Tra le righe essenziali della storia di Heinz Janisch e le tavole “nere e bianche” e “bianche e nere” di Aljosha Blau ho percepito con intensità violenta il gusto di un mediterraneo che, sebbene io sia figlia di un napoletano, ho assaggiato e percepito soprattutto attraverso il filtro della letteratura. Avete in mente i personaggi di Pirandello o di Carlo Levi? Le afose giornate siciliane, i drappi neri sulle teste delle anziane, avete immaginato quei volti scavati dalle rughe, quei fianchi morbidamente appesantiti da una vita materna e votata all’accudimento? Avete mai immaginato quegli occhi profondi limpidi e sempre accoglienti, quei profumi di soffritto e aglio e caffè che ti svegliano la mattina? Della mia nonna napoletana io ricordo gli occhi blu e le mani sempre in moto e in mia madre ora vedo in parte incarnarsi queste immagini: questo universo ancestrale sembra rieccheggiare o forse realizzare il mondo antico delle fiabe dove le vecchine sono streghe ma anche madri, le formiche separano il grano dalla pula e i drappi possono custodire il cielo.

Ho trovato tutto questo, in modo assolutamente inaspettato, ne El pañuelo de mi abuela.

«Mi abuela tiene un pañuelo negro para la cabeza», la mia nonna ha un drappo nero sulla testa, e una volta catturò il vento. Noi vediamo questa donna e suo nipote per mano: due figure di spalle lievemente trattegiate in nero su un bianco nitido e silenzioso.

Questo telo nero gettato una sera, come una rete da pesca, sul piccolo bambino addormentato, raccoglie come briciole luminose di luce un uovo e poi una gallina, un piccola mucca, un uccellino, della pioggia, una piccola tempesta, un verme, una gigantesca formica e 44 grani di riso. Aljoscha raffigura i personaggi come costellazioni vive che brillano multicolori nel cielo nero del drappo della nonna: un tratto finissimo, a volte tratteggiato, unito a colori che sembrano assortiti così come i riflessi del prisma.

Al sorgere del sole la nonna libera queste stelle intrappolate nella trama del tessuto nel mondo. Il bambino li reincontrerà nella sua giornata: sono le uova insieme alla mucca, che gli sorriderà dal cartone del latte, che lo attendono a colazione, sono una piccola tempesta che si scatenerà dal rubinetto, un uccellino che lo osserverà da un ramo…

Le nonne sono un po’ magiche, sanno regalare i sogni e sanno vegliare senza stanchezza ma con quieta serenità sui loro nipoti, sanno sbattere le paure fuori dalla finestra e regalare loro miracoli quotidiani con una amorevole colazione e un cortile di libertà, anche se in fondo: «la mia nonna, sotto il suo drappo nero, non ha altro che i suoi capelli bianchi bianchi e il suo bel viso con gli occhi buoni e, naturalmente, tutto ciò significa nonna».

Quest’inno alle nonne riesce, a mio parere, a cogliere l’aspetto di amore incondizionato e più posato e libero di una madre che lo è già stata, e che conosce il tempo e le ore, una madre piena di quella saggezza tanto antica quanto le stelle.

L’illustratore tedesco, tramite un gioco finissimo di colori appena tratteggiati, su bianco e nero, racconta con un finezza fuori dal tempo una giornata che potrebbe essere fiaba – e forse lo è. C’è una grande attenzione ai simboli e i tratteggi colorati si spostano di tavola in tavola con significati secondari che lasciano spazio a pensieri e riflessioni.

Devo ammettere che mio figlio Saverio ha riconosciuto solo la trama più superficiale rivivendo alcune esperienze simili, in particolare la libertà dei giorni solitari trascorsi con i nonni, ma gli spunti e i rimandi che si aprono possono essere molto diversi.

Il piccolo formato quadrato lo consegna ai suoi lettori come un piccolo gioiello scuro o come un piccolo pozzo profondo nel suo nero, in fondo al quale però potrete riconoscere gli occhi azzurri e intensi della vostra nonna.

El pañuelo de mi abuela Heinz Janisch - Aljoscha Blau  32 pagine Anno 2009 Prezzo 9,00 € ISBN 9788496646339 Editore Loguez editore
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