L’autore svedese Ulf Stark, protagonista di moltissime recensioni su Scaffale Basso, ha un talento unico nel descrivere le amicizie tra ragazzi, ma anche l’instaurarsi di legami imprevedibili e profondissimi tra le diverse generazioni.
Non fanno eccezione i due romanzi che concludono l’ideale trilogia dedicata a Percy: Le scarpe magiche di Percy, Il mio amico Percy e lo sceicco milionario, Il mio amico Percy e Buffalo Bill.
Protagonista di romanzi che si allontanano un poco dalla fascia d’età preferita di Stark – che spesso rimane con capacità all’interno delle scritture per i 6-10 anni – Percy sconfina nell’adolescenza, approfondendo un nuovo profilo di giovinezza e un mondo nuovo di relazioni.
Il secondo volume (Il mio amico Percy e lo sceicco milionario), finalmente riedito da Iperborea, riprende esattamente da dove avevamo lasciato gli amici Ulf e Percy, raccontandoci di un grande cambiamento che sta per travolgere proprio Percy: il suo papà, a causa della mancanza di lavoro, è costretto a far traslocare la famiglia in un’altra cittadina. Tutto il romanzo racconta l’adorabile impertinenza di Percy e le timide, tenaci trovate dell’amico Ulf, che insieme si rimboccheranno le maniche e concerteranno piani per evitare questa catastrofe. Intrecciata a una quotidianità apparentemente banale, emerge un’amicizia leale e genuina, costruita passo dopo passo grazie a piccoli, grandi gesti.
Ci sono delle pensate che si traducono in svolte narrative sorprendenti, ma che risultano assolutamente verosimili e coerenti con i profili dei personaggi: Ulf, ad esempio, si impegna a studiare l’ipnosi per riuscire a distogliere il padre di Percy dal trasloco! Questo emerge sapientemente dai dialoghi e dall’esplicitazione dei pensieri, che plasmano caratteri tridimensionali e sfaccettati… e che diventano spiritosi in forza di una genuina immedesimazione:
«Ulf guarda il suo bel viso, il piccolo solco tra gli occhi e le labbra che ha già baciato. E pensa che è carina quasi come un cane» [il più grande desiderio di Ulf è di avere un cane… ndr]
«“Non mi resta che cercare di non trovarmi bene” dice “altrimenti non ce la farò mai a sopportare l’idea di andare via di qui”»
La quotidianità, fatta di scuola, primi innamoramenti, bulli… riesce a restituire una trama onesta che non cede alla tragedia né all’enfasi a tutti i costi e che accetta come “normale” qualcosa di davvero sorprendente e miracoloso, che alla fine accadrà e cambierà il destino del nostro Percy.Ancora più travolgente è l’ultimo volume, Il mio amico Percy e Buffalo Bill, che racconta di un’estate trascorsa in vacanza su un’isola, nella casa dei nonni di Ulf, presso la quale Percy si invita in modo un po’ rocambolesco. Questo racconto estivo dell’amicizia tra Ulf e Percy, e del loro rapporto con il vecchio nonno, ricorda molto – sebbene i toni narrativi siano intrinsecamente diversi – Il libro dell’estate di Tove Jansson. Anche in questo romanzo, tra il nonno e i nipoti si instaura un rapporto unico, fatto di complicità e fiducia, ma anche di contrasti e domande.
Con una penna molto sensibile, Stark riesce a restituire le ampie zone d’ombra, di malinconia e anche di dolore che esistono nel mondo interiore dei giovani e degli anziani: la genuinità e l’energia di Percy riescono ad entrare immediatamente in sintonia (anche) con l’apparente scontrosità del nonno, perché spostano il rapporto su un piano di libertà e sincerità, privo di ogni falsa creanza. È la febbre di vita di Percy che è trascinante, lo è per il nonno, per Ulf… per tutti, anche per il cavallo selvaggio dell’isola!
La scrittura di Stark immerge le vicende dei protagonisti in una trama di vicende apparentemente secondarie, ma intesse un universo narrativo solido e coerente: ci sono due storie d’amore, trattate entrambe in modo tutt’altro che scontato; ci sono i giochi estivi, le dinamiche familiari, le amicizie…
Diversamente da molte narrazioni contemporanee, che esplicitano le emozioni affidandole a parole (spesso dialoghi inverosimili!) e a gesti decodificati, nei romanzi di Stark ritroviamo qualcosa di ben più reale e ben più interessante, che scardina gli stereotipi a cui siamo abituati a pensare quando si parla di relazioni.
Certo, è evidente che il mondo descritto gode di una libertà e di una stima dell’infanzia che forse non appartiene più alla contemporaneità: i ragazzi potevano fare da soli, potevano girare, potevano provare, potevano sbagliare, potevano riprovare, in spazi di autonomia che non so se oggi non siano possibili o semplicemente non siano permessi.
Percy è protagonista travolgente, che ogni ragazzo delle medie merita di incontrare: schietto, spontaneo, dalla battuta pronta e dalla trovata geniale, e così ben poco egocentrico da farci scoprire quanto è interessante il mondo intorno.
Fate pace con il fatto che fumerà, si addentrerà nei canneti insieme ai suoi amici per guardare le tette delle nudiste: anche questo è parte del pacchetto “vita molto viva e molto vera”.
Una trilogia per primi adolescenti (10-11 anni), che racconta del realizzarsi di un grande sogno: quello di avere un amico vero e una vita da vivere.