Era il nostro patto di Ryan Andrews distilla tutta l’esplosiva potenzialità dell’estate, dei desideri, della gioventù, della speranza in 344 pagine stupende, che avrete voglia di leggere e rileggere.

Saldamente aggrappati alle nostre biciclette, lanciati a tutta velocità nella notte, sopra una strada sterrata, che sentiamo nitidamente rumoreggiare con i suoi sassi e la sua polvere sotto le ruote di gomma, sotto stelle che sembrano struggersi per illuminarci la strada, intorno solo gli amici: che altro serve?

«Il nostro patto aveva due semplici regole. Regola uno: nessuno torno a casa. Regola due: nessuno si volta indietro»

In un’azzurra luminosa notte di equinozio, Ben, il nostro protagonista, insieme ai suoi quattro amici del cuore e ad un amico non ancora amico, Nathaniel, pedalano nell’avventura della vita: il lancio delle lanterne nel fiume è un rito a cui hanno partecipato da sempre nell’infanzia e adesso che l’adolescenza mostra loro i vasti orizzonti di un nuovo mondo, è tempo, per questi amici, di inseguire il destino di queste luci.

«quell’anno avremmo finalmente scoperto… Dove andavano davvero a finire le lanterne?»

La giovane età li aveva sempre fermati ad un certo punto, lasciandoli nell’insoddisfatta tensione di immaginare il destino di quelle luci, in cui il cielo sembra specchiarsi, ma adesso sono grandi e quel limite può essere superato. È proprio l’obiettivo di questa notte.

In un graphic novel illuminata solo dalle stelle e dalle lanterne, in un succedersi quasi inconsapevole di tonalità di blu, solcate a tratti da baluginii rossi o gialli, ecco che Ben parte esaltato dal suo stesso entusiasmo: stanotte scopriranno davvero dove vanno a finire le lanterne.

La corsa trafelata lascia un po’ indietro Nathaniel: è bello sentirsi parte parte di un gruppo in cui si è stimati, ma le dinamiche di amicizia vanno continuamente rinegoziate, l’equilibrio tra chi si è e chi si vuol essere è spesso precario, e a volte aspetta solo di essere ribaltato. Basta un cuore schietto per attraversare le barriere immaginarie, oppure un viaggio trafelato in bicicletta. La strada farà una grande scrematura, perché più la notte si fa fonda e più la strada lasciata alle spalle si fa lunga, ecco che quelli che sembravano gli amici veri, quelli davanti, quelli veloci piano piano mollano il colpo.

La paura, la stanchezza, la fame, il sonno… ad uno ad uno gli amici più cari sembrano mollare, solo Nathaniel più lento, emarginato eppure tenace non molla.

La luce. Godetevi la luce che innerva questa notte di fine estate!

Arriviamo al confine, il ponte, il limite insuperato: Ben è solo, Nathaniel sta arrivando.

Vale la pena incominciare un’avventura contando solo sulle proprie forze?

Da questo ponte, che certamente rappresenta la soglia, il confine ultimo che decide chi ha il coraggio di fare il passo e chi no, incomincia l’ignoto, un mondo vasto che intuiamo immediatamente essere molto di più dell’apparenza. Varcato questo ponte insieme a quello che nessuno avrebbe considerato un amico, ma che nei fatti è quello che più è stato amico, tutto cambia.

È evidente la passione e il background giapponese dell’autore, perché i grandi spiriti e le figure che, da questo momento in poi, animeranno questa notte indimenticabile, ricordano moltissimo gli spiriti gentili che abitano le leggende giapponesi e che forse gli occidentali hanno imparato a conoscere attraverso l’immaginario di Hayao Miyazaki.

Superato il ponte, la strada si allontana dal fiume, Ben e Nathaniel devono fidarsi di attraversare il bosco per poi sperare di ricongiungersi e ritrovare, all’ansa successiva del fiume, le lanterne che stanno seguendo. Ma da questo momento in poi la trama si arricchisce di personaggi stupefacenti, colpi di scena, avventure, tradimenti, perdoni… che possono accadere solo in una notte d’estate. Il primo incontro è con un orso bianco con una grande gerla sulle spalle, anche lui è diretto alle lanterne, deve ripescarle prima che si trasformino in pesci magici che tornano nel cielo.

«“Acciderbolina, vi state chiaramente sbagliando. Non si tratta di lanterne. Sono pesci! Stanno attraversando il fiume per poi raggiungere… le stelle.“ “Come nella canzone?” “Esiste una canzone sui pesci?” “Ehi sono davvero dei pesci?”»

Leggende di un tempo che fu e una realtà che supera ogni aspettativa si intrecciano in quei piccoli lumini che punteggiano la notte, chiedendo per sé uno spazio di luce nel blu profondo del fiume o del cielo. Il viaggio ricomincia, ora sono in tre.

Il bosco si fa fitto poi una montagna interviene a interrompere il cammino, ma ecco che nell’avventurarsi e nell’abbandonare le biciclette Nathaniel e Ben si addentrano in un mondo magico: è una teleferica in questo caso ad accompagnarli da un meraviglioso uccello cartografo e da Madame Majestic una strega, una speziale, una saggia.

I colpi di scena non mancano, i tradimenti e perdoni veri neppure, visitiamo grotte dove si coltivano galassie e cantine con lucertole giganti… i ragazzi nel misurarsi con tutte le disavventure e le prove si conoscono un po’ di più, forgiando un rapporto che inizialmente era forse un po’ formale e che mostra invece la bellezza dell’altro, fino a che l’uno non potrà più fare a meno del dell’altro.

Il timore, la formalità, la rigidità di Ben vengono spazzati via dall’entusiasmo sempre cordiale, sempre domandante, sempre pronto di Nathaniel.

«“Cosa c’è su quei pianeti? Pensi davvero che esistano persone - o quel che è - fuori di qui?” “Ci deve essere qualcuno giusto?” “Chissà se osservano la nostra galassia e si domandano se ci vive qualcuno?” “E se potessimo inviare loro un messaggio? Qualcosa tipo il Voyager Golden Record, ma su un veicolo in grado di raggiungerli finché siamo in vita” “Già…” “Per fargli sapere che non sono soli”»

Questo è il desiderio espresso nel guardare le stelle ed è, nei fatti, il nodo di senso e desiderio che riempie il cuore di questi ragazzi: il desiderio di appartenere a qualcuno, di sapere di non essere soli, di potercela fare.

La metafora delle stelle da seguire è palese e ancor più forse quell’attimo in cui i due amici riescono addirittura a rinchiudere l’intera galassia in una bottiglia. La storia continua tra boschi, navigazioni, incontri ancora più stupefacenti - forse privi di senso ma ugualmente affascinanti - e poi, quando alla fine gli amici assistono alla pesca miracolosa dell’orso, nello sfolgorio magico di quelle lanterne che al confine tra reale e immaginato si trasformano davvero in pesci volanti che tendono con tutte le loro forze all’infinito del cielo, la rotta è segnata.

I ragazzi capiscono di poter fare tutto, di poter tendere a tutto.

«Faticavo a crederci ma lo vedevo anch’io. Facevano sembrare così facile volare nel cielo. come se potessimo unirci a loro, se avessimo voluto»

Ed ecco che è lì che i due ragazzi capiscono che la strada non è finita e che possono contare l’uno sull’altro, inforcare la bici e continuare il viaggio.

«E così proseguimmo. Nella notte. “Ehi. Perché non gli hai detto che stiamo circumnavigando la terra?” “Non volevo che si preoccupasse. Hai degli altri dolcetti al riso soffiato?” “Certo! Un sacco!” Senza mai tornare a casa. Senza mai voltarci indietro».

Accanto a una costruzione narrativa intrigante e piena di anse incantate, intrecciata a dialoghi interessanti, mai scontati, mai retorici, troviamo un’organizzazione immaginifica che si integra benissimo con la realtà dell’adolescenza di oggi e affascina i lettori.

Vi è un’indubbia e eccellente costruzione per immagini che riesce a strutturare, disegnare e immaginare luoghi, persone, personaggi, spazi, mondi in cui perdersi… Un fumetto che nella sua costruzione riesce a mantenere un ritmo incalzante grazie all’alternarsi scorci che si accordano al tempo narrativo, con gabbie incalzanti e momenti di pace e silenzio, dalla lentezza estrema che si aprono come grandi tavole di albi illustrati.

A mio avviso uno dei più bei fumetti uscito quest’anno, per ragazzi dai 10 anni in su.

Era il nostro patto Ryan Andrews - Laura Tenorini (traduttrice) 344 pagine Anno 2021 Prezzo 16,00€ ISBN 9788869667985 Editore Il castoro
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