L’ape Maja e le sue avventure (1912) è un romanzo fondamentale nella storia della letteratura per l’infanzia tedesca a firma di Waldemar Bonsels, poeta, scrittore ed editore di successo che con Maja si cimenta, per la prima volta, in un romanzo rivolto ai ragazzi. La storia di questo romanzo è particolare: uscito quasi in sordina divenne, durante la Prima Guerra Mondiale, un bestseller. L’anime uscito poi negli anni ’70 resero Maja un fenomeno globale, lasciando però indietro la storia originale e il nome del suo autore.
L’ape Maja è un romanzo di formazione ed è una storia di animali (Tiergeschichten) che, come spesso accade, utilizza il simbolismo per affrontare temi politici e sociali: così è accaduto ne La fattoria degli animali di Orwell, ma anche ne La collina dei conigli di Adams e nei Libri della giungla di Kipling. La peculiarità di questo romanzo, però, sta nel suo essere specchio della ricerca romantica e filosofica del suo autore.
Bonsels, dandy, viaggiatore e poeta, come molti della sua generazione, auspicava un cambiamento radicale che potesse dissipare lo spesso opprimente pensiero protestante ridotto ad un’ottica di parsimonia e rifiuto del piacere, riaprendo un’orizzonte di piacere, di novità, di bellezza.
Non è un caso che, proprio in quel periodo, nacque uno dei pensatori più critici nei confronti delle religioni, Friedrich Nietzsche, del cui pensiero questo romanzo è profondamente impregnato.
Bonsels è poi ricordato come fervido sostenitore del bisogno di una guerra e, in parte, anche per le sue posizioni antisemite: tutto questo va letto e contestualizzato nello stesso radicale bisogno di rinnovamento che, spesso nelle giovani generazioni del tempo, non si concretizzava una proposta compiuta se non legata ad un ribaltamento dell’ordine esistente.
Il romanzo di Maja è, dunque, frutto di tutto questo e, pur nei limiti della sua storia, rimane un testo fondamentale per comprendere la letteratura tedesca, la letteratura per ragazzi e tanti dei personaggi che ancora oggi popolano il nostro immaginario.
Maja è un’ape fuori dalla righe e, già dalla sua nascita, tutti nell’alveare, comprendono che sia una creatura assai diversa dalle altre. È caratterizzata immediatamente per il suo essere controcorrente: non accetterà di starsene tranquilla, di piegarsi al volere comunitario dell’alveare, ma lotterà da subito per la sua autodeterminazione. Maja si allontanerà immediatamente dall’ape guida che la sta accompagnando nella prima missione di esplorazione e di raccolta del nettare per andare alla scoperta del mondo.
«“Oh, è mille volte più bello fuori, nel gran mondo” gridò, “che nella buia città delle api. Non tornerò mai più lì, a trasportare miele o a produrre la cera. Oh no, non lo farò mai più. Voglio vedere e conoscere il mondo fiorito. Non sono come le altre api, il mio cuore è fatto per la gioia e per le sorprese, per le esperienze e per le avventure. Non voglio temere il pericolo. Non ho forza, coraggio e un pungiglione?”»
Il romanzo si apre dunque sotto gli auspici di un inno alla libertà, tuttavia il finale di questo romanzo sarà lontano dalle aspettative. Da qui in avanti, Maja incontrerà, capitolo per capitolo, numerosi personaggi del prato e del bosco che attraverso vicende esilaranti, gustose e divertenti la introdurranno a un insegnamento cruciale per l’esistenza. Ciò che Maya accumulerà, capitolo dopo capitolo, è ciò che viene definito “esperienza” e sarà proprio questo il bagaglio che Maja porterà con sé, quando ritornerà all’alveare, legittimando tutto ciò che all’inizio del romanzo aveva accusato di conservatorismo. Le esperienze di Maja si configurano come la pretesa di potersi godere la vita, prima di dover accettare e sottostare alle regole di una società che in fondo non può essere diversa da quella che. Pur nella godibilità assoluta dei capitoli che seguono, la parabola narrativa del romanzo è conservativa e non si assiste ad alcuna crescita o cambiamento della protagonista.
Bonsels ha una scrittura suggestiva e ironica, è capace di destare in poche righe l’impressione intensa della vita e il lavorìo delle creature del prato, riesce a gestire con maestria i colpi di scena, le battute e i dialoghi, costruisce personaggi memorabili e spiritosi e nello stesso tempo si concede la calma di dilatare il tempo e di regalare ai lettori gli istanti di un mondo piccolo e nascosto come quello degli insetti.
«Volò con calma verso la luce rossa che sembrava chiamarla e, quando vi si avvicinò, fu pervasa da una fragranza così dolce che rimase quasi stordita e raggiunse il grande fiore rosso con difficoltà. Si posò sul petalo più esterno e ricurvo e vi si aggrappo saldamente. Con quel leggero movimento del petalo, le rotolo incontro una scintillante sfera argentea, trasparente e iridescente di tutti i colori dell'arcobaleno, grande quasi quanto lei. Maja era terribilmente spaventata, anche se lo splendore di quella fredda palla d'argento la incantava. La sfera trasparente rotolò oltre il bordo della foglia, saltò nella luce del sole e cadde sull’erba. Maja emise un flebile grido di spavento quando vide che la bella sfera si era frantumata in tante piccole perle. Ma ora luccicava sull'erba fresca e vivace, scorrendo lungo gli steli in goccioline tremolanti e scintillando come diamanti che brillano alla luce di una Lampada. Maja aveva capito che si trattava solo di una grossa goccia d'acqua, che si era formata nel calice del fiore»
«Accanto a lei c’era un ronzio, e una mosca si posò sulla sua foglia. Camminò per un po’ sulla venatura verde, sempre a piccoli scatti, tanto che non si vedevano i movimenti delle zampe e si poteva quasi credere che scivolasse rapidamente e nervosamente avanti e indietro. Poi volò da una parte all'altra della grande foglia palmata, ma in modo così rapido e inaspettato che chiunque avrebbe pensato che avesse saltato invece di volare. Ma era solo un'impressione. Era evidentemente interessata a scoprire su quale parte della foglia si trovasse più a suo agio. Di tanto in tanto si alzava improvvisamente in volo per un brevissimo tratto, ronzando addirittura appassionatamente, come se fosse successo qualcosa d’inaudito, come se stesse muovendo il più grande oggetto del mondo, ma poi si acquetava di nuovo e riprendeva le sue corsette saltellanti come se non fosse successo nulla. Poi rimaneva di nuovo ferma come se si fosse improvvisamente pietrificata»
Ci sono scene esilaranti ed eccentriche che sconfinano facilmente nel cupo della violenza e della morte, che fanno parte della realtà naturale e che sono narrate nel loro fisiologico accadere, ma che riecheggiano uno sguardo e un timbro molto tedesco:
«“Lasci andare subito quel moscone, chiunque lei sia. Non ha il minimo diritto d'inter-ferire nella vita degli altri come più le piace.” La libellula liberò il moscone, ma lo trattenne con le zampe e voltò la testa verso Maja. La giovane ape era molto spaventata dagli occhi grandi e severi della libellula e dalle sue fauci minacciose, ma lo scintillio delle sue ali e del suo corpo la incantava. Brillavano come l'acqua, il vetro e le pietre preziose. Solo le enormi dimensioni di quella creatura la spaventavano, non ritrovò il suo coraggio e cominciò a tremare violentemente. Ma la libellula le disse molto gentilmente: “Piccola, che le succede?” “Lo lasci andare» gridò Maja, con le Lacrime agli occhi, «si chiama Gian Cristoforo… […] è un signore così gentile e educato e, per quanto ne so, non le ha fatto alcun male. La libellula guardò pensierosa Gian Cristoforo: “Sì, è davvero simpatico” rispose teneramente e, con un morso, gli staccò la testa. Maja pensò che sarebbe svenuta, tanto era scossa da quella situazione. Non riuscì ad aprire bocca per molto tempo e dovette ascoltare con orrore i rumori e gli scricchiolii mentre il corpo blu acciaio di Gian Cristoforo veniva smembrato sopra di lei”»
Il viaggio di Maja andrà mostrando un lato della protagonista che la definirà come classista e in fondo estremamente conservatrice: Maja spesso ribadirà di essere superiore agli altri insetti che incontrerà e mostrerà sempre la consapevolezza di appartenere a una comunità eletta, che è quella delle api, che hanno un’organizzazione sociale complessa e raffinata.
È un’eco significativa di questa involuzione di Maja il fatto che il romanzo si apra con una rivoluzione interna all’alveare - che vede la partenza di un gruppo di api e la fondazione di un altro alveare - e si chiuda con un’altra guerra contro i nemici «senza patria e senza fede» interpretati dai calabroni, che vengono sconfitti dalla capacità di coordinamento e di abnegazione che le api hanno nel riconoscimento del bene comune e dell’identità comunitaria del loro alveare.
Si potrebbe pensare che il viaggio di Maja sia un ritorno a casa, carico di nuove consapevolezze, tuttavia la conquista di Maja è ambivalente: essa rimane sola, non intesse alcun rapporto con i personaggi che incontra e, in fondo, dopo aver placato il suo desiderio di bellezza, sembra sopirlo.
Ambivalente è anche la presenza dell’uomo che da una parte è presentato dalle api come opera perfetta che provvede e tutela la loro esistenza, ma che dagli altri insetti è tratteggiato come violento e ottuso.
Il romanzo non può essere che definito un “classico” e credo sia molto interessante conoscerlo, per avere contezza dei passi che la letteratura ha fatto nel tempo. Sicuramente, però, più di altri, sente il peso e la parzialità di essere un romanzo di un periodo storico preciso.
«C’erano anche dei momenti in cui desiderava un’attività ordinata, un’occupazione utile e la compagnia dei suoi simili. Tuttavia possedeva una natura inquieta, la piccola Maja, e difficilmente si sarebbe sentita a suo agio in compagnia delle api per tutto il tempo. Succede a tutti gli animali, proprio come alle perso-ne, che i caratteri individuali non si adattino alle abitudini di tutti e bisogna stare attenti ed esaminarli seriamente prima di condannare una creatura del genere. Infatti, non si tratta sempre e solo di fiacchezza oppure ostinazione, ma spesso dietro quell'impulso si cela un profondo desiderio di qualcosa di più alto o migliore di quello che la vita quotidiana può offrire, e spesso i giovani fuggiaschi sono diventati uomini colti e intelligenti o donne comprensive e gentili. E la piccola Maja aveva fondamentalmente un cuore puro e sensibile e il suo atteggiamento verso il bellissimo mondo in cui si era risvegliata alla vita era caratterizzato da una sincera sete di conoscenza e da una grande gioia per le magnificenze del creato»