata, racconta indirettamente proprio questo sentirsi a proprio agio, liberi, al proprio posto. Se non bastasse questo ad affermare questo bene, con un’artistico cambio di carta e di stile, l’autrice ci porta ad indagare il destino della tiara destinata ad Alma.

Una serie di vignette in sequenza rapida seguono la corona dorata, passando dalle mani di un pelato signore con il chiodo a un bimbetto, da una principessa a una regina vanitosa, da un pescatore a un cane… per finire come il letto dorato di una famiglia di ratti.

Insomma le giornate (e i destini) possono magari andare in modo molto diverso da quel che ci aspettiamo, ma in fondo chi siamo per dire che sono andati peggio del previsto?

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Un giorno sbadato, Orecchio acerbo Sara Lundberg - Maria Valeria D’Avino (traduttrice) 48 pagine Anno 2023 Prezzo 17,50€ ISBN 9791255070146 Editore Orecchio acerbo
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