Ve lo avevo detto che mi aveva incuriosito la storia di Gek Tessaro e dei “suoi” cavalli e che mi ero riproposta di cercare qualche libro per vederli, così ci siamo imbattuti in Io sono un ladro di bestiame felice. E proprio ai cavalli, anche se non solo a quelli, l’autore fa riferimento con il suo titolo, come spiega in coda al testo: «In fondo, che mi importa d’avere un cavallo vero? Posso disegnarlo e dunque posso prendermi tutti i cavalli che voglio. Ecco fin dall’inizio e ancora adesso non sono stato altro che un ladro di bestiame (felice)». Ora, dal momento che io non ho la minima capacità creativo-artistica sono giustificata ad averne voluti un paio in carne ed ossa, ma l’idea di prendersi tutti i cavalli che si vuole ritraendoseli sulla tela è davvero inedita (almeno alle mie orecchie). O meglio credo sia proprio dell’uomo usare i segni per appropriarsi delle cose: abbiamo iniziato a scrivere le lettere dell’alfabeto per questo e io ho tenuto le targhette con i nomi di Alenia e Olimpus (i miei due cavalli) e ho pulito e dipinto un ferro del mio Olimpus per averlo sempre sulla scrivania con me ;), però non avevo mai pensato al potere di un illustratore!Comunque, soprassedendo ai cavalli, il libro poteva essere davvero complesso: ancora Gek Tessaro ne parla alla fine «Deve essere iniziata così: ho provato a raccogliere quel che mi piaceva». Insomma poteva rivelarsi un accozzaglia di cose belle viste e amate dall’autore, ma poco comprensibili al suo pubblico e soprattutto ad un pubblico di bambini, invece l’idea del ladro di bestiame (che tra l’altro ha proprio la faccia dell’autore, ci avete fatto caso?) diventa la possibilità di un filo conduttore e di una trama.

La storia infatti narra proprio di un ladro di bestiame, un cowboy un po’ scapestrato e un po’ canaglia che va a rubare una mandria di cavalli ad un cowboy baffuto davvero tosto e poi scappa. La fuga si snoda tra città, pirati, astronauti, gorilla, cani cagneschi, rinoceronti, elefanti piccolissimi, caverne grottesche insomma i riferimenti e i doppi sensi abbondano eppure la trama, almeno agli occhi di Saverio, è rimasta salda.

«Ma cosa ti piace di questo libro Saverio?» «Mamma, i cavalli! e poi il tizio che mi seguiva è caduto da cavallo, lo ha buttato giù!». «Il tizio che ti seguiva?» «Sì quando ho rubato i cavalli!». Ok: la narrazione che interpella il lettore in seconda persona coinvolge gli ascoltatori, Saverio conferma!

La narrazione è così: brillante, interlocutoria, descrittiva e, a volte, eccentrica, ma Saverio non si è lasciato distrarre e ha seguito al galoppo la sua mandria di cavalli che correva nel Grand Canyon veloce, fino alla fine.

Bellissimi i disegni, li ho amati molto più dei collage che avevo già visto: colorati, materici, con diversi livelli sovrapposti di interventi di mano (linee diverse, scavi etc). In movimento (si sente quasi il rumore degli zoccoli!) o statici, ogni tavola ha soggetti curiosi e che richiamano l’attenzione. I cavalli sono davvero belli, si vede che l’autore li ama: realistici dalla posizione delle orecchie, a quella della coda, si riconosce il peso di ogni parte dell’animale. Appropriata anche la scelta dello sfondo bianco su cui i disegni spiccano in una dimensione senza tempo e quella del font: asciutto ma consistente nel suo nero.

Ho trovato “intonato” anche il formato rettangolare, un po’ album, che incornicia la lunga fuga nel west.

Un libro da sfogliare, da leggere nel lettone di mamma e papà e un libro per ogni amante (felice) dei cavalli: mi è venuta all’improvviso voglia di un quadro di un cavallo, anzi di una mandria.

Io sono un ladro di bestiame felice
80 pagine
Anno: 2013

Prezzo: 15,50 €
ISBN: 9788880336815

Il Castoro editore
Anobii

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