Tutte le volte che mi trovo a recensire un libro pop-up mi sento obbligata a premettere che non è una tipologia di libri che amo e - come sto facendo anche oggi -, tuttavia ogni libro che poi approda su Scaffale Basso mi permette di capire una ragione in più del perché di questo disamore, ma anche e soprattutto di mostrarvi la ragione per cui ci sono invece eccezioni di cui è necessario parlare.

Il pop-up Io so perché di Anne-Florence Lemasson e Dominique Ehrhard mi ha ad esempio fatto riflettere sul bisogno della costruzione cartotecnica: l’illustrazione non è sufficiente?

In generale, credo, che a questa domanda si possa rispondere tranquillamente che l’illustrazione non solo è sufficiente, ma ha delle potenzialità che i vincoli realizzativi dei pop-up non hanno. La sintesi è una necessità, quando si deve costruire uno spazio tridimensionale che funzioni e si muova entro i limiti della pagina, le metafora non è una strada percorribile così come la prospettiva… In generale dunque reputo che i pop-up accondiscendano ad un bisogno di spettacolarizzazione che soddisfa chi, in fondo, non sta cercando di ascoltare una storia. Invece nell’esempio di oggi la costruzione cartotecnica favorisce un interessante dinamica, quella di regalare uno sguardo ai dettagli marginali. 

«Quest’anno la neve è caduta in anticipo». La voce di un narratore (supponiamo bambino) ci accompagna per mano alla sua finestra: tra i lievi fiocchi che cadono assistiamo all’incrociarsi di alcune semplici storie lì, nel suo giardino, che il bambino ci indica con interesse e meraviglia.

«L’inverno ha colto tutti di sorpresa. Anche lo scoiattolo non se l’aspettava… guarda gli è sfuggita una nocciola. Il topolino l’avrebbe sgranocchiata volentieri, ma ha talmente freddo che preferisce rifugiarsi al calduccio».

Il cadere silenzioso della nocciola, lascia lo spazio a storie e protagonisti diversi che incrociano le loro impronte sul candido manto nevoso del giardino: la cinciallegra, i corvi, Mistigri il gatto… Gli ingressi scenografici - appunto - delle figure che escono letteralmente dalle pagine quasi ci distolgono dal silenzioso lavorìo che poi ad un certo punto… «Dalla finestra, lo vedo. Ha spinto da sotto, in mezzo al giardino. È un nocciolo, naturalmente. E io so perché».

La rivendicazione infantile finale strappa un sorriso, ma soprattutto fa venire voglia di rileggere e riguardare il libro, come a dire: non ho guardato davvero quel che accadeva, andiamo a rivedere.

La dinamica narrativa è dunque molto interessante: mostra gli intrecci di diverse storie e ribadisce il valore di quelle silenziose e giudicate trascurabili, la storia di un seme, in questo caso, che custodito e nascosto non ha smesso di crescere. In questo senso la spettacolarizzazione cartotecnica funziona, perché attribuisce una gerarchia agli elementi testuali, per poi infrangerli con il finale a sorpresa. Non è poi da sottovalutare la scelta dell’autrice francese che dà valore agli accadimenti quotidiani e alla meraviglia dell’osservazione di ciò che accade, semplicemente dalla finestra.

Lo stile di Dominique Ehrhard, molto congeniale al gioco, è geometrico e poco pittorico: non ci sono particolari originali degni di nota (il computer la fa da padrone), ma la costruzione cartotecnica è accurata e piacevole, con dettagli tattili che favoriscono un approccio attivo anche dei bambini più piccoli (il mio Hutai ha infilato uno “WOW” via l’altro; in generale direi dai 3 anni).

Una piccola storia quotidiana, che merita la sua struttura pop-up, un invito ad aspettare che i dettagli marginali abbiamo il tempo di mostrarsi in tutta la loro forza e bellezza. Nel frattempo potete sempre immaginare e raccontarvi la storia di chi zampetta come protagonista sulla neve, là fuori nel vostro giardino.

Io so perché
Anne-Florence Lemasson - Dominique Ehrhard

16 pagine
Anno: 2018

Prezzo: 19,90 €
ISBN: 9788882225278

Fatatrac editore

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