Immergersi ne Il segreto d’Orbae è entrare in un mondo cesellato perfettamente grazie a parole scelte con esattezza. Questa è certamente la prima impressione che si ha leggendo questo romanzo. È scritto in modo suggestivo e coinvolgente ed è capace di condurre il lettore con precisione realistica nei luoghi immaginari descritti nelle pagine. 

Quella di Francois Place è una storia di viaggi e racconta di due destini che si intrecciano: quello di Cornelius Van Horn, un mercante di stoffe, e quello di Ziyara, Grande Ammiraglio della Flotta del Gran Ritorno di Candaa. Due viaggi, che corrispondono alle due diverse parti in cui è suddiviso il romanzo, e che incominciano per ragioni e in modi molto differenti, ma che arrivano a una stessa meta e a una medesima consapevolezza. 

Entrambi i racconti sono in prima persona, proprio come resoconti personali di viaggio, e davanti agli occhi dei lettori si dipana il sorgere minuzioso di un mondo vasto, scorto attraverso gli occhi incantati dei due protagonisti.

Una geografia di luoghi che non rimangono mai generici e non si limitano a corredare il contesto, ma che diventano protagonisti grazie anche ai nomi propri con cui vengono presentati e che li rendono immediatamente unici nell’immaginario del lettore: il Tempio del vecchio addormentato, il Molo delle Cinque Curiosità, i Fiumi di Bruna, la Foresta degli alberi-assassini, il Padiglione dei Diecimila Cieli Cangianti…

La volontà di chiamare i luoghi e gli oggetti per nome è una sintesi perfetta di pensiero che si conforma pian piano, nell’affrontare i viaggi dei due protagonisti di questa storia: i nomi che diamo alle cose nascono dall’esperienza che se ne fa.

«Il Nadir (la grande nave ammiraglia di Ziyara ndr.) conosceva quelle rotte a memoria, sopportava impavido tempeste uragani, solcava strenuamente i flutti con l’ostinazione sagace di un animale dotato d’istinto e di ragione»

Cornelius, all’inizio del suo viaggio – presentato al lettore in medias res – si imbatte in un tessuto incredibile, la tela da nuvola, capace di assumere il colore della luce da cui è circondato e intorno alla cui tessitura è legato uno straordinario mistero.

«“Tela da nuvola. Vedete, le erbe di quella pianura producono dei fiocchi, brillanti e pelosi, simili a quelli del cotone, ma così leggeri che volano via al più piccolo soffio di vento. È allora che bisogna raccoglierli: in pieno volo. Mai quando sono sul loro stelo, ancor meno quando sono caduti per terra. Una volta filata, la fibra di tali fiocchi dà una stoffa sottile, di una leggerezza aerea e che cambia colore alla luce del giorno: rosa all’alba, azzurra a mezzogiorno, grigio perla sotto le nuvole, arancione al tramonto del sole, porpora al crepuscolo, indaco sul fare della notte. E del resto l’origine del nome delle due isole. Non avevate mai udito parlare delle isole Indigo?»

A partire da questo incontro Cornelius incomincia il suo viaggio alla ricerca della tela da nuvola, delle isole e della montagna azzurra che la vedono nascere.

Quello che attraversiamo è un mondo sconosciuto, fatto di fiere capricciose a cui partecipano le Amazzoni, di amicizie nate sul campo, imprese di ricchi mercanti, levrieri che corrono come il vento, montagne inaccessibili, piedi polverosi, sette segrete, imperatori capricciosi. Insieme a Cornelius, presto divenuto per tutti Testa d’oro, entreremo nel paese dei trogloditi, incontreremo le destatrici di pietra di luna, incapperemo in un Pietroso, e poi Cornelius sarà imprigionato, perderà il suo patrimonio, lavorerà come servitore, guiderà una ricca spedizione, imparerà le arti marziali, entrerà nelle segretissime ed esclusive fila delle guardie furtive, diventerà un esperto cartografo… Cornelius è un mercante, ma soprattutto un integerrimo e instancabile ricercatore disposto a tutto pur di raggiungere la meta.

«Vengo da un paese di sabbia e di nebbie, un paese di riflessi che vibrano sotto grandi cieli cangianti. Non immaginavo che ci si potesse inerpicare su per sentieri a strapiombo su abissi vertiginosi, all’ombra fantastica di cime superbe. Eppure ero lì, a penare e a maledire me stesso»

Ciò che ci regala il suo racconto è il fascino del diario di viaggio di un esploratore curioso, incantato, costantemente attento a tutto ciò che gli accade attorno e, cosa più interessante di tutte, capace di restituirlo in pagine fitte di suggestioni e immagini. 

Ad un certo punto, sulla strada verso la montagna azzurra il destino di Cornelius si intreccerà a quello di Ziyara. 

«Ma io vedevo solo lei. La cascata dei suoi capelli neri, gli zigomi alti sotto i grandi occhi verdi a mandorla, il suo modo di inclinare il capo, il suo collo sodo e delicato cui era appeso quel talismano che invidiavo. Le ferite si erano rimarginate, ma faceva più fatica a rimettersi da quella malinconia che non le si addiceva»

I loro destini si legano immediatamente in modo intenso e riescono a vicenda a rispettare anche quel desiderio imperioso di scoperta che anima Cornelius e che non lo abbandonerà neppure accanto a Ziyara.

Ziyara e Cornelius sono molto diversi: lei non riesce a rimanere troppo lontana «dall’instabilità perpetua della distesa marina sotto i cieli mutevoli», mentre Cornelius scalpita desideroso di conoscere ogni terra, ogni luogo, ogni anfratto, ogni vulcano, ogni cascata, ogni isola. Ma li accomuna la familiarità con questo richiamo:

«Il grande desiderio di nuovi orizzonti agisce su certe persone, non come un vento che soffia, ma come un richiamo che le ispira, le attira più che spingerle, e tale attrazione meravigliosa è mille volte più forte di tutte le ragioni che potrebbero costringerle a rimanere»

Da quando però i due si uniscono c’è un accento che cambia nella narrazione, perché da quel momento ogni luogo visitato insieme, e insieme alla ciurma del Nadir su cui navigano, non è solo un luogo, ma una meraviglia.

L’approdo ad Orbae è inaspettatamente semplice rispetto al mistero da cui è circondata l’isola e che sembrava preannunciare grandi difficoltà e avventure. Si scoprirà però che non è tanto difficile raggiungerla quanto arrivare al cuore del segreto che custodisce, nelle sue isole più interne – le Indigo – isole di terra e prati soggette a mutamenti costanti legati, in modo quasi magico, a un tempo che lì sembra perdere il suo scorrere naturale.

Cornelius lascerà Ziyara per addentrarsi alla ricerca delle isole Indigo e della montagna azzurra, mentre la sua amata resterà ad aspettarlo. Quello che Cornelius scoprirà perdendosi e rischiando seriamente di non tornare è che ci sono luoghi e segreti che vanno rispettati, ma anche luoghi che ti attendono e sanno essere sempre nuovi. Questo ultimo viaggio di Cornelius è un ritorno, reso possibile da un’àncora, Ziyara, perché anche il confine della morte ha un altro peso se si ama qualcuno da cui si può tornare.

«Ma all’improvviso la vidi. […] Mormorai il suo nome, sommessamente, solo per lei, solo per me, quel nome che è insieme il mio inizio e la mia fine: Ziyara» 

Quello che si apre immediatamente dopo queste parole è il viaggio di Ziyara, una storia molto diversa, quella di una bambina nata sui monti e destinata dagli spiriti a diventare una grande navigatrice. 

«Ero fatta, inspiegabilmente, per quella paziente iniziazione»

Nel paese da cui proviene Ziyara gli anni si ricordano e si contano tramite i Pani dei Vecchi che, anno dopo anno, vengono impastati con le spezie che la Flotta del Gran Ritorno porta a casa: «nel calendario di Candaa ci sono l’anno dell’anice azzurro, l’anno dello zenzero folle, l’anno delle tre belle addormentate…», perché «Ogni pezzo di pan pepato aveva il proprio colore, la propria grana, la propria impronta particolare».

La storia di Ziyara illumina il viaggio di Cornelius anche perché si tratta di un viaggio molto diverso:

«Come ho ben capito viaggio dopo viaggio, ciò che i nostri vascelli riportavano nei loro scafi spossati dalle lunghe corse, non erano quei moggi di merci fragranti, per quanto fossero preziose… Ciò che andavano a cercare oltre l’orizzonte erano storie e racconti, pezzi di paesi, l’inaccessibile e sempre misterioso profumo di altri luoghi»

È come se questa esploratrice avesse compreso fino in fondo, nel suo girovagare per i mari, la natura del viaggio, anticipando quello che Cornelius capirà solo alla fine.

Dall’incrocio delle storie si ripercorre il filo narrativo ascoltato tramite le parole di Cornelius e vissuto, in questo caso, dagli occhi di questa donna straordinaria.

«No, non avevo previsto nulla. Eppure è stata quella sera che ho assaporato di nuovo la vita»

Quando Cornelius si allontanerà per inseguire la montagna azzurra Ziyara rimarrà ad attenderlo fedele come Penelope, incrollabile nella sua speranza e nel suo essere àncora per il loro amore. Il suo racconto travalicherà il loro riunirsi e ci racconterà anche della vita così piena di sapore che dopo un’avventura del genere non poteva che essere loro.

L’importanza che questo viaggio dà alla geografia e al suo ritrarla rivela una grande verità: l’uomo vive per accumulare mappe e racconti del mondo, ma quelli più preziosi, quelli di valore inestimabile, sono gli itinerari personali.

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Il segreto d'Orbae François Place - Fabrizio Ascari (traduttore) 450 pagine Anno 2023 Prezzo 18,00€ ISBN 9788867220120 Editore L'ippocampo
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