L’ultimo volume arrivato in casa Cocai books è dedicato al paesaggio: Noi viviamo qui. Che cos’è il paesaggio? La piccola casa editrice non si smentisce, offrendoci un volume con al centro un argomento molto specifico, affrontato però con uno sguardo che dal particolare si allarga per essere esaustivo e multidisciplinare.
Il concetto è complesso, soprattutto perché Valentina Gottardi non vuole confondere il termine paesaggio con quello di ambiente e, quindi, cerca di analizzare l’impatto antropico sul mondo naturale senza cedere alla colpevolizzazione, ma sottolineando la necessità di un riflessione interrelazionale tra creature e spazio.
L’albo si apre cercando di esemplificare il concetto attraverso l’esperienza:
«Affacciamoci dalla finestra… Prendiamo una bicicletta e raggiungiamo un posto che amiamo… Facciamo una scampagnata fuori città… Che significato hanno per noi questi luoghi? Cosa vediamo intorno a noi? Cosa percepiamo con tutti i nostri sensi? Quali attività possiamo fare? Quali persone incontriamo e che tipo di relazioni abbiamo con loro? Tutto questo possiamo chiamarlo paesaggio»
L’osservazione è interessante, perché qualche pagina dopo il libro ci ricorderà che il paesaggio non è solo una cartolina, qualcosa di distante esterno o slegato dal soggetto che guarda, tutt’altro!
L’impatto antropico è raccontato nella sua origine come personalizzazione positiva e lecita dello spazio: l’uomo crea passaggi, strade, sentieri, case… la sua influenza è il modo che ha trovato per adattare lo spazio alla vita.
L’albo illustrato stupisce perché, ancora una volta, integra diversi punti di vista e diverse discipline che concorrono a definire l’esperienza di questo rapporto.
Si parla di capitozzatura degli alberi e di specie arboree più adattabili al contesto urbano.
La riflessione architettonica interviene attraverso la provocazione del blandscape, concetto che parla di omologazione degli spazi, in nome di un ordine, che risulta, però, inospitale per i viventi.
Interessante la riflessione che riguarda «gli angoli, i margini e gli interstizi», luoghi franchi e marginali che sfuggono al controllo umano e che creano dei microecosistemi preziosi per le piante, gli insetti e altri tipi di animali che possono così vivere a stretto contatto con gli uomini.
Anche il grande capitolo dedicato alla correlazione tra umani ed animali non trascende mai il tono dell’invito alla collaborazione. Nel raccontare del fratino, un piccolo uccello la cui riproduzione è drammaticamente minacciata dal turismo non diventa una condanna dell’azione umana, quanto un invito a considerare la coesistenza come necessaria, perché l’equilibrio nell’ambiente permette al paesaggio di rimanere vivibile per tutti.
Il finale è un richiamo alla responsabilità personale e alla creatività: l’illustrazione si trasforma anche visivamente, sovrapponendo al tratto più descrittivo e realistico un secondo codice illustrato, gioioso e naïf, come a suggerire una riscrittura personalizzata del paesaggio.
Nuovamente il team Cocai offre uno spunto di riflessione molto concreto e cruciale.