Jane negli abissi è un graphic novel di Vera Brosgol, autrice, illustratrice e fumettista russa naturalizzata statunitense, che intreccia sapientemente l’andamento fiabesco ad una narrazione romanzata contemporanea.
Il fumetto mette accanto due storie al femminile che si intrecceranno in una mondo sotterraneo simbolico e suggestivo. A guardarsi negli occhi sono due ragazze: una sirena dai tratti perfetti ma inquietanti e una ragazzina ottocentesca ritenuta bruttina e sovrappeso. A unirle c’è una riflessione intensa sulla bellezza esteriore e sul desiderio di essere amati.
«La bellezza salverà il mondo» diceva Fëdor Dostoevskij, il mago Howl, nel film di animazione di Miyazaki, chiosa: «Ormai è finita... a che serve vivere se non si è belli?». È proprio così? E cosa definisce “bello”?
Apre la storia una meravigliosa e sinuosa sirena che si ammira soddisfatta allo specchio, salvo trasecolare quando si rende conto della presenza di una appena visibile ruga d’espressione accanto all’occhio.
Cambiando registro, palette cromatica e contesto, la storia catapulta il lettore, nelle pagine successive, in una sontuosa magione pseudo-vittoriana, accanto ad un’altra ragazza, la signorina Jane Brown: capelli corti, vestito nero, rotondetta. Jane, in seguito alla perdita improvvisa e drammatica dei suoi genitori, si trova nella spiacevole situazione di essere sbattuta fuori dalla sua stessa ricca casa, a meno di trovare al più presto un marito da sposare. Il canovaccio è quello dei grandi romanzi di formazione ottocentesca: al centro abbiamo un’orfana, dell’età giusta per potersi misurare con il mondo, ma l’innesco narrativo ha qualcosa che indirizza questo percorso in una direzione ben precisa, poiché la nostra protagonista è animata da un disagio che fa parte della sensibilità moderna, ovvero la sensazione amara di vedersi brutta, grassa e inaccettabile.
Tuttavia Jane non ha nulla da perdere e decide di provare il tutto e per tutto, rivolgendo la sua proposta di matrimonio al bellissimo ragazzo biondo di cui è innamorata, Peter.
Jane mostra un coraggio ammirevole, dichiarandosi a Peter, il quale, se da una parte vede in quella brutta ragazzina l’occasione per sfuggire ad una vita detestabile, dall’altra non può sopprimere il desiderio di essere amato, che rivela tuttavia superficialmente, nel farsi forte della propria bellezza.
«“Cosa potrei fare, invece?” “Oh, qualunque cosa. Puoi anche stare tutto il giorno a pettinarti, se vuoi.” “Come, scusa? […] So fare anche altre cose! So fare un sacco di altre cose. Non sono uno stupido sai?” “Non l’ho mai detto” “Tu pensi di essere migliore di me! Solo perché io non sono stato così fortunato da nascere un una famiglia come la tua. Be’ eri fortunata. Ma nessun altro ha voluto sposarti non è così?”»
La sceneggiatura della Brosgol è cruda, ma anche molto realistica. Lo scambio ferente tra i due mette a nudo due posizioni, ugualmente immature, e un desiderio comune: qualcuno che ti ami come sei veramente. Il nodo sembra dunque essere questo: essere belli (o essere ricchi) assicura di poter essere amati?
L’incomprensione intorno a questo punto trascina Peter e Jane in turbinìo oscuro, simbolico e reale. Il giovane infatti viene ammaliato dalla giovane e bellissima sirena dell’incipit e viene trascinato, sotto gli occhi di una attonita e spaventata Jane, nel buio profondo del mare.
Nessuno crede all’allarme di Jane, tranne una vecchia inquietante che acconsente ad aiutarla, preparandole una pozione che la renderà capace di respirare sott’acqua, con il vincolo di riemergere con l’amato entro tre giorni.
Anche Jane, dunque, si tuffa, negli abissi, dove Peter ha accettato di sposare la meravigliosa sirena che tanto le sembra simile a sé per bellezza e grazia.
Peter è coccolato e rimpinzato di cibo e, sebbene non gli manchino le occasioni per rimanere atterrito e spaventato a morte, la figura longilinea e gli occhioni sfavillanti della bionda sirena sembrano mettere tutto a tacere. Peter pare non accorgersi della trappola che si sta stringendo intorno a lui.
Jane, invece, approdata sul fondo del mare, viene prima resa prigioniera dallo spirito Vodnik - spirito della mitologia slava speculare alle sirene - ma riesce poi a utilizzare il suo ingegno e la sua tenacia per sfuggire alle grinfie del suo capriccioso carceriere, anche grazie all’aiuto di una foca impertinente ma molto pragmatica che si rivelerà essere un selkie.
Le avventure abissali creano tra Jane e il selkie un forte legame, perché da veri compagni sono portati a salvarsi a vicenda, nonostante ciò, però, Jane rimane fedele al desiderio di salvare Peter, di cui crede di essere ancora innamorata.
È commovente e significativo che la dichiarazione di amicizia o d’amore che il selkie fa a Jane abbia queste parole:
«Io ti vedo»
Da un’altra parte dell’oceano, Peter ormai si è reso conto del guaio in cui si è cacciato e si prepara ad affrontare l’ultima notte prima di diventare lo sposo di Lorelei e poi il suo pranzo, assicurazione per le sirene di riottenere la propria bellezza e la propria giovinezza.
Inaspettatamente il selkie, ammaliato dall’intraprendenza di Jane e innamorato, decide di aiutarla a salvare il giovane Peter. Si crea un triangolo amoroso tipico delle narrazioni romantiche, che risulta però rivelatore: da una parte abbiamo Peter che, forse rinsavito in seguito all’inganno subito dalla sirena, si aggrappa alla promessa di Jane sposarlo, dall’altra il selkie non ha nessuna intenzione di rinunciare a lei e Jane? Jane, trascinata in un faccia a faccia con la bellissima Lorelai, ma protetta dalla pelle di foca del suo amico selkie, intuirà finalmente una grande verità:
«“Vedo…un ragazza che…Ha cominciato a convincersi che l’aspetto non ha importanza…” “Ma non è così, no?” “Ha importanza, perché tutti sono d’accordo che abbia importanza. È l’elemento che decide se gli altri ti guardano… Se ti amano. Vedo una ragazza invisibile. No. Non invisibile. A volte incontri delle persone che riescono a vederti dentro, vedere chi sei davvero, anche se cerchi di nasconderlo. Vedo una ragazza disperata. Vedo una ragazza che ha talmente paura della bruttezza che ha dentro di sé… Che farebbe qualsiasi cosa pur di tenerla nascosta. Anche se così fa male agli altri, anche se li uccide.»
Il ribaltamento di consapevolezza, dà lo slancio all’ultimo scontro mozzafiato, ricco di colpi di scena e ricongiungimenti, e conduce ad un lieto fine inaspettato, dove la felicità e l’essere amati vincono su ogni riflessione legata all’aspetto.
Oltre ad una trama ben costruita e ad un ordito ricco di citazioni pertinenti e coerenti, in cui gli elementi del folklore si intrecciano a suggestioni contemporanee, la Brosgol è bravissima nel costruire dialoghi e sequenze.
Vignette disposte in ritmi serrati si alternano a scorci e a pagine ampie, sequenze orrizzontali spezzano il tempo percepito con effetti cinematografici.
I dialoghi sono verosimili e creano una sceneggiatura convincente e coinvolgente. Il riferimento agli archetipi dei mutaforma ribadisce ulteriormente l’esplorazione del terreno di frontiera dell’adolescenza, con tutte le sue implicazioni psicologiche ed esistenziali.
Un graphic novel estremamente interessante che sfonda la superficialità della contrapposizione (belli vs brutti) per cercare di indagare una verità scomoda e un grande umano desiderio. Una storia perfetta per gli adolescenti.